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Articoli in vintage

Vintage - Piatti K Istanbul - Ritmi ottobre 2011

Immagine di copertina Invece di fare un discorso di carattere storico, abbiamo deciso di sottoporre alcuni pregiati piatti K turchi della Zildjian a un test come se si trattasse di un qualsiasi set di piatti fabbricati al giorno d’oggi. Intanto ricordiamo brevemente che i vecchi piatti K erano costruiti dalla Zildjian in Turchia nella sua fabbrica di Istanbul e che la sigla K sta a indicare l’iniziale di Kerope Zildjian, patron della K. Zildjian & Cie dal 1865 al 1909, anno della sua morte. Continua...

Vintage di carta 2: Ludwig

Immagine di copertina Un’occhiata ai libri di riferimento consigliabili a chi volesse approfondire il suo interesse per il vintage batteristico. Dopo aver passato in rassegna alcuni libri ‘generalisti’ sull’argomento (ossia testi che si occupano brevemente di tutti i principali marchi, soprattutto statunitensi), ci occupiamo in quest’articolo delle monografie dedicate a singoli marchi, iniziando dalla Ludwig, The Most Famous Name in Drums. Continua...

Una Rogers venuta dal passato

Immagine di copertina rappa666 scrive: Ciao, sono vostro appassionato lettore da sempre. Vi scrivo perché mi è capitata una cosa magnifica che ha dell'incredibile! Mio padre, andando a ripulire un suo vecchio magazzino, ha trovato una batteria che suonava lui da giovane: una Rogers ancora con le pelli originali. Continua...

Gretsch Progressive Jazz Red Rosewood - Rimti giugno 2011

Immagine di copertina La batteria di cui ci occupiamo è più nota come Jazzette; la sua finitura, in rosso ciliegia, è la più conosciuta e più tipica della storia della Gretsch. La sonorità di questo strumento è assolutamente inconfondibile: i tamburi hanno un volume e degli armonici di qualità incredibile, che comprendono un range di intonazione vastissimo senza che questo influisca sulla concentrazione del suono. Continua...

Slingerland Jet Outfit - Ritmi aprile 2011

Immagine di copertina Ci troviamo al cospetto di un set nato dalle esigenze e anche dalle mode dei batteristi della California, che preferivano sistemare il loro rack tom su un reggirullante, anche perché spesso le meccaniche dei tempi si rivelavano troppo scomode e corte per posizionare adeguatamente un tom su una cassa da 18”. Continua...

Vintage: Zildjian

Di Luca Luciano
La tradizione e la storia più ricca appartengono al marchio Zildjian. Quella della Zildjian è una storia articolata, che affonda le radici nel lontano 1623, quando l’armeno Avedis trova un modo speciale per miscelare otto parti di rame e due parti di latta in una lega di bronzo per la fabbricazione dei piatti. La qualità dei suoi piatti gli valse l’epiteto di Ziliciyan, che in armeno significava appunto famiglia di fabbricanti di piatti. E in effetti anche il padre di Avedis, Kerope I, era fabbricante di piatti. L’influenza occidentale, tendente alla semplificazione della pronuncia, avrebbe trasformato il nome nel più noto Zildjian. Continua...

Vintage vs Nuovo

Di Antonio Di Lorenzo
Devo proprio riconoscerlo. Ogni volta che mi trovo in vicinanza di uno strumento vecchio mi assale una specie di frenesia; non so da cosa dipenda, se dal suono o dall’odore del legno stagionato, o dal look delle finiture madreperlate o cosa altro. Ma se uno strumento vecchio non è nelle mani appropriate sento il bisogno di ‘proteggerlo’ e restituirlo al suo ruolo legittimo di ‘strumento suonante’ a tutti gli effetti. È una malattia che spero sia in via di guarigione, o dovrò trovare un modo per disintossicarmi! Ne vanno delle mie finanze, sempre più in pericolo… Continua...

Vintage: SONOR

Di Luca Luciano
La storia della casa teutonica inizia nel 1857, quando Johannes Link costruì la prima fabbrica di strumenti a percussione e pelli naturali a Weissenfels. Il logo Sonor nacque con la gestione del figlio Otto nel 1914. Il marchio superò la I e la II guerra mondiale e incominciò a crescere negli anni ’50 sotto la guida di Horst Link. Continua...

Vintage giapponese: Tama (II parte)

Di Luca Luciano
Nel ‘78 apparirono i gong drums, ovvero tom con blocchetti progettati per alloggiare pelli di un pollice in più rispetto al diametro dei fusti, e i gong bass drums, casse sospese dotate degli stessi blocchetti nei diametri di 20 e 22 pollici. Nel ’79 furono introdotti i reggitom a sfera, e nell’80 venne estesa la gamma dei rullanti, proponendone in bronzo e palissandro. Furono proposte anche nuove finiture, e il catalogo divenne ricco di combinazioni di tamburi Tama, soprattutto in versione Concert Tom, ossia tom a pelle singola. Continua...

Vintage giapponese: Tama (I parte)

Di Luca Luciano
Il suo ingresso nel mercato, avvenuto negli anni ’70, ha coinciso con una fase di ricerca sullo strumento e di ampliamento delle tecniche di esecuzione; d’altro canto, la maggior propensione all’innovazione dei nipponici ha permesso loro, in un lasso di tempo relativamente breve, dii collocarsi in maniera stabile all’interno delle fasce alte del mercato, facendosi apprezzare da noti professionisti. Continua...

Vintage: valutare l’usato

Di Luca Luciano
In molti chiedono se un set vintage che hanno visto è un buon affare. Dando per scontato che deve essere il più possibile suonabile, ovvero meccaniche e fusti devono garantire un affidabile uso del set almeno nel genere in cui ci si vuole cimentare, è il caso di affidarsi quasi sempre ai nomi che abbiamo trattato nei numeri precedenti, a parte rare eccezioni, e osservare le caratteristiche che possano testimoniare l’appartenenza dello strumento alla fascia professionale almeno della sua epoca (per esempio, il numero di blocchetti sui tamburi, o il materiale dell’hardware). Continua...

Vintage: l’acrilico

Di Luca Luciano
C’è stato un periodo in cui la ricerca di un suono più potente, e magari di un look atipico, ha dato luogo a batterie costruite in plexiglas o fibra di vetro. Oggi voglio parlarvi proprio dei nomi, più o meno famosi, sopravvissuti e non, che si sono cimentati nella produzione di questi tamburi. È passato molto tempo da quando Ginger Baker nel ’61, con fiamma ossidrica e lastre di plexiglas, costruì il primo set in quel materiale. Continua...

Vintage: UFIP (II parte)

Di Biagio Francia
Arriviamo così alla fine degli anni Ottanta, al 1989, quando da un accordo tra la UFIP e Alex Muhlbauer della tedesca Drum Partner prende vita il progetto dei piatti Class, inizialmente concepiti come “selezione di piatti artigianali italiani per il mercato tedesco”. Nel 1990, considerato il successo riscosso, questi piatti vengono inseriti nel catalogo ufficiale della UFIP diventandone la serie top. In questo stesso periodo l’UFIP procede ad una riorganizzazione delle linee di piatti offerte: la serie Solid Ride viene rinominata Solid e due anni più tardi verrà tolta dal catalogo, inglobando alcuni modelli nelle nuove linee esistenti; parte il concetto innovativo dei piatti Experience Series, una linea che raggruppa gli strumenti frutto della sperimentazione e della ricerca, prototipi che in seguito possono diventare delle linee a sé stanti. Continua...

Vintage: UFIP (I parte)

Di Biagio Francia
La storia dei piatti musicali italiani per batteria, fin dai primi passi, è stata legata a doppio filo con le sorti e le vicende della fabbrica pistoiese della UFIP (Unione Fabbricanti Italiani Piatti). L’intera produzione della UFIP si è sempre contraddistinta per la centralità del lavoro manuale. Luigi Tronci, presidente della UFIP, ama dire che “noi abbiamo a nostra disposizione due macchine, la nostra mano destra e la nostra mano sinistra”, e ancora che “il lavoro artigianale nobilita il suono del piatto, l’industrializzazione e l’uso intensivo di macchinari per produrre i piatti creano solo un appiattimento verso il basso della qualità del suono ed una pressoché completa omogeneizzazione dell’offerta”. Continua...

Vintage: Paiste

Di Luca Luciano
La storia della Paiste affonda le sue radici nell’impero zarista: in Estonia alla fine dell’800, Michael Paiste, nonno di Toomas e Robert Paiste, mise su un negozio di strumenti musicali. Prima del 1910 decise di trasferire il negozio a San Pietroburgo; la ditta si occupava anche di riparazione di strumenti musicali, e probabilmente iniziò in quel periodo la produzione di pochissimi piatti. Continua...

A Vintage Time Line (II parte)

Di Luca Luciano
Prosegue in questo articolo la vintage drum time che avevamo lasciato nel precedente appuntamento agli anni '30. Continua...

A Vintage Time Line (I parte)

Di Luca Luciano
Dopo aver trattato tanti nomi, crediamo sia utile, allo scopo di avere un quadro generale degli avvenimenti nella storia delle case costruttrici di batterie, una vintage drum time line della produzione americana. Un po’ come la linea del tempo che trovavate sui sussidiari della scuola. Lo sguardo parte dalla fine del 1800 e riguarda solo le case USA., perché è dagli States che sono partite le maggiori innovazioni, ed è la storia di quel paese ad essere più ricca in questo campo. Continua...