Ciascuno degli strumenti coinvolti produce delle frequenze capaci di insinuarsi nei microfoni degli altri strumenti. La missione è quindi una: isolarli l’uno dall’altro il più possibile. Bisogna tenere conto di alcune variabili: le dimensioni della stanza, la distanza di uno strumento dall’altro, il volume dei singoli strumenti, la capacità di assorbire il suono degli oggetti presenti nella stanza, gli apparati disponibili destinati alla registrazione.
Sarà bene sfatare subito il mito dei cartoni delle uova appesi al muro. Offrono un simpatico effetto simil studio di registrazione, ma non vanno oltre: non servono a nulla, insomma. Nessun effetto apprezzabile per quanto riguarda l’assorbimento del suono. Risultati più interessanti si ottengono con il polistirolo, o ancora meglio con con la lana di roccia. Salvo che non si disponga di un ambiente impiastricciabile con colle e materiali di varia natura, i muri dovranno rimanere lindi e pinti. Sarà quindi bene trovare qualche soluzione in stile McGyver (capace di costruire l’impossibile con una graffetta e poco altro) per riuscire a contenere il marasma acustico della stanza. Questo è il primo passo verso una discreta registrazione. Sono estremamente utili tappeti e tende spessi; un vecchio materasso può invece servire da parete isolante tra batteria e resto del gruppo. Insomma, vale tutto.

In fase di registrazione non è necessario disporsi in modo che l’audio prodotto da ciascuno strumento sia diretto verso le orecchie degli altri componenti. Disporre i vari amplificatori (per chitarra, basso, tastiera, ecc.) in modo tale che si diano le spalle riduce – e di molto – le intromissioni nei microfoni altrui.
Come è ovvio, tutto questo discorso sarà valido solo se si dispone di un numero sufficiente di ingressi sulla propria interfaccia audio (o su un registratore multitraccia). Sufficiente significa circa otto ingressi per la batteria (in condizioni ottimali) e uno ciascuno per gli altri strumenti. Ciò equivale a dire che per registrare un gruppo con batteria, chitarra, basso, tastiera e una sola voce serviranno dodici ingressi: una configurazione di norma poco frequente in ambito domestico.

La situazione diventa differente se si convince il batterista a dotarsi di un mixer (o usare un numero inferiore di microfoni), in modo da inviare uno o al massimo due canali all’interfaccia audio. Il numero di canali necessari scende in questo modo a sei.
Una situazione ancora meno dispendiosa in termini di risorse si ottiene se si sceglie di registrare uno alla volta, incidendo prima la linea melodica per poi passare a quella ritmica (o viceversa). Come norma, sarà bene ricordare che lo scopo di base è quello di isolare i singoli strumenti il più possibile.
Mi chiedo una cosa: spendiamo millemila euri ...
Music is my Mistress...
Basta una serie di note.
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Re: Mi chiedo una cosa: spendiamo millemila euri ...
Music is my Mistress...
Basta una serie di note.
Re: Mi chiedo una cosa: spendiamo millemila euri ...
Ciao a tutti. Avendo a disposizione una coppia ...