Dopo il diploma in Teoria e Solfeggio ha iniziato a studiare con Camillo Colleluori, approfondendo linguaggi e stili musicali, specializzandosi in particolar modo sulla musica rock e metal e sull’utilizzo del doppio pedale. Quindi si è diplomato all’Accademia di Musica Moderna di Milano. Enrico ha un rapporto di endorsement con la Woodrums, ditta italiana che costruisce set artigianali totalmente in legno, con un design accattivante.
Nonostante la giovane età hai già un curriculum invidiabile e hai già inciso svariati album. Com’è il tuo approccio allo strumento in studio?
Cerco di preparare e arrangiare i pezzi da portare in studio nella maniera più semplice e musicale possibile, non voglio mai strafare per dare importanza al mio strumento, ma penso prima di tutto alla musicalità e al risultato finale, come poter far rendere al meglio una canzone. Una canzone deve trasmettere delle emozioni per la sua essenza, non per le svirgolate di batteria che possono essere fatte. Quanto al mio approccio in studio è lo stesso che nei live: ci si siede sullo sgabello dietro le pelli e si legna di brutto…
Adotti particolari accorgimenti in studio?
No: una volta che la batteria è ben accordata l’importante è che un bel groove prevalga in ogni canzone. A volte mi son ritrovato ad arrangiare interi pezzi in studio e in quel caso non è semplice starci dietro: non avendoli provati prima difficilmente un brano viene perfetto alla prima take con tutti i dettagli i ri-arrangiati all’istante. A quel punto è meglio munirsi di molta pazienza e poi si fila lisci come l’olio.

E nel live?
Nei live è lo stesso: adrenalina e headbanging a mille, con tante bacchette di scorta. Suonare la propria musica è una soddisfazione unica, soprattutto davanti a migliaia di persone. E comunque il drumming deve sempre essere al servizio della musica e mai fine a se stesso.
Con Raintime avete fatto da spalla ai W.A.S.P.: come ci si sente a partecipare al tour europeo di una storica metal band?
È un’esperienza unica: abbiamo avuto la fortuna di aprire per una band storica, ancora attuale e molto seguita (anche se un po’ pretenziosa e capricciosetta…). In ogni data il pubblico ha riempito completamente la location, incredibile! Ripartirei immediatamente per un tour di quel calibro.
Come ti eri preparato per il tour?
Buone prove e non vedevo l’ora di partire: nient’altro da dire…
Insegni?
Certo. Oltre al fatto che è un lavoro soddisfacente, perché è davvero bello poter essere in contatto, educare e trasmettere la passione per la musica e per lo strumento a moltissimi ragazzi, è l’unico modo per guadagnarsi da vivere prima che i Raintime diventino rock-star…
Le foto della Gallery sono di Leonardo Fabris