E' stata l'unica batterista di sesso femminile a suonare al BonzoBash, successivamente DrumChannel ha ospitato uno show da lei ideato denominato Break Open Yer Head, show nel quale Yael suonava con i batteristi ospitati. Attualmente è in tour con Ugly Kid Joe, con in quale sta inoltre lavorando alla realizzazione di un video.
L'abbiamo contattata e intervistata in modo tale da conoscerla meglio.
Gabriele Bianco: Come ti sei avvicinata alla batteria?
Yael - All'età di sei anni, ho chiesto di poter avere il mio primo set giocattolo. Sapevo che la batteria era il mio stumento ideale. Nonostante l'età, il mio primo set non durò a lungo. Molti anni dopo, dopo aver messo da parte dei risparmi, ho acquistato un drumset Ludwig dotato di Hi-hat e un piatto. Ed è così che tutto ha avuto inizio.

"Ugly Kid Joe" (The "Unusual Suspects" line up) foto di Julien Lachaussee
GB - Molti musicisti sono scettici nei confronti delle donne alla batteria. Ci sono però esempi eccelsi per quanto riguarda il batterismo al femminile, tra queste tu. Ti sei ispirata a qualcuna di loro?
Y - Il mio batterista preferito era John Bonham e i gruppi con i quali sono cresciuta musicalmente, non avevano donne alla batteria. Anche il mio insegnante mi diceva che le ragazze non avrebbero dovuto suonare la batteria, ma strumenti come il flauto o simili. Con lui siamo poi diventati amici e ho pure suonato la batteria nella sua classe. Due persone al momento a mio avviso interessanti e da seguire nel settore, sono Cora Dunham e Carla Azar (Prince e Jack White).
GB - Quanto è cambiato in te dai Meanstreak a oggi?
Y - Meanstreak risale a molto tempo fa. Anche se ricordo con molto piacere quel gruppo, penso che molto sia cambiato da allora. Dopo Meanstreak ho suonato in un progetto chiamato First Born 7 a New York City. Invece di inoltrarmi in band simil Motörhead o Iron Maiden, ho preferito espolare differenti sonorità con musicisti che hanno suonato con Stevie Wonder, Janet Jackson, Fishbone etc. affacciandomi anche nel mondo dell'Hip-Hop/R'n'B.

Foto di Rudy De Doncker
GB - Cosa ti ha spinto invece a prendere una laurea in ingegneria del suono?
Y - Ciò che sta alla base della registrazione e quindi come poter scegliere un microfono a seconda della situazione, è una cosa che mi ha sempre affascinata. Visto che ero un po' piccola di statura e "femmina", è stato difficile essere presa sul serio dai colleghi. La mia famiglia voleva che andassi al college, così già che c'ero, ho scelto un opzione non comune per le donne: l'Audio Engineering. Anche se piene di passione e voglia di affrontare questo percorso di studi, nove volte su dieci, ci si trova come l'unica ragazza ad affrontare questo percorso. Altre non lo iniziano neanche.
C'è ancora molta carenza di rispetto nel settore nei confronti delle donne, ma non presto molta attenzione a questo particolare, nel senso che tutto questo non mi ha comunque impedito di fare ciò che amo fare.
Qualche volta puoi essere considerata giusto come una rara eccezione... Probabilmente è giusto sufficiente fare la prima mossa per far capire alla gente che volere è potere. Purtroppo in tanti vedono la donne adatte giusto al ruolo di modella per scatti davanti al kit in completi intimi, solo per ottenere un po' di attenzione.
Ci sono un sacco di cose sexy nella musica e nella vita, ma non credo che quanto appena detto rientri in questo.
La percezione è alla base della musica.
GB - Da cosa è nato il tuo desiderio di sperimentare musicalmente?
Y - Il mio desiderio di sperimentare, deriva dal rendersi conto che niente rimane quello che è, altrimenti saremmo tutti molto annoiati nella vita. C'è un centro di energia dove il ritmo del suono e la comunicazione si incontrano, dove non si giudica l'altro con cui si sta collaborando e nel quale si può sperimentare liberamente.
In questo luogo trovo la gente con cui mi piace scrivere e creare. E' una forma fondamentale di energia con la quale si rimane umili ed è possibile fare un sacco di errori nel cercare il proprio suono.

GB - Parlaci del Love Project, da cosa è nata l'idea di realizzare questo progetto?
Y - L'idea del Love Project è iniziata in contemporanea con la lunga serie di viaggi durata per molti anni con Nik Chinboukas e Yury Anisonyan. Scott Donnell e DW Drums, ci hanno dato la libertà di avviare il processo di collaborazione e realizzare alcune idee veramente "fuori".
Fondamentalmente il grosso del lavoro, consisteva in quello che comunque stavamo facendo tutti insieme, si sono aggiunte le telecamere registrando quindi - di volta in volta - ogni giorno della nostra vita affiancati dai musicisti da noi scelti. Una volta deciso cosa fare musicalmente, si trattava semplicemente di trovare la persona più adatta, rintracciarla e passare ore e ore all'editing con Alain Vasquez.
GB - E' un grande progetto, quanto è durata la stesura e le riprese?
Y - Il Love Project dispone di filmati digitalizzati della mia infanzia e storie al suo interno che ricoprono decenni del mio lavoro. E' stato poi trasformato in un progetto più attuale che mostri come tutto ciò che facciamo con dedizione nella nostra vita, possa portare fino a questo punto, non importa quale sia la meta.
Per quanto riguarda la sua realizzazione, dalla prima sessione di registrazione al giorno di ultima modifica, sono passati circa quattro anni
GB - Come è avvenuta la scelta dei musicisti che fanno parte del Love Project?
Y - I musicisti scelti per questo progetto, erano proprio le persone che volevo ne facessero parte. E' stata proprio un'opera d'amore. La maggior parte degli artisti coinvolti, sono stati accolti a braccia aperte. Eravamo tutti nella giusta sintonia per andare avanti e per realizzare quanto realizzato.

Foto di Amir Magal
Y - Don Lombardi (Presidente DW/DrumChannel) mi si avvicinò al termine di una sessione di registrazione di "Akchik" con Nik e Dave. Era il primo progetto con DrumChannel ed era anche un periodo decisamente sperimentale. Mi disse che Terry era interessato a collaborare con noi. Gli dissi di riferirgli che ero svenuta e che eravamo più che felici di farlo. Abbiamo registrato con Terry per quattro giorni sia per TLP che per i nostri conti. E' stato un momento in dimenticabile.
GB - Ti appassiona di più suonare o la produzione?
Y - Dipende dalla situazione, amo entrambi per differenti ragioni.
GB - In cosa sei impegnata in questo momento?
Y - Oltre ai miei impegni musicali con Ugly Kid Joe, ho avuto modo di vedere vecchi amici di famiglia ed espolare parti del mondo nelle quali ancora non ero stata con le persone che rispetto e che considero come miei fratelli. Sono stata in Israele, Praga, Bulgaria Innsbruk etc. Un periodo di riconoscenza che mi separa da un anno passato e che era l'esatto opposto di questo. La chiave di tutto è la pazienza.
Ho inoltre suonato al Bonzo Birthday Bash in California il 31 maggio del 2012 condividendo il palco con la mia migliore amica Roy Mayorga. Si tratta di un grante evento che - l'unico e inimitabile - Brian Tichy (musicista cazzuto che è anche tra i miei preferiti) organizza mettendo insieme batteristi incredibili. Abbiamo onorato il nostro Re della Batteria insieme! Una fantastica Ludwig Vistalite da suonare e l'epico Gong di Bonham da picchiare. Ho scelto il pezzo Carouselambra suonato con The Moby Dicks band (Radness alla tastiera con Stephen LeBlanc, l'incredibile Michael Devin al basso e Brent Woods alla chitarra).
Questi sono i punti salienti di ciò che ho fatto sino a ora in quest'estate.

GB - Ci descriveresti il tuo drumset?
Y - Da questo maggio, ho avuto la fortuna di trovarmi in tour con Ugly Kid Joe (sono onorata di essere subentrata a un amico e grande batterista come Shannon Larkin) e utilizzare il mio rock kit set-up che prevede cassa da 22", rack tom da 14", floor tom da 16" e 18" (configurazione di base di Bohnam), micro tom da 8" e rullante da 10" (firecracker o popcorn). Alla sinistra hi-hat da 15", due Crashes delle serie AAX (Sabian) da 19" e 20", due Holy China da 17" e 21", Power Bell Ride da 22" e un Factory Metal Copter (fx) da 7".

da approfondire!