StereoMaker: lo split che fa qualcosa in più
L'idea di base è quella di un ABY switch “generico”. Questo vuol dire che un segnale entra e poi esce su due output. A quel punto si sceglie se mandarlo in modalità Left o Right, oppure in modalità Stereo. Chiunque abbia usato due amplificatori contemporaneamente sa già di cosa si sta parlando e forse sa anche perché la maggior parte degli ABY economici sono un disastro: ronzii, loop di massa, segnale che cambia di carattere passando per il secondo percorso, inconsistenze strane che variano da palco a palco.
Lo StereoMaker prova ad affrontare questi problemi alla radice. È completamente buffered, usa switching JFET soft-touch e le uscite sono isolate tramite trasformatore. Il risultato pratico è che il pedale non si limita a sdoppiare fisicamente il cavo, ma gestisce impedenza e isolamento in modo attivo. L'ingresso TS ha impedenza da 1 MΩ, le uscite possono lavorare sia in TS che in TRS, quindi sia bilanciate, sia non bilanciate, a seconda di dove si vuole arrivare. C'è anche un PAD che attenua di -12 dB su entrambe le uscite. Si alimenta da 9 a 18 volt DC con qualsiasi polarità, può lavorare anche con una batteria interna da 9V, e consuma 35 mA.

In modalità Stereo entrano in gioco i controlli Width e Volume. Width regola quanto è ampio l’effetto, mentre Volume compensa il livello e in certi casi permette anche un lieve incremento. Il circuito lavora su filtri analogici complementari a pettine: crea una percezione di apertura spaziale attraverso relazioni di fase e frequenza, non attraverso una vera fonte stereo. È un widening, non una magia. Perché la distinzione conta? Perché molti effetti simili diventano un problema quando il segnale viene sommato in mono: cancellazioni di fase imprevedibili, basse che spariscono, frequenze che si comportano in modo diverso da contesto a contesto. Nel caso dello StereoMaker il circuito è 100% analogico e sicuro in mono: si può aprire il suono su due amplificatori o due canali dell’interfaccia senza preoccuparsi di cosa succede se a valle c’è una somma.
Se si sono mai collegati due amplificatori contemporaneamente si sa già riconoscere il suono del problema: un hum sordo che compare appena si tocca il secondo jack, oppure un suono che sembra più vuoto, meno a fuoco, con il basso che perde consistenza senza una ragione apparente. Le cause possono essere un loop di massa, una polarità diversa tra i due percorsi, o entrambe le cose.

Lo StereoMaker di SurfyIndustries ha un ground lift sull'uscita R e un jumper interno per un full ground lift. Ha anche la possibilità di invertire di 180° la polarità su un'uscita, estraendo parzialmente il jack interessato. Non è una soluzione eroica, è una di quelle “trovate” quasi da banco artigianale, ma funziona. E spesso è la prima cosa da provare prima di iniziare a smontare cavi o dubitare degli amplificatori. Lo StereoMaker può tornare utile anche fuori dal perimetro strettamente chitarristico. Un tastierista, per esempio, può partire dall’uscita mono di un Fender Rhodes e usare StereoMaker per ottenere una distribuzione pseudo-stereo più ampia, con il vantaggio aggiuntivo di portare il segnale verso due uscite bilanciate.
In questo scenario l’unità non lavora solo come splitter creativo, ma anche come strumento di adattamento e ordinamento del segnale: un dettaglio non secondario quando un pianoforte elettrico vintage deve dialogare con interfacce audio, mixer o sistemi di amplificazione moderni.
SurfySpider: non chiedetegli quello che non è
Il SurfySpider, invecem parte da un'idea diversa. Non è una DI box, non è un mixer, non è un preamplificatore multi-formato. È uno strumento passivo di conversione tra connettori, pensato per chi ha la borsa piena di cavi ma non ha mai quello giusto in quel momento. La logica è quella di un pannello di patching: un lato accoglie gli ingressi (XLR L/R bilanciati, jack da 1/4" mono TS, jack stereo da 1/4" e da 1/8" TRS, RCA L/R) l'altro li replica in uscita. Formati diversi, stesso segnale, passare da RCA a XLR, da minijack stereo a jack bilanciato, da XLR a TS: lo si fa con il SurfySpider senza adattatori improvvisati o catene di riduttori. Il limite da tenere chiaro a mente è che SurfySpider è passivo, e pertanto non corregge livelli e impedenze come farebbe una DI attiva, non somma più ingressi e va usato con una sorgente alla volta (conoscendo bene il tipo di sorgente).

Due controlli vanno oltre la conversione pura, perché il Mute è un kill switch sull'intero percorso: utile in live e ovunque si voglia scollegare o cambiare cavi senza passare dal mixer o dall'impianto. Il Mono converte correttamente un segnale stereo in mono distribuendolo sulle uscite disponibili. Non è la stessa cosa di un cavo a Y: sommare con un cavo Y può creare interazioni tra le uscite del dispositivo a monte, situazione che porta solitamente a risultati imprevedibili. Questo vale soprattutto con sorgenti come laptop e dispositivi mobili mandate verso impianti professionali.
La terza funzione è un preamplificatore RIAA, attivabile con alimentatore da 9 a 18V DC (qualsiasi polarità). Quando è in funzione, il SurfySpider gestisce anche i giradischi (piatti DJ compresi) portando il segnale phono a un livello utilizzabile nel resto della catena.
Perché questi oggetti sono così sottovalutati?
Non tutto quello che si mette “all’opera” deve ispirare, a volte deve solo funzionare nel momento in cui il segnale è nel posto sbagliato, quando le uscite non si parlano, o quando il secondo amplificatore ronza, oppure quando manca il cavo giusto per collegare ciò che serve. Lo StereoMaker è un pedale per chi ha già due amplificatori e ha già capito che lo split non è semplice come sembra, il SurfySpider, invece, è uno strumento per chi lavora spesso in contesti “variabili” e ha imparato a tenere in borsa le cose che risolvono i problemi di connessione prima che diventino problemi di suono. In entrambi i casi, il punto è lo stesso: prima del timbro c'è il percorso del segnale, e se quel percorso è sbagliato, il miglior suono del mondo parte già in difetto.
Ulteriori informazioni: www.surfyindustries.com
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