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John Bonham - Il manipolatore del tempo - Terza parte

Fu in occasione del mini tour francese di quello stesso anno che Bonzo venne soprannominato per la prima volta “La Bestia”: l’appellativo, che i divertiti Page e Plant adottarono subito con entusiasmo, fu coniato da Benoit Gautier, un impiegato francese dell’Atlantic che per l’occasione doveva occuparsi della sicurezza e degli stravizi del gruppo. Quando Bonham aveva la luna storta per via del troppo alcool in corpo (vale a dire molto spesso) e decideva che cibi, beveraggi, stanze d’albergo e persone non erano di suo gradimento, era solito demolire tutto ciò che gli passava sottomano.

Gautier sosteneva che Bonzo aveva una doppia personalità: “Poteva essere la persona più generosa ma anche la peggiore. Ad esempio si metteva a piangere quando parlava della sua famiglia, ma poi i roadies incominciavano a spingerlo a far qualcosa e lui perdeva totalmente il controllo. Se glielo chiedeva Jimmy, si metteva a lanciare bevande o a gettare cibo sulla gente. Non aveva alcuna difesa naturale contro chi cercava di manipolarlo e non aveva nessuno a proteggerlo.”

Quando nel 1975 i Led Zeppelin arrivarono a New York per il tour di Physical Graffiti (il primo loro album ad uscire per la nuova etichetta creata da Page, la Swan Song), il Plaza Hotel pretese un deposito di 10.000 dollari per gli eventuali danni prima di permettere anche solamente l’ingresso di Bonzo. In questo periodo inoltre, la situazione peggiorò notevolmente a causa del forzato distacco con l’amata famiglia per motivi fiscali: il governo britannico obbligava infatti i musicisti di maggior successo a pagare in tasse fino al 95% delle royalties ricevute sulle proprie canzoni e il gruppo decise di stabilirsi in California. Bonham era sempre più emotivo, si deprimeva facilmente e se qualcuno osava dirgli qualcosa lo stendeva senza tanti complimenti. Durante le sue sbronze monumentali imbarazzava spesso l’entourage del gruppo al punto che Page, Plant e Jones alloggiavano in stanze segrete su altri piani dell’albergo per evitare di essere scovati da lui. Se i Led Zeppelin non avevano intenzione di causare guai, o di rimanere invischiati in una situazione sgradevole, la parola d’ordine era “non dirlo alla Bestia”. Come disse Danny Goldberg, l’addetto alle pubbliche relazioni degli Zeppelin: “Bonzo era un gigantesco adulto con le emozioni di un bambino di sei anni e la licenza artistica di indulgere a qualsiasi genere di comportamento distruttivo o infantile che lo facesse divertire.”

Nonostante i Led Zeppelin venissero adulati dal loro pubblico in tutto il mondo, Bonham non si sentì mai a suo agio a suonare dal vivo e spesso rimaneva scioccato dalla reazione della gente durante le sue esibizioni. Inoltre , se era certo di aver suonato male, niente e nessuno al modo aveva il potere di convincerlo del contrario. Dopo una serata storta, Alex Van Halen ebbe la sfortuna di incontrarlo nel backstage: “John Bonham era nel suo camerino, con lo sguardo fisso a terra. Gli dissi: “Signor Bonham, adoro il suo modo di suonare”. Per tutta risposta, mi ruppe il naso con un pugno.”

Risale al 1976 la pubblicazione degli album Presence, che conquistò il disco di platino con le sole prenotazioni, e The Song Remains the Same, colonna sonora del celebre video-documentario pacchiano che risentì indubbiamente della lavorazione lunga e travagliata. Nel 1979 i Led Zeppelin registrarono In Through the Out Door; nello stesso anno Bonzo partecipa agli album On the Road Again di Roy Wood (è presente sul brano “Keep Your Hands on the Wheel”) e, assieme a John Paul Jones, Pete Townsend e altri artisti, a Back to the Egg di Paul McCartney: di queste sessioni esiste anche un filmato, considerato dai fortunati possessori una piccola chicca. Bonham parteciperà anche al Concert for Kampuchea assieme McCartney, che risulterà la sua ultima esibizione dal vivo nel Regno Unito. Parte dell’evento venne immortalato su un doppio LP pubblicato nell’81.

Il 24 settembre del 1980 Rex King (che aveva sostituto Cole, licenziato da Grant e all’epoca ospite del carcere romano di Regina Coeli per una storia di droga) andò a prendere Bonzo presso la sua residenza di Old Hyde Farm: il gruppo doveva iniziare le prove per un imminente tour nordamericano, ma Bonzo pareva poco entusiasta all’idea di partire. Secondo il batterista i concerti precedenti erano stati un disastro, inoltre in quel periodo era piuttosto fuori forma: il 27 giugno precedente, a Norimberga, svenne cadendo dallo sgabello durante la terza canzone della serata. Aveva smesso di farsi d’eroina, ma al contempo beveva come non mai, inoltre assumeva un farmaco chiamato Motival, per ridurre l’ansia e tenere alto il morale. Prima di andare in sala prove, Bonzo propose di fare una capatina in un pub, dove bevve quattro bicchieri quadrupli di vodka e succo d’arancia, mangiando un paio di panini al prosciutto. Continuò a bere vodka anche durante le prove, finché fu troppo ubriaco per poter suonare. Un fatto, questo, che non aveva precedenti: durante tutta la sua carriera non era mai stato tanto sballato da non poter fare il proprio lavoro. Inoltre prima d’allora si era sempre premurato di arrivare in sala prove in perfetto orario e al meglio della propria forma. Più tardi, nella casa di Page a Windsor, continuò la bisboccia durante una festicciola organizzata per l’occasione e si addormentò sul divano. L’aiutante di Page, Rick Hobbs, avvezzo a situazioni del genere, trascinò Bonzo in camera da letto premurandosi di coricarlo di lato, con la testa appoggiata sul cuscino, e di lasciare la luce accesa. Quando il giorno dopo Bonzo non si era ancora fatto vedere Benji LaFevre, assistente di Plant, entrò nella stanza per svegliarlo ma lo trovò con la faccia bluastra e senza polso. Fu chiamata, inutilmente, l’ambulanza: era morto durante la mattinata. Due giorni dopo l’Evening News di Londra pubblicò un articolo dal titolo “Il mistero della magia nera degli Zeppelin”, in cui si insinuava che dietro la morte di Bonham ci fosse qualche oscuro rito di Jimmy Page derivato dalla sua passione per il satanista Aleister Crowley. I risultati dell’autopsia, comunicati il 7 ottobre, stabilirono invece che John Henry Bonham aveva assunto circa quaranta dosi di vodka nell’arco di dodici ore, corrispondenti grossomodo a due litri di liquore, ed era rimasto soffocato dal proprio vomito durante il sonno. Per “morte accidentale”, a soli trentadue anni di età, se ne era andato uno dei più grandi batteristi di tutti i tempi. La stampa musicale si sbizzarrì nel tentativo di indovinare chi avrebbe sostituito Bonzo nei Led Zeppelin: furono fatti i nomi di Cozy Powell, Carmine Apice, Aynsley Dunbar, Carl Palmer e addirittura Peter Criss e Ringo Starr…

Il 4 dicembre del 1980 invece, Page, Plant e Jones emisero il seguente comunicato stampa con cui rendevano pubblica l’unica decisione possibile: “Desideriamo che si sappia che la perdita del nostro caro amico e il profondo rispetto che nutriamo per la sua famiglia, insieme al senso di armonia indivisibile avvertito da noi e dal nostro manager, ci hanno indotti a decidere che non potremmo continuare quali eravamo prima.”

L’ultimo album ufficiale del gruppo, Coda, una raccolta di otto brani inediti registrati durante i 12 anni di vita del gruppo, verrà pubblicato postumo nel 1982. Nel disco è presente anche “Bonzo’s Montreaux”, un pezzo di batteria del 1976 trattato elettronicamente da Page ed attribuito alla John Bonham Drum Orchestra. Sarà anche l’ultimo prodotto della Swan Song.

Negli anni a venire Peter Grant, l’imponente manager che travolgeva come un rullo compressore chiunque cercasse di fregare gli Zeppelin, scoppierà a piangere al minimo accenno riguardante Bonham, rammaricandosi fino al giorno della sua morte, avvenuta nel novembre del ’95 per un attacco di cuore all’età di settant’anni, per non essere stato li, quel maledetto 25 settembre, a prendersi cura del suo batterista.

L’eredità musicale lasciata da John Bonham è a tutt’oggi, venticinque anni dopo la sua morte, enorme e intatta: quando il figlio Jason incontrò Jeff Porcaro e gli disse quanto fosse grandioso il groove di “Rosanna”, quest’ultimo rispose: “L’ho rubato a tuo padre, hai presente “Fool in the Rain” dei Led Zeppelin?” Stessa cosa gli successe quando confessò a Tony Thompson di aver campionato il suono del suo rullante in “Addicted to Love” di Robert Palmer per usarlo in un proprio brano. Per tutta risposta Thompson replicò: “Ah si? Davvero? Pensa che io l’ho rubato a tuo padre, da “When the Levee Breaks” dei Led Zeppelin!”. Sempre dalla stessa canzone i Frankie Goes to Hollywood campionarono un frammento del groove di Bonzo per usarlo sulla celebre “Relax”. Inoltre Page, Plant e Jones intrapresero un’azione legale nei confronti dei Beastie Boys, rei di aver utilizzato senza permesso un sampler della batteria di “The Ocean” nel loro primo album.

 

Questa che segue è una raccolta di contributi che alcuni amici di Ritmi hanno scritto per commemorare Bonham, “l’inimitabile manipolatore del tempo”, come scrissero in un articolo sul Melody Maker, “l’unico che poteva suonare un solo di 30 minuti e scatenare un applauso per un tempo ancora più lungo.”

 

- Christian Meyer

John Bonham mi piace innanzi tutto perché posiziona i pezzi della batteria come Buddy Rich e questo mi fa pensare che fosse un appassionato di big band drumming. Sento nel suo stile il tiro e lo swing tipico dei batteristi degli anni 40. Il suo groove è particolarmente tiroso e ipnotico in quanto fa pochi fill e variazioni; il mio godimento nell’ascoltarlo è generato dalla sua costanza nel continuare come un motore diesel a groovare con intensità. Spesso mi fa divertire con fill inaspettati. E poi secondo me suona la batteria con ironia.

 

- Maurizio Boco

Una delle prime cose che mi scioccarono di Bonzo fu l’inizio di “Rock and Roll”. Avevo 15 anni e ancora non studiavo lo strumento ma mi limitavo semplicemente ad ascoltare tutti i batteristi che mi capitavano a tiro. Dopo qualche anno iniziai i primi rudimenti e anche quando cominciai a studiare

sul serio quell’introduzione proprio non mi entrava in testa…Certo erano altri tempi, mica c’erano i video didattici e le scuole di musica, si faceva tutto da soli all’epoca, e a me mancava sempre qualche pezzetto per far quadrare quell'inizio. Ora mi viene da sorridere pensando a questo ma quell’introduzione in levare sul terzo movimento della battuta è uno dei tanti colpi di genio del grande Bonham. Grande tutto il suo modo di portare quel rock & roll zeppo di ghost notes sul rullante che lo fanno camminare come un treno; per non parlare dello shuffle di “Fool in the Rain” del 1979 che somiglia così tanto a quell’andamento che circa tre anni più tardi renderà gettonatissimo un certo groove di Jeff Porcaro su “Rosanna”, o del suo inimitabile suono…insomma un caposcuola, uno di quelli che nascono ogni 50 anni. Ciao grande Bonzo, saremmo tutti più felici se sapessimo che ogni tanto organizzi delle jam session dalle tue pari.

 

- Massimiliano Cerreto

Pur non essendo mai stato un fan dei Led Zeppelin, John Bonham è un batterista cui sono legato da un senso di profonda gratitudine. Perché, a differenza di molti suoi colleghi, anche di oggi, conosceva davvero lo strumento batteria. E io, che ho trascorso più tempo ad accordare tamburi che a suonarli, ho trovato utilissimi i suoi consigli. Innanzitutto, quello di prendere in considerazione sempre l’acustica dell’ambiente in cui si suona. Certo, accordare una cassa da 24”x14” senza forare la pelle risonante non è facile, neppure se ci si trova in uno studio insonorizzato. Ma Bonham ha insegnato che non è impossibile. E l’idea di foderare i tamburi di alluminio, cosa che effettivamente ne aumenta la proiezione sonora sulle alte frequenze, rimane ancora valida, soprattutto per chi non ha la possibilità di usare strumenti professionali. Ma l’insegnamento più grande di John Bonham è che è il batterista il principale artefice del suono, non la batteria. Tutto il resto è moda e, per fortuna, passa.

 

- Roberto Baruffaldi

In quel periodo ho sempre cercato di dividermi tra due batteristi molto diversi che allora rappresentavano per me gli opposti in termini di feeling e di suono ma che apprezzavo in ugual misura proprio per la loro evidente diversità. Erano Ian Paice e John Bonham il che voleva dire rispettivamente Deep Purple e Led Zeppelin. Bonzo è stato un batterista unico per ciò che riguarda il modo di suonare ed era dotato di uno stile veramente originale e somigliante unicamente a se stesso con la ulteriore e grande capacità di tirare fuori dal suo drumset un suono veramente unico. E’ stato inoltre capace di essere un vero personaggio e di ‘bucare’ la popolarità di Robert Plant e Jimmy Page, due musicisti capaci di oscurare qualsiasi altro membro di una delle loro band. Ci sono molte storie che ruotano intorno all’enorme quantità di volume che Bonzo era capace di generare e una di queste risale al 1966 quando Bonham suonava nella band ‘A Way Of Life’ in un locale che si chiamava ‘The Top Spot’ situato nell’Hertfordshire in Inghilterra. Questo locale era dotato di un segnalatore luminoso a forma di semaforo che misurava l’intensità del volume prodotto dalla band sul palco con la luce verde che stava ad indicare il giusto volume, la luce gialla che indicava una soglia di attenzione e la luce rossa che segnalava il superamento del limite con conseguente distacco automatico della corrente. Quando suonava Bonzo quella luce rossa si accendeva spesso e fu in seguito questo uno dei motivi del suo licenziamento da quella band…In quel periodo c’erano addirittura molti locali in Inghilterra che non volevano le band in cui figuravano John Bonham o Cozy Powell che proprio per il succitato motivo godevano di una fama non proprio ottima… Ovviamente Bonham non era solo questo, ma molto, molto di più e in ogni caso ci ha lasciato delle performance davvero memorabili e che sarebbero troppe da elencare in questo spazio ristretto. Mi vengono in mente “Good Times Bad Times”, “Rock and Roll”, “No Quarter” (nella versione live), “Fool In The Rain”, “Moby Dick” e “Poor Tom” (tratto da Coda) dove Bonzo suona una sua personalissima versione di uno shuffle in stile New Orleans. Incredibile la quantità di ‘swing’ che riusciva a mettere in ogni cosa che suonava e incredibile anche il modo di usare la cassa con quel piede destro veramente unico.

Bonzo ci ha lasciato un patrimonio incredibile che risulta estremamente difficile da riassumere in poche righe ma che rimane ancora vivissimo nonostante i venticinque anni dalla sua scomparsa e l’influenza che ha avuto e che ha ancora sui batteristi di tutto il mondo ha tutte le carte in regola per durarne altri 25, e altri 25 ancora…

 

- Gigi Morello

Che dire di un batterista che già a vent'anni scriveva la storia della batteria? Un batterista assolutamente coraggioso e innovativo, uno tra i primi ad integrare nel "rock" innovazioni tecniche che verranno ampiamente sviluppate e reinterpretate da decine di batteristi negli anni a venire, alcuni di essi a loro volta pietre miliari della musica. Le frasi lineari, gli incroci di mani sul set, il groove originale e la sonorità ancora oggi inimitabile, i backwords con le frasi che spostano ritmicamente l'accento rovesciando il battere e levare, la fluidità della tecnica…

Se Buddy Rich è il Beethoven della batteria, John Henry Bonham potrebbe essere considerato il Mozart scapestrato, genio e sregolatezza nel suo suonare e comporre come nella sua vita fin troppo breve. Ci manchi John.

 

- Salvatore Corazza

Bonzo è stato, fra i batteristi rock di quegli anni, sicuramente il più innovativo sopratutto nella profondità e consistenza del suo suono e l’efficacia dei suoi pattern all’interno delle splendide composizioni dei Led Zeppelin. Ricordo che l’utilizzo della cassa in “Good Times, Bad Times”, per quegli anni molto innovativo, fu per me di notevole ispirazione e di ricerca. Non a caso sia Steve Gadd che Jeff Porcaro lo hanno sempre menzionato come faro guida nella loro formazione batteristica.

 

- Luca Turolla

Sarà stato il ' 77 o il '78 quando ho visto per la prima volta il film The Song Remain the Same; allora non avevamo Youtube o Facebook e i concerti dei gruppi stranieri erano abbastanza rari. Conoscevo già Bonzo nei dischi, ma vederlo è stato emozionante. Io lo ricordo così: un grande Rockman con una grande anima Blues.

 

- Giovanni Giorgi

La batteria, secondo me, ha una duplice natura: è capace di incantare, di "rapire" l'ascoltatore e portarlo ad uno stadio di abbandono totale, utilizzando come arma la semplicità e l'immediatezza del ritmo. Allo stesso modo la batteria ha anche un’altra possibilità: quella di prendere di petto l'ascoltatore attraverso i suoi timbri grossi e potenti, e allo stesso tempo affascinanti, e tenerlo "inchiodato" al suo posto, fino alla fine. È questo quello che provo ascoltando Bonzo, in lui percepisco la ricerca del suono, ma anche la volontà di suonare la batteria in maniera decisa e chiara, senza indecisioni... mi piace.

Il mio kit di batteria ideale comprende un insieme di timbri molto diversi tra loro, ma di sicuro effetto; li penso spesso combinati insieme: il suono dei piatti di Jack DeJohnette, il rullante di Roy Haynes e il suono di cassa di John "Bonzo" Bonham.

 

- Alessia Mattalia

Il tratto distintivo di John Bonham è sicuramente l'unione di estrema precisione e potenza sonora, oltre ad uno stile ritmico che non solo ha contribuito a rendere unico il sound Led Zeppelin ma anche a rendere immediatamente riconoscibile Bonham stesso in ogni sua apparizione extra Zeppelin (vedi i due brani suonati con la Rockestra di Paul McCartney). Alcune volte, come in “D'yer Mak'er”, la potenza avrebbe forse dovuto lasciare lo spazio ad una più accurata ricerca di interpretare ritmi non trattabili con logiche hard 'n' heavy, ma ciò non toglie che John Bonham resti uno dei batteristi che hanno fatto la storia del nostro strumento e che chiunque voglia avvicinarsi ad esso deve assolutamente conoscerlo e tenerlo presente nella formazione del proprio stile.

 

- Andrea Ge

John Bonham è in assoluto uno dei miei batteristi preferiti in quanto a gusto, potenza, tecnica ma soprattutto modernità stilistica. Oltre a tutta la discografia ufficiale dei Led Zeppelin posseggo anche diversi bootleg e rarità, come una registrazione fatta all'interno dello studio dietro al set mentre Bonzo suonava, con tanto di commenti e "versi" del batterista in questione.

Assieme a Ian Paice è colui che ha gettato maggiormente le basi della tecnica batteristica rock attuale ma, a differenza del batterista dei Deep Purple, è a mio parere molto più moderno nei passaggi e nell'approccio arrangiativo e stilistico all’interno dei brani.

È anche, come molti sapranno, uno dei batteristi più campionati della storia sia per il suono, potente e mastodontico ancora oggi attuale e spesso ineguagliato, che per il groove.

Io stesso ne sono sempre stato particolarmente colpito e tempo fa ho fatto diverse ricerche sul suo set, sfruttando in studio anche alcuni trucchi rivelati dagli ingegneri del suono che hanno lavorato con gli Zeppelin, come ad esempio foderare la cassa internamente con l'alluminio.

Tanti amici e colleghi hanno spesso associato il mio modo di suonare al suo... ovviamente lo considero un complimento esagerato ma lo prendo volentieri con consapevolezza e rispetto.

Oltre a tutti gli aspetti tecnico-esecutivi del suo drumming, sono stato anche affascinato dal suo carattere e comportamento di cui ho letto spesso racconti e leggende su numerosi libri e magazine stranieri. Pare infatti che dietro il suo atteggiamento a volte un po’ prepotente, anche per via della stazza e alla predisposizione per l’alcool, si nascondesse un animo veramente buono con un grande legame e affetto per la famiglia e soprattutto tanta, tanta modestia.

Mi sono sempre chiesto che tipo di batterista sarei voluto essere, potendo tornare indietro con la macchina del tempo: sicuramente mi sarei presentato alle audizioni per diventare il batterista dei KISS, ma a prescindere da tutto sarei voluto nascere con il talento di John Bonham e un po’ più di autocontrollo, fermandomi al 4° bicchiere di Vodka ed evitando di trangugiare i 40 che lo portarono alla morte. Ricordo ancora quando appresi della notizia alla radio... il mio rammarico è non avere avuto la possibilità di vederlo live.

Grazie Bonham di essere nato!

 

- Gianluca Palmieri

Bonzo è stata per me una scoperta micidiale a 15 anni. Quando ho sentito la prima volta “Stairway to Heaven” mi sono chiuso nel mio studietto e l’ho suonata per ben diciassette volte di fila, non riuscivo a fermarmi! Senza contare “Moby Dick”: tentavo di rubargli quel fraseggio così istintivo e così emozionante per riproporlo nei miei soli meglio che potevo.

John Bonham è stato per me il Buddy Rich del rock: istinto, sound e grinta pazzesca lo hanno reso un vero mito ai miei occhi....e credo non solo i miei.

 

- Mario Riso

Quando penso alla batteria rock il primo nome che mi viene in mente è quello di John Bonham.

Tutto ciò che faceva, sapeva di rock: le parti suonate con la batteria, le misure che aveva scelto di utilizzare nel drum kit, la sua immagine ed il modo di vestirsi, il suo essere a proprio agio guidando un trattore...ogni cosa che lo riguardasse portava il suo tocco e la sua firma indelebile.

Non a caso è diventato il punto di riferimento di qualunque batterista si sia avvicinato al mondo del rock; la cosa che però mi ha sempre sorpreso è il rispetto che è riuscito a guadagnarsi tra chi ha sempre pensato che il rock fosse un genere poco apprezzabile per sonorità e capacità tecniche (jazzisti, funkettari e via discorrendo).

L’unica cosa davvero poco piacevole? L’obbligo di utilizzare verbi coniugati al passato ogni qual volta si parla dei suoi concerti.

Ciao John, sappi che sei sempre con me, uso la “tua” Ludwig con cassa da 26" su tutti i palchi d'Italia e porto con fierezza il tempo come facevi tu: con gioia e cuore. Ci vediamo...

 

- Dario Ciccioni

La stessa definizione di Hammer of the Gods è la perfetta descrizione del drumming di John Bonham: dirompente e violento come un martello, ma con qualcosa di etereo e sfuggente che è proprio delle divinità. E' incredibile pensare che la furia di “Rock and Roll” e “Whole Lotta Love” possa coesistere con il feeling bluesy e raffinato di “Since I've Been Loving You” e “I Can't Quit You Baby” e con il groove micidiale di “When the Levee Breaks” o “Fool in the Rain”. E poi la stessa e inconfondibile sonorità “alla Bonzo” che tutti prima o poi cerchiamo di ricreare, dimostrazione plateale di quanto sia il batterista a fare il suono e non lo strumento o la microfonazione. Sicuramente uno dei batteristi più influenti della storia.

 

Un sentito ringraziamento agli amici Christian Meyer, Maurizio Boco, Massimo Cerreto, Roberto Baruffaldi, Gigi Morello, Salvatore Corazza, Luca Turolla, Giovanni Giorgi, Alessia Mattalia, Andrea Ge, Gianluca Palmieri, Mario Riso e Dario Ciccioni per aver arricchito con i loro ricordi e le loro considerazioni questo articolo; Andrea Ian Galli e Mauro Munzi per le preziose informazioni e l’ispirazione che ho tratto leggendo i loro servizi rispettivamente su Jason e John Bonham; Mauro Casula per aver stanato il refuso; Andrea “Nicky” Orrù, Maurizio Loi e Matteo Orrù per tutto il materiale Zeppeliniano generosamente fornitomi.

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17 commenti

un articolo stupendo! complimenti

un articolo stupendo! complimenti
www.overboard.it

Ha rotto il naso ad Alex Van Halen! Quanto ho ...

Ha rotto il naso ad Alex Van Halen! Quanto ho riso! Bellissimo articolo...
Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare così così la critica
L. Pavarotti

Bellissimo articolo!!!

Per un appassionato dei LedZeppelin come me è veramente un piacere leggere articoli così, un po' di nostalgia ogni tanto non guasta...

The End.

Bell'articolo ma soprattutto graziosa la perla finale con i commenti dei batteristi!!!!

bellissimo articolo... ho seguito la triade in ...

bellissimo articolo... ho seguito la triade in silenzio, e ora posso dire che hai fatto un ottimo lavoro sul mio batterista preferito!

a Mauro...

Grazie... pelle d'oca ed occhi lucidi.... grazie di cuore :'-)
....ci sono strumenti che fanno la storia degli uomini...
....ci sono uomini che fanno la storia degli strumenti... Grazie Lester...

Grazie dell'articolo, tanto è coinvolgente e ...

Grazie dell'articolo, tanto è coinvolgente e toccante che non sono riuscito a smettere di leggere e ho lasciato consapevolmente bruciare le patate!!!

Cazzo.. Un grazie profondo a chi ha scritto ...

Cazzo.. Un grazie profondo a chi ha scritto l'articolo
"Signora, dove c'è musica non può esserci nulla di cattivo." Miguel De Cervantes - Don Chisciotte

Bellissimo articolo, coinvolgente e ...

Bellissimo articolo, coinvolgente e appassionante... Scritto bene!

Complimenti

e grazie per l'articolo.

Ben scritto, toccante, con dei bei contributi.
Stare del bistengo dei moscardini tacamorra di un mistico sole di Montorsi

Caro MAuro aspettavo questo articolo, la ...

Caro MAuro
aspettavo questo articolo, la terza parte, ed è molto bella !

Grazie a te e a tutti i batteristi che hanno dato il loro contributo


SaluToneS
Antonello
www.antonellocatanese.net
www.myspace.com/virutrio

Bellissimo articolo,con delle perle succose.Il ...

Bellissimo articolo,con delle perle succose.Il naso rotto di Van Halen resterà nella storia.!

complimenti per l'articolo

grazie mille per avere riportato alla luce notizie di john henry bonham da me ancora sconosciute complimenti per gli articoli,il contributo di Mario Riso per me resta il migliore,grande Mario.

achilles last stand

Strano che nessuno accenni ad "achilles last stand" forse il brano che più rappresenta l'alto livello tecnico raggiunto da tutto il gruppo, il progressive non si chiamava ancora cosi, o forse, iniziava proprio adesso, nel '76.
Un CAPOLAVORO, geniali tessiture di chitarra sovraincisa, un grande lavoro di basso (slap???) da fare scuola e un ispiratissimo Plant, ma Bonzo è da paura... achille last stand è il pezzo più "tirato" dei Led Zeppelin dove vede Bonzo impegnato in cose che forse prima non aveva mai fatto, da ascoltare e riascoltare all'infinito.
Complimenti, bell'articolo davvero, peccato però ......... ciao!
Modificato da Scespir il 8 luglio 2010, 14:10

Re: achilles last stand

Pure essendo completamente estraneo alla batteria, faccio i complimenti per questo grandioso triplo-articolo. Bonzo era uno di quei batteristi che chiunque vorrebbe nel suo gruppo! Anche io mi unisco a Scespir citando Achille's last stand come brano in cui gli zep raggiungono un livello incredibile!

Davvero un bell'articolo!

Complimenti Mauro, mi piace come "racconti" i batteristi

per nando passaia

articolo stupendo. lo stampero' per regalarlo al batterista della mia gioventu', il mitico nando passaia, chi e' di verona ed ha 60 anni sa chi e', lui sapra' ancor meglio apprezzarlo.

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