Gabriele: Mike, quello appena trascorso, è stato un anno fantastico, ma molto impegnativo per te. Come l'hai vissuto?
Mike: Il 2011 è stato un anno musicalmente caratterizzato da gioia e crescita. Con i Dream Theater a mia disposizione, ho avuto modo di affinare ancora di più la mia tecnica e soprattutto ho avuto modo di capire su quali aspetti esercitarmi per applicarli al di fuori di questa band.
G: Come ti sei preparato per l’audizione?
M: Mi sono preparato sia imparando le canzoni che mi sono state assegnate, sia facendo fruttare gli ultimi 20 anni di pratica sulla poliritmia. Tutto questo in modo da poter essere pronto ad affrontare qualsiasi prova, a qualsiasi velocità e pronto per affrontare qualsiasi improvvisazione.
G: Cosa credi che abbia influito sulla loro scelta finale?
M: Tutti e sette abbiamo suonato la stessa batteria, le stesse canzoni, abiamo avuto lo stesso tempo a disposizione per prepararci, abbiamo suonato nello stesso ambiente, con gli stessi suoni, con le stesse persone, siamo stati nello stesso hotel, abbiamo fatto tutti la stessa jam, abbiamo avuto la stessa possibilità di parlare e di rispondere alle varie domande. Tutto identico per tutti e sette. Nella storia della batteria, e più in genere della musica, non c'è mai stata una condizione simile per poter affrontare una competizione tra musicitsti. Musicisti tra i più particolari del mondo. Il mio provino è stato impeccabile. Sono riuscito a suonare i pezzi correttamente senza commettere errori, ad affrontare la jam nel modo giusto e gestire i time signature tests in modo immediato, senza errori e con il corretto feel con la band.

G: Raccontaci del momento in cui hai ricevuto la notizia di essere diventato il nuovo batterista
M: Nel momento in cui ho scoperto di aver vinto le audizioni per trovare il nuovo batterista del gruppo, ho provato un grande senso di sollievo accompagnato da un enorme gratitudine a Dio per l'opportunità ricevuta. Cercavo il contesto musicale perfetto nel quale inserirmi, ed ero pronto ad affrontare e superare ogni prova in qualsiasi modo pur di realizzare questo desiderio.
G: I fans dei Dream Theater ti hanno accolto in un modo estremamente caloroso. Avevi paura della loro reazione?
M: Temevo che per i fans dei Dream Theater ci sarebbe voluto del tempo e che avrei dovuto affrontare molti concerti prima di ottenere la loro stima. Tuttavia mi hanno datto lo stesso rispetto che io ho dato loro (per l'audizione con tutto il cuore) già dal primo vero show che ho fatto a Roma col gruppo. Alla fine del concerto, la folla mi ha fatto capire di avermi accolto. Mi sentivo come se tutti sapessero che io ero dalla loro parte per non deluderli.
G: Una volta diventato il nuovo batterista, ti sei trovato davanti tantissimo lavoro: imparare molti brani di repertorio e lavorare al nuovo disco. Come hai affrontato questa fase?
M: Il mio approccio per imparare tutti i brani dei Dream Theater è semplicemente quello di selezionarne un certo numero, impararli, suonarli con la band per poi impararne altri, ma senza esagerare, non tutti insieme. Voglio evitare di sovraccaricarmi e voglio dedicare il giusto tempo e l'attenzione che ogni brano merita.
G: Il tuo drumset ha subito una metamorfosi strepitosa prima e dopo il tuo ingresso nel gruppo. In base a cosa hai costruito il tuo setup?
M: In realtà il mio drumset si era già evoluto in quello che è attualmente sotto gli ochi di tutti molto prima che i Dream Theater mi chiamassero per il provino. Era un segno del destino. Tuttavia per essere sicuro di aver configurato il set in modo corretto, ho suonato a lungo ogni brano dei Dream Theater prima di registrare A Dramatic Turn of Events. Volevo avere la certezza di poter essere a mio agio e allo stesso tempo avere a mia disposizione tutte le cose necessarie per riprodurre i brani del storici del gruppo.

G: Puoi descriverci le principali novità introdotte nel tuo set?
M: Il mio set in realtà include molte, molte innovazioni. Come prima cosa, è impossibile riuscire a suonarlo, salvo che non si sappia suonare da mancino altrettanto bene come da destro. Allo stesso modo, visti i tanti pedali e la loro funzione, non è utilizzabile da un batterista qualsiasi che, seduto sullo sgabello, si metta semplicemente a colpirli a caso. Si deve essere veramente, ma veramente in grado di strutturare il proprio cervello attorno a loro e alla loro funzione. La parte più interessante del mio lavoro è stata quella di riuscire a includere nel set molte casse caratterizzate da suoni differenti. Posso quindi utilizzare un bel suono grosso in alcuni passaggi, o avvalermi di una piccola a vantaggio della dinamica, tutto questo senza dovermi mai alzare dallo sgabello o spostarmi su di un altro set. Un'altra grande innovazione riguarda l'impostazione dei tom che si evolve dal centro verso l'esterno. Nessuno ha mai strutturato i tom in questa maniera. Per necessità i miei hi-hats sono disposti e cablati su entrambi i lati in modo tale che i piedi possano azionarli con facilità.
Ho poi introdotto alcuni elementi della batteria elettronica Pearl EPro Pads collegati al modulo sonoro Redbox. Posso assegnare qualsiasi suono ai sei pads. Solitamente li configuro come timpani, con il vantaggio di non dovermi portare dietro dei timpani reali che non potrei mai, mai raggiungere anche dal mio sgabello.
G: Sei un musicista che non smette mai di evolversi. Su cosa ti sei concentrato in particolare quest'anno?
M: Quest'anno mi sono posto l'obiettivo della ricostruzione dei muscoli superiori della gamba destra. In dieci anni, non ho ancora recuparato appieno la forma ideale per problemi al ginocchio e per mancanza di pratica.
G: Del repertorio dei Dream Theater, quale credi che sia il pezzo più complesso da suonare?
M: Probabilmente, il pezzo più complesso da suonare per me è Outcry. Non solo per il coordinamento poliritmico complesso, ma anche a causa delle battute molto lente che devono essere calibrate al millisecondo per essere perfette.

G: Lasciamo un attimo da parte di Dream Theater. Hai avuto modo di suonare con differenti musicisti, quale di questi ti ricordi con più piacere?
M: Ho passato dei bei momenti con tutti i musicisti con cui ho lavorato, ognuno di loro è unico e il migliore in quello che fa. Come farei a scegliere tra Steve Vai e Nuno Bettencourt? Non riesco davvero a scegliere.
G: E' stata una decisione difficile lasciare il tuo ruolo di insegnante al Berklee Institute?
M: Volevo lasciare il Berklee da molti anni, il mio ingresso nei Dream Theater mi ha giusto dato l'opportunità per farlo. Più gli anni al Barklee passavano e più volevo suonare in una band. La persona mi aveva portato lì, voleva che io suonassi, facessi concerti, viaggiassi, avessi quante più ispirazioni possibili e venissi conosciuto in tutto il mondo continuando a insegnare e mantenendo gli studenti felici, non era più il mio capo. In quel momento ho capito che dovevo cercare di uscirne nel modo più veloce che potevo. Ciò che facevo, aveva preso una direzione opposta rispetto a prima, il mio tempo veniva assorbito da incarichi ben lontani dal suonare. La notte in cui mi è stato comunicato il mio ingresso nei Dream Theater, ho scritto la lettera di dimissioni.
G: Hai qualche progetto in cantiere?
M: Al momento non ho pianificato nessun altro progetto. Sono nei Dream Theater. Non ho intenzione di suonare con nessun altro. Voglio fare delle clinics alternate ai tour con i Dream Theater. Mi piace insegnare nell'ambito delle clinics. Amo i lunghi assoli di batteria e sentire i vari dealers, i rappresentanti delle aziende e le persone che lavorano nei negozi, così come tutti i fans. E' veramente una cosa di basso profilo e tutto sommato normale. Non è un atteggiamento da rockstar, ma quello di una persona che condivide qualche cosa di molto divertente e interessante.
grande mangini!
Mike VS Mike!!
Re: Mike VS Mike!!
Grande
Re: Grande
Ottimo sostituto
Mike "ambidestrosamente" fantastico!
Non vorrei fare inutili polemiche. Ma Portnoy ...
Re: Non vorrei fare inutili polemiche. Ma Portnoy ...
Re: Non vorrei fare inutili polemiche. Ma Portnoy ...
Re: Non vorrei fare inutili polemiche. Ma Portnoy ...