Pertanto chiede al batterista più che un vero e proprio apporto creativo, principalmente uno sforzo interpretativo ed esecutivo della sua musica. Steve Vai è uno che non lascia nulla al caso, cura i dettagli in maniera maniacale, conosce la musica alla perfezione e mette il batterista nella condizioni di imparare da lui, anche ritmicamente. Cosa non da poco per un chitarrista. Anni fa ricordo di aver avuto l’onore di suonare le batterie nella pre-produzione di Deep Forest un disco di shred metal con digressioni fusion, in cui avrebbe poi suonato Gregg Bissonette. Tra i tanti aneddoti che ci arrivarono da Bissonette in quel periodo, c’era il fatto che raccontava di aver appreso proprio da Steve Vai le scomposizioni ritmiche più interessanti di cui si serviva nel suo playing. E Bissonette è uno dei migliori batteristi al mondo, uno che conosce la musica e ha studiato.

Ascoltando molti dischi di chitarristi virtuosi, ho la sensazione che spesso vengano arruolate grandi sezioni ritmiche che poi vengano lasciate a andare a briglie sciolte. Penso per esempio a “Extraction” un disco dove Greg Howe chiamò Denis Chambers: grandi groove, qualche unisono mozzafiato ma tantissima improvvisazione. O su un versante opposto penso allo stesso Paul Gilbert, che magari chiede al batterista di doppiarlo in qualche passaggio virtuosistico doppiandolo, ma di base cerca un portamento solido o linare. Invece Vai coinvolge i batteristi in un lavoro più orchestrale, più articolato e complesso. Tant’è che credo che Vai non scelga i musicisti in base a quanto siano semplicemente bravi o virtuosi, ma vada proprio a cercare chi fra tutti possa eseguire al meglio le sue visioni e i suoi arrangiamenti, elevandosi così a ruolo di direttore d’orchestra. E questo totale controllo che Vai ha delle sua musica, la consapevolezza precisa del ruolo orchestrale di quello che potrebbe sembrare anche un semplice dettaglio, la si vede benissimo nel live in cui Steve Vai suona con l’orchestra.
Poi dal punto squisitamente musicale credo che Vai sia uno dei musicisti che ha la pronuncia ritmica più definita, chiara ed elegante. Se conosci la musica e lo senti suonare, riesci a scandire chiare le figure che sta eseguendo: anche le frasi che sembrano valanghe di note improvvisate, hanno sempre una loro coerenza ritmica, magari complicatissima ma nulla è buttato così, a caso nella foga della svisata.
Un esempio su tutti che dimostra la sua accuratezza ritmica lo si può ascoltare sul brano “The Attitude Song” dove la chitarra suona un riff in 7/8 per quattro battute più una battuta in 2/8 e anzichè lasciare che anche il batterista suoni questi tempi, lo fa suonare tre battute in 4/4 e una in 3/4 dando così l’illusione che il battere della frase si sposti continuamente. Un’idea fra tante che fa trasparire il segno lasciato dalla sua esperienza al fianco di un genio come Frank Zappa.

verissimo..
non c'è molto da scherzare..guai a sbagliare! ahaha..
Comunque bell' articolo, complimenti!
Grandi batteristi e orchestrazione
Ho ascoltato Bissonette sia nella David Lee Roth band, sia nel suo disco solista submarine e mi piace molto, inoltre è uno dei turnisti più richiesti di Hollywood.
Trovo che con Colson, Vai abbia trovato una dimensione che si sposa perfettamente con il suo modo di comporre.
Non vedo l'ora di rivederlo live con questo batterista, trovo grandioso il suo modo di suonare, energico e sempre musicale.
Bell'articolo!
You're just an analogue guy in a digital world, aren't you?
Che ne pensate di Colson?
http://www.myspace.com/fritzroma
http://www.myspace.com/intheshadowofthesnake
Re: Che ne pensate di Colson?
guardalo qui http://www.youtube.com/watch?v=uYDp6UO2N8o