
Come e quando hai iniziato a suonare la batteria?
Sin da piccolo a casa mia si è sempre respirata aria di musica. I miei genitori erano infatti appassionati di classica e mio fratello maggiore, che suonava la chitarra, lo era dei cantautori e della musica italiana in generale. A 12/13 anni però già ascoltavo rock e seguivo tutte le trasmissioni ed i magazine che ne parlavano; mi riferisco ai primi anni ‘80. Cominciai quindi ad imparare a suonare la chitarra e a “scimmiottare” quelle band: mio fratello mi insegnò i primi rudimenti ma la cosa non mi soddisfaceva in pieno, forse perchè il risultato era piuttosto deludente... nel frattempo mi resi conto che avevo una forte predisposizione per il ritmo; decisi quindi di approfondire la mia curiosità ed un amico batterista più grande di me mi diede qualche lezione.
Che formazione didattica hai avuto?
Dopo qualche anno quello stesso ragazzo mi portò al cospetto del Maestro Tullio De Piscopo: mi iscrissi al suo corso presso la NAMM di Milano (allora CTA) frequentando per 6 anni anche i corsi di musica ed armonia e lì le cose cominciarono a farsi più serie.
Chi sono stati i tuoi primi punti di riferimento?
Direi in assoluto i batteristi rock come John Bonham, Peter Criss, Cozy Powell e Jeff Porcaro: sin dagli anni ‘80 seguivo prettamente la scena metal e AOR, poi pian piano ho cominciato ad ascoltare anche altro.
E ora? Chi sono i batteristi, o più in generale i musicisti, che stimi maggiormente e che influiscono sul tuo approccio allo strumento e alla professione di musicista?
Cerco sempre di ascoltare musica a 360° e di prendere più spunti possibile da tutto ciò che mi colpisce. Ad esempio negli anni ‘90 mi sono appassionato anche ad alcuni batteristi fusion come Dave Weckl, Steve Gadd, Billy Cobham e Vinnie Colaiuta. Poi avendo suonato anche un po’ di blues ne ho imparato lo stile grazie ai batteristi di Stevie Ray Vaughan, Lynyrd Skynyrd, Eric Clapton... verso la fine di quegli anni mi sono appassionato all’hip-hop e in seguito ho ascoltato batteristi che venivano dal reggae di Bob Marley o dal funky di The Meters, Tower of Power, Roots etc. Apprezzo tutto quello che è suonato ed arrangiato bene: anche in Italia ci sono state produzioni più che apprezzabili come Pino Daniele, Elio e le Storie Tese... l’album “Oltre” di Claudio Baglioni! Il mio approccio è fondamentalmente rock ma ho sempre cercato di entrare nel “mondo” di tutte le cose più disparate che ho suonato e, avvantaggiato forse dalla mia musicalità e dalla continua esperienza con diversi musicisti, ho acquistato anche una certa dose di versatilità. Non chiedetemi però di fare jazz! Nonostante abbia studiato parecchia indipendenza con Tullio non ho il gusto e l’abilità sufficiente per suonarlo a dovere...
Ricordi qual è stato il tuo primo ingaggio?
Certo, il ragazzo che per primo mi diede lezioni di batteria fece suonare la mia band all’apertura di un suo concerto: eravamo in un oratorio e avevo 14 anni. Ricordo solo che avevo un sorriso ebete stampato sulla faccia per tutta l’esibizione! Se parliamo invece di un ingaggio professionale, fu quando mi esibii con la mia band nei primi anni ‘80 al Magia Music Meeting, un locale storico di Milano da cui partirono tanti gruppi, cantanti e cabarettisti nazionali.
Qual è la tua filosofia circa l’utilizzo della doppia cassa o del doppio pedale? E chi sono i batteristi che ti hanno influenzato in questo senso?
Non saprei di che filosofia parlare... il doppio pedale è un po' un’estensione del mio drumming, ne ho fatto esperienza praticamente da subito perchè certe cose mi venivano piuttosto naturali. È indubbio che sia un buon effetto soprattutto quando si suona live e si può introdurre in vari contesti musicali; basta saperlo dosare.
Che strumentazione utilizzi? Sei endorser di qualche marchio in particolare?
Sono endorser internazionale per Sonor e Paiste e, in Italia, per le bacchette Vater, i microfoni Shure e l'abbigliamento Automatic. Riguardo le pelli utilizzo Remo Emperor su tutta la batteria. Per il rullante adotto una Remo CS mentre sulla cassa Evans EQ 2 o 4.
Quali credi che siano i punti di forza del tuo drumming?
Timing, potenza, groove e precisione. Sto comunque parlando dei contesti musicali adatti al mio stile: non sono certo un Marco Minnemann o un Neil Peart!

Riesci a vivere di musica?
Per quelle che sono le mie esigenze ci stravivo da più di 20 anni. Tieni conto che non sono mai stato per più di due settimane senza un ingaggio, un gruppo o un progetto. Oltre all’attività live e in studio ho anche un’agenzia che organizza concerti in Italia per acts rock e insegno. Ho assolutamente più di quello che mi serve.
Da quanto esiste l'agenzia Machada? Qual’è il tuo ruolo al suo interno e quali sono i servizi dei quali vi occupate?
L’agenzia di concerti Machada Promotion è stata fondata nel 2006 da me e un paio di soci che ora non ne fanno più parte. Sono rimasto quindi il presidente con 3-4 collaboratori e live promoter. Inizialmente ci siamo occupati di band italiane underground ma attualmente oltre a gestire le più importanti realtà metal a livello nazionale ci occupiamo anche di organizzare eventi per band straniere. In questo modo abbiamo alzato il livello qualitativo del nostro lavoro, ottenendo così maggiore credibilità e soddisfazioni, in tutti i sensi.
Ci sono batteristi tra le band del vostro rooster che ti hanno impressionato e che secondo te meriterebbero maggior spazio e riconoscimento?
Relativamente alle band, artisti e batteristi rock e metal italiani, penso che in generale il livello musicale sia piuttosto alto e sicuramente tanti bravi musicisti meriterebbero un maggiore riconoscimento. Vorrei citare alcuni di quelli che mi hanno particolarmente colpito come Mao (Mr. NO), Paolo Crimi (Extrema), Matteo (Malamonroe) e Giordano Macrì (Fuzz Fuzz Machine).
In cosa sei impegnato al momento? E quali sono i tuoi progetti futuri?
A breve usciranno un nuovo album del cantautore Simone Tomassini e il primo disco di Clara Moroni, la corista di Vasco, con cui collaboro da anni. È appena stato pubblicato anche il mio metodo di batteria “History and Technique of Afro & American Style” edito da Carisch e distribuito in tutto il mondo e mi sto preparando per delle clinics nelle scuole di musica. Quest’estate andrò in studio per registrare il CD che abbiamo in cantiere con i Queenmania oltre che per preparare dei loops/groove di bass&drum che mi sono stati richiesti dall’americana Big Fish: gli stessi che nel 2003 pubblicarono il mio CD di drumloops “G-Force”, acquistabile on line. Poi ho le serate con i Queenmania, il tributo europeo ai Queen con cui dal 2005 realizzo più di 130 concerti all’anno tra Italia ed estero. Inoltre stiamo organizzando diversi eventi con la Machada. Se poi mi rimane dell'altro tempo mangio, dormo e respiro!
A che tipo di batteristi/studenti pensavi quando hai iniziato a scrivere il tuo metodo? Quanto tempo ti ci è voluto per completare l'opera? Inoltre, quali finalità didattiche ti sei preposto di ottenere con “History and Technique of Afro & American Style”?
Ho deciso di scrivere questo metodo pensando a chi decide di intraprende la professione, che porta per ovvi motivi a cimentarsi in diversi contesti musicali. Lo scopo era quindi quello di creare una piccola enciclopedia di nozionistica, pattern, fill e supporti audio da poter usare come riferimento.
Il progetto è partito alla fine degli anni ‘90 quando ho iniziato a collaborare con Irene Lamedica (ora conduttrice di SoulSista a Radio Deejay), affrontando lo stile hip-hop/rap e il suo drumming di cui non conoscevo assolutamente nulla. L’idea è nata anche perchè i metodi didattici classici propongono esercizi, schemi e regole senza instradare il batterista in maniera pratica ed efficace verso quello che è giusto fare o meno a seconda del genere affrontato: ho quindi deciso di condensare tutta l’esperienza accumulata in questi anni di professione, ormai più di 20, impreziosendola con informazioni e dettagli provenienti da testi stranieri e aggiungendo anche l’ascolto e l’analisi dei principali gruppi ed artisti di riferimento. Ho quindi sviluppato l’intero progetto, registrando anche i minus-one (46) ed i vari pattern (155) supervisionando personalmente la grafica e facendo tradurre il tutto in inglese, per avere un prodotto più artistico e competitivo. Per completare il lavoro mi ci sono voluti circa 5 anni di lavoro.
Se posso aprire una piccola parentesi, mi capita spesso di vedere in alcuni musicisti/batteristi troppa ostinazione nel perseguire percorsi musicali a senso unico che, vista la difficile situazione musicale attuale, portano per la maggior parte dei casi ad insoddisfazioni e frustrazioni. Mi rendo conto quanto questa sia un’analisi un po’ complicata da affrontare in questa sede, ma il consiglio che vorrei dare è solo quello di cercare di essere più versatili, adattarsi a suonare in diversi contesti accumulando maggiori esperienze possibili, imparando così ad affrontare le situazioni con più praticità e competenza. Questo è, a mio parere, il segreto per trasformare la propria passione in una solida professione ed avere così tante, tante soddisfazioni.

Elencaci i tuoi cinque album preferiti di sempre.
Led Zeppelin IV, Killing in the Name (Rage Against the Machine), Frontiers (Journey), Hysteria (Def Leppard), Exit...Stage Left (Rush).
Film e libri preferiti?
Film: Star Wars, Cast Away, Pulp Fiction; Libri: Ecocido di Jeremy Rifkin e le varie bio/recensioni autorizzate o meno dei grandi del rock.
Un genio e un eroe per te. Facci due (o più) nomi e, se ti va, spiegaci perché.
Sinceramente non ho nomi da aggiungere ai geni ed eroi già storicamente riconosciuti come tali. Voglio solo dire che ora ci vorrebbe veramente un genio ed eroe allo stesso tempo per tirarci fuori da questa spirale di consumismo e business sfrenato unito ad ignoranza e fanatismo religioso in cui siamo caduti negli ultimi 2000 anni. Un nuovo messia che metta però questa volta tutti d’accordo.
La volta che ti sei sentito fiero di appartenere al consorzio umano:
Se mettiamo un senso alla parola uomo intesa come pieno di umanità direi... sempre. L’uomo è capace di gesti meravigliosi per elevare la sua posizione e migliorare la vita di se stesso e dei suoi simili, ma ovviamente non siamo tutti uguali e non viviamo tutti le stesse esperienze che ci permettono di dare il meglio di noi. Anzi a volte purtroppo è il contrario.
La volta che ti sei vergognato di appartenere al consorzio umano:
Lo sterminio degli indiani d’America e degli ebrei: non riesco a spiegarmi come il mondo possa aver permesso ciò e come si possano concepire e permettere ancora guerre ed ecocidi in generale.
Il gruppo dei tuoi sogni sarebbe formato da te alla batteria e …
Allora, ci provo...: alla voce Freddie Mercury e magari anche Steve Perry. Alla chitarra direi sicuramente Steve Lukather e Gary Moore, poi in caso servissero anche dei cori al basso mi accontenterei di Glenn Hughes e infine Jonathan Cain Journey alle tastiere. Per prima cosa realizzerei un nuovo album, magari prodotto da Quincy Jones in collaborazione con Mutt Lange in un mega studio isolato da tutto e da tutti, seguito da un tour mondiale. Bello sognare eh? Beh... è per questo che si suona!

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