
Lavorare a una produzione con Gilson è facile e difficile allo stesso tempo. A differenza di quanto si pensi dei Brasiliani, Silveira è molto preciso nella programmazione e nella preparazione, ma è anche in grado di inventare una cosa all’ultimo momento, cambiando tutte le carte in tavola. Gilson ha una grande adattabilità, un aplomb quasi inglese che gli permette di superare agevolmente qualsiasi tipo di difficoltà tecnica che si presenta in una produzione: ci siamo trovati alcune volte in crisi con l’audio (una volta è ‘saltato’ il computer che guidava il registratore multi traccia, un’altra volta è saltato il microfono della cassa, altre volte il radiomicrofono aveva interferenze, poi si è strappato il nastro dat del master, insomma, un massacro…), e lui non ha fatto una piega, adattandosi subito a condizioni improvvisate.
Altre volte ci ha costretto a trovare soluzioni di fortuna, come nei brani della serie Piatti salati, in cui Silveira, Marco Fadda e Dado Sezzi suonano dentro al mare, con il fonico volontario (il buon Uollano), immerso anche lui oltre la cintola con le braccia alzate per non bagnare microfoni e registratore digitale. Le sue richieste dal punto di vista del suono sono semplici: gli strumenti devono essere naturali. Per rendere al meglio la spinta sonora del pandeiro è stato necessario fare qualche ritocchino in postproduzione, ma gli interventi sono stati veramente pochi. A Perugia abbiamo lavorato con il mago del suono Foffo Bianchi, era una ripresa live senza l’utilizzo di pannelli isolanti per non interferire con le telecamere: Foffo ha fatto un premix in diretta e il lavoro era già perfetto così. A Laigueglia, dove le riprese erano all’aperto, la maggiore difficoltà è stata far star zitto il pubblico, perché c’era molta gente dietro alle telecamere, con un certo passaggio di bebè in carrozzina e animali al guinzaglio. Ellade Bandini giustamente protestava “Mario, lasciali applaudire!”, ma forse il suono del suo rullante è quello che ha più sofferto di questo mormorio di sottofondo. Sul mare, poi, c’era il problema delle onde, brillantemente risolto considerandole uno strumento in più. Piatti e pandeiro si sposano benissimo con il ciclico ritmare del Mar Ligure.
Quando si lavora con professionisti del livello di Gilson Silveira è facile registrare. Più della metà del lavoro è stato fatto alla prima take, alcuni brani in gruppo hanno richiesto due registrazioni, uno solo è arrivato alla terza take. Molto spesso, il materiale scartato è stato inserito negli extra, segno che era tutto buono alla prima. In postproduzione Gilson è stato molto esigente sull’audio, ma ha lasciato carta bianca sul video. Tutte le scelte sono state condivise con grande serenità. Vivendo in due città diverse ci siamo inviati i materiali via internet, lavoro non facile, visto che ogni brano pesava almeno un paio di giga. La cosa più difficile? I parlati, registrati in tre lingue, brasiliano, inglese e italiano, una babele che spesso generava confusione. Provate voi a dire una frase in italiano, poi in inglese e poi in una terza lingua: vi sfido a pronunciarla esattamente ‘alla prima’. L’unico linguaggio universale, infatti, è la musica.
Testo e foto di Mario A. Riggio

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