
Parte uno spazio dedicato al metal con un nuovo giovane e agguerritissimo collaboratore, Simone Morettin batterista degli Elvenking. In questa lezione affrontiamo un aspetto veramente moderno del batterismo metal più estremo: i Breakdown.
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In questo articolo, e nel video allegato, si spiegherà come eseguire con spontaneità e naturalezza una serie di colpi dati in sequenza (avanti indietro-avanti indietro) sia sul pedale singolo che sul doppio, con l’imperativo di alleggerire il peso scaricato sui pedali, cosi da ridurre l’attrito su di essi e quindi riuscire a scivolare avanti indietro in modo più fluido.
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Per capire in cosa possa consistere in concreto il lavoro del percussionista in un’orchestra televisiva analizziamo il lavoro svolto dal sottoscritto su una composizione del M° Antonio Palazzo (collaboratore di Ron, Riccardo Cocciante, Massimo Ranieri, Gianni Morandi e molti altri, arrangiatore e direttore d’orchestra di programmi televisivi RAI, come il Premio Barocco, il Premio Regia Televisiva, ecc.).
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In quest’articolo e nei due video collegati si parlerà di come studiare e come impiegare le cosiddette linear phrases, un sistema la cui codifica risale alla pubblicazione del libro Time Functioning Pattern di Gary Chaffee (1980). Come scritto nel paragrafo introduttivo all’argomento nel libro citato, la locuzione frasi lineari fa riferimento all’idea di sviluppare frasi musicali attraverso l’uso di singole note. In altre parole, tutte le note sono suonate individualmente, senza unisono. Per convenzione la mano destra ha il compito di iniziare una frase lineare e la cassa ha il compito di concludere il senso di tale frase.
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In questo articolo, collegato alla rubrica Signature Drumming pubblicata sul numero di Ritmi in edicola a gennaio, continuiamo ad analizzare lo stile di Vinnie Colaiuta prendendo in esame una frase di un brano dal titolo "New Blues Old Bruise", eseguito a Milano in un concerto nel 2009 e pubblicato sull’album Five Peace Band dell’omonimo gruppo nello stesso anno. Si tratta di un blues in 15 /8.
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La somma e la combinazione delle due cellule base del 3 e del 2 è in grado di creare nella musica balcanica i tempi dispari più impensati. Perciò, per esempio, si potrà avere un 7/8 sia nella combinazione 3/2/2 sia anche in quella 2/2/3 e spesso si usa combinare all’interno di un brano entrambi i gruppi, a seconda della melodia che viene suonata.
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Nel numero di dicembre 2011 di Ritmi si è cominciato ad analizzare alcuni aspetti del drumming di Vinnie Colaiuta, a partire dall’esame di un’applicazione del paradiddle eseguita in un concerto a Milano con John Patitucci nel 1993. Il video collegato a quest’articolo mostra, nel suo primo esempio, una frase basata su un doppio paradiddle, che si muove su tutto il set e in cui gli accenti del rudiment sono impiegati per colpire i piatti (secondo esempio).
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Il brano degli UK “In the Dead of the Night” è il primo preso in esame per una nuova rubrica, inaugurata sul numero di Ritmi in edicola a dicembre, dedicata al drumming negli anni Ottanta. Con il fondamentale apporto di Luca Luciano sono stati presi in esame alcuni brani in grado di descrivere cosa ha significato, dal punto di vista dell’evoluzione stilistica del drum set, quel decennio.
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Con il numero di dicembre di Ritmi ha preso il via una rubrica didattica finalizzata a sviluppare l'abilità nel suonare il pedale sia singolo che doppio. Gli esercizi proposti sulla rivista e proposti nel video collegato a questo articolo si basano su una tecnica inventata da chi scrive nel lontano 1997, che ha ricevuto la benedizione di due didatti e top drummers di livello mondiale quali Terry Bozzio e Todd Suchermann.
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Prosegue il nostro viaggio all’interno delle ritmiche legate ai generi chiamati rispettivamente Jungle e Drum’n’Bass, due generi confinanti ma che non bisogna mai confondere con superficialità. I pattern suonati nel video collegato a questo articolo (riportati nel numero di dicembre di Ritmi) sono accomunati da un posizionamento inusuale di cassa e rullante, quasi mai suonati rispettivamente sul downbeat (1 e 3) e sul backbeat (2 e 4).
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Al percussionista in tv è richiesta la padronanza tecnica di molti strumenti, più che una particolare specializzazione, oltre a un elevato grado di indipendenza e a un’ottima capacità di lettura: a lui, difatti, sono affidate soprattutto le parti di ‘colore’, le ambientazioni e gli effetti sonori più disparati, oltre alla caratterizzazione ritmica di alcuni generi in cui le percussioni sono lo strumento principe.
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La varietà e la complessità di esecuzione delle ritmiche balcaniche sono notevoli. Dal numero di dicembre di Ritmi e per un paio di appuntamenti mensili ne verranno esposte alcune tra le più ascoltate e conosciute, delle quali potete ascoltare e guardare l’esecuzione nel video collegato.
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Per powerfill si intendono delle rullate oltremodo potenti da usare in situazioni dove è richiesta grande energia. Si tratta di fill usati in prevalenza in contesti metal, ma che nulla impedisce di utilizzare (con cautela) anche in altri generi.
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Come è ovvio, la persona che più di ogni altra vi conosce come studenti, come musicisti e come persone è il vostro insegnante, ed è lui la persona più adatta a dirvi, sulla base del tempo che potete dedicare allo studio dello strumento, il modo in cui suddividere tale tempo. Dunque questa idea di tabella è solo approssimativa e non vuole sicuramente sostituirsi al parere del vostro insegnante, se ne avete uno.
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In questa sede viene riproposto per intero l’articolo pubblicato nell’arco di tre uscite sui numeri di Ritmi di settembre, ottobre e novembre 2011. Nelle “risorse” dell’articolo vengono anche ripresentati i file audio con il click a una serie di velocità consigliate per lo studio, già inseriti tra le risorse dell’articolo di ottobre. Nel video allegato potete invece vedere Carlo Marzo in azione; il filmato è stato registrato nel marzo 2011, in occasione del Drum & Percussion Day organizzato presso Stazione Musica di Civitavecchia, sede centrale del network didattico Scuderie Capitani.
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I pattern eseguiti nel video collegato a questo articolo fanno riferimento alla rubrica didattica pubblicata nel numero di novembre 2011 di Ritmi, con due differenze relative agli esercizi numero 6 e 8. Nelle “risorse” di questo articolo trovate le trascrizioni esattamente come eseguite in video.
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Se un dato accompagnamento necessita di un fill, per esempio per sottolineare il cambio da una strofa a un ritornello, il fill potrà essere eseguito con la stessa diteggiatura del groove principale, ma colpendo elementi diversi della batteria con un movimento parallelo delle braccia. Mantenendo la stessa diteggiatura garantiremo la continuità espressiva, ma soprattutto melodica tra groove e fill, cosa che aiuta a tenere il tempo e conferisce fluidità all’esecuzione di un brano.
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Questo mese vedremo come effettuare degli spostamenti su di un set a quattro tamburi a sedicesimi e terzine, ma partendo dalla mano sinistra, un’ottima maniera per rinforzare la mano detta debole, ma che tale non dovrebbe essere per noi batteristi.
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Spostamenti di cassa e rullante nei pattern R&B e funk. Nel video allegato troverete le indicazioni relative alle tecniche di esecuzione dei groove riportati nella rubrica In the name of groove del numero di Ottobre della rivista Ritmi. Bisogna studiare i pattern trascritti sulla rivista partendo da velocità molto lente, per acquisire la coordinazione necessaria, comprendere con accuratezza il posizionamento di ogni nota e interiorizzare i movimenti relativi. La velocità può essere aumentata in modo graduale solo in una fase successiva.
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Un ottimo esercizio per migliorare il proprio timing è quello di studiare a tempi metronomici incredibilmente lenti, ben sotto i 30 bpm (procuratevi un buon metronomo, magari programmabile, che contempli le bassissime velocità e provate a suonare una nota ogni click a 15 bpm).
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