Didattica - Timing: suonare avanti, indietro e sul beat - Ritmi novembre 2011

di carlomarzo - accordiano DOC #28865 | 25 November 2011 @ 07:30 |
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In questa sede viene riproposto per intero l’articolo pubblicato nell’arco di tre uscite sui numeri di Ritmi di settembre, ottobre e novembre 2011. Nelle “risorse” dell’articolo vengono anche ripresentati i file audio con il click a una serie di velocità consigliate per lo studio, già inseriti tra le risorse dell’articolo di ottobre. Nel video allegato potete invece vedere Carlo Marzo in azione; il filmato è stato registrato nel marzo 2011, in occasione del Drum & Percussion Day organizzato presso Stazione Musica di Civitavecchia, sede centrale del network didattico Scuderie Capitani.

Ciao a tutti, come avrete già intuito dal titolo dell’articolo, mi occuperò di questo aspetto del far musica che riguarda tutti i musicisti in genere, ma che a noi batteristi e percussionisti sta particolarmente a cuore. Ho cercato di analizzare l’argomento da una prospettiva leggermente diversa dal solito, suggerendo anche alcuni esercizi che potrebbero aiutare coloro che avessero bisogno di migliorare il loro rapporto col click.
Ogni essere umano ha una sua interpretazione del timing unica e personale, un proprio modo di collocare i colpi rispetto a un'ipotetica griglia in cui dovrebbero esserci i posti esatti dove collocare i suoni.

Facciamo un esempio: anche concentrandosi per collocare il colpo esattamente sul beat (sia esso il click del metronomo, la pulsazione della band, il momento virtuale o immaginario in cui si dovrebbe trovare la nota se, per ipotesi, la facessimo suonare quantizzata da un computer), ogni musicista tende a suonare (spesso sempre in egual modo) la nota leggermente avanti (cioè in anticipo) o dietro (cioè in ritardo) sul tempo. È una cosa del tutto naturale, che spesso rende anche più piacevole l'esecuzione, soprattutto se raffrontata alla freddezza di una sequenza midi o comunque quantizzata.

C'è da dire però che suonare avanti o indietro può rappresentare anche l’espressione di un proprio modo di essere. Culturalmente parlando, noi Europei abbiamo tutto il retaggio della musica classica (spesso votata al virtuosismo o comunque alla valorizzazione del singolo esecutore o gruppo di esecutori) che ci porta inevitabilmente a suonare avanti rispetto al battito del metronomo. Invece, nell'ambito della musica africana e di tutto ciò che da essa deriva, l'esperienza musicale è un'esperienza di gruppo basata sulla condivisione, nella quale è molto labile la separazione tra esecutori e pubblico e in cui è importante godersi il momento della comunanza musicale affinché duri il più a lungo possibile: è per questo che sarà molto probabile che un nero, anche istintivamente, vada dietro (in ritardo) rispetto al beat. Avete mai notato la differenza che c'è nel modo di camminare tra un nero e un bianco? Quest’ultimo cammina con passi stretti e rapidi, come a volersi sbrigare, mentre il primo si molleggia su falcate più ampie e meno frequenti. Probabilmente questo, insieme ad altri fattori, anche se si tratta di una pesante generalizzazione, ci aiuta a comprendere come una persona non europea riesca a collocarsi più naturalmente indietro rispetto al beat.

Ora non vorrei essere accusato di razzismo al contrario, però credo che almeno da questo punto di vista (e non solo) abbiamo molto da imparare dalle culture extraeuropee, per il semplice fatto che tutta la musica che si suona deriva - soprattutto ritmicamente - dal blues afroamericano: il jazz deriva dal blues, il pop deriva dal blues, il rock deriva dal blues, il metal deriva dal blues (anche se tutti questi macrogeneri hanno mescolato la matrice del blues con elementi armonici o melodici - poco spesso ritmici - del mondo classico). Dunque è bene essere in grado di suonare dietro il beat con naturalezza, e ciò richiede un grandissimo lavoro, dato che noi nasciamo con una propensione più o meno elevata ad andare in anticipo rispetto al beat.


Spesso si suona avanti (prima del beat) quando si è nervosi o quando ci si trova al cospetto di un passaggio di un brano in cui si ha paura di sbagliare: il timore dell'errore ci induce a suonare nervosamente e più in fretta (‘a correre’) come se non vedessimo l'ora di superare quel momento. Ciò capita sovente ai musicisti con poca esperienza in studio di registrazione o che fanno le prime esperienze live. Si suona avanti anche quando non si è soddisfatti del proprio suono (magari per problemi tecnici legati allo strumento, all'impianto o a un ascolto [sul palco] non proprio soddisfacente).

Inoltre è frequente che si suonino in avanti solo le prime note di un fraseggio o di un passaggio, ovvero quando si attacca: ciò perché cerebralmente e dal punto di vista motorio il corpo non riesce subito a trovare la giusta postura per eseguire i colpi desiderati; in fase di studio per correggere questa problematica è necessario immaginare, già prima di farlo, ciò che si dovrà suonare (mental training), magari anche facendo dei movimenti a vuoto (colpi a vuoto con le bacchette) prima di entrare davvero: avete mai visto i batteristi che, prima di ‘entrare’, per beccare il groove giusto cominciano a muovere le spalle o le bacchette o la testa qualche battuta prima del momento del proprio ingresso? Inoltre bisogna studiare più spesso frasi e passaggi con note e pause (per abituarsi a fermarsi e ricominciare) anziché lunghe sequenze di note prive di pause.
Per essere però in grado di suonare dietro rispetto al beat bisogna innanzitutto esercitarsi nell'essere precisi sul beat (il che poi spesso coincide con l'esercitarsi a non suonare avanti: personalmente ci lotto da anni!).

Un ottimo esercizio è quello di studiare a tempi metronomici incredibilmente lenti, ben sotto i 30 bpm (procuratevi un buon metronomo, magari programmabile, che contempli le bassissime velocità e provate a suonare una nota ogni click a 15 bpm). In alternativa nelle “risorse” di questo articolo sono disponibili i file audio che simulano il click alle velocità suggerite, e anche alcune possibili applicazioni come il click sul 2 e 4 o con la possibilità di avere una struttura di 4 misure in cui il click suona solo sulla prima battuta e non nelle altre 3 (click 1 + 3).

Provate con l’esercizio 1. Non è decisamente più difficile che suonare a 200 bpm?
Il tutto si basa su questa teoria: ognuno di noi ha un margine di errore in riferimento al beat che generalmente si può misurare rispetto alla velocità di metronomo più bassa alla quale in genere suoniamo o studiamo; se chiamiamo questo margine X (lo sapevo che la matematica prima o poi mi sarebbe servita a qualcosa…) e consideriamo, per ipotesi, 60 bpm la velocità metronomica più bassa mediamente utilizzata, avremo come corollario (e vi invito a verificare su voi stessi, magari misurando i risultati con un qualsiasi software di registrazione) che a 120 bpm il nostro margine sarà (approssimativamente, sia ben chiaro) X diviso 2, a 240 bpm sarà X diviso 4 (ed è per questo che più sale la velocità metronomica - o più riferimenti ritmici ci si crea in tempi larghi - e più si ha l'impressione di essere precisi sul tempo) e, se ci capitasse di suonare per una volta a 30 bpm, il nostro margine sarebbe X per 2, il doppio, mentre a 15 bpm sarà X per 4, il quadruplo! Se, però, ci abituiamo per un po' a studiare e suonare, per esempio, a 30 bpm, sarà lì che si attesterà il nostro margine X, e quindi suoneremo a 60 bpm con un margine X diviso 2. Dunque più ci esercitiamo su velocità lente e più facciamo sì che a velocità ‘normali’ la nostra esecuzione possa essere pressoché perfetta sul beat (essendo il nostro margine d’errore estremamente piccolo).
A conferma di ciò ho fatto delle misurazioni a differenti velocità di metronomo, e precisamente a: 15, 30, 60 e 120 bpm, misurando il gap tra il colpo e il click. Vedrete evidenziato sulla destra di ogni immagine la distanza tra click e colpo. In fondo ho incorniciato il valore della loro distanza, espressa in milionesimi di secondo.

15 bpm: la distanza tra click e colpo è di: 99,4 millesimi di secondo;

Figura 1


- 30 bpm: la distanza è di: 46,1 millesimi di secondo, circa la metà rispetto alla figura 1;

Figura 2

- 60 bpm: 19,5 millesimi di secondo, quasi metà del valore precedente;

Figura 3

- 120 bpm: la distanza è uguale a 0; il colpo è perfettamente sul click.

Figura 4
Per lo stesso motivo è utile studiare (in quattro quarti, giusto per fare un esempio) col metronomo che scandisce solo il due e il quattro della battuta, perché sono queste le pulsazioni forti della musica afroamericana (esercizio 2).
Oppure, partendo da un piccolo esercizio di quattro misure programmiamo il metronomo (meglio una drum machine) affinché suoni solo su tutta la prima battuta (sulle altre tre resterà in silenzio), mentre noi continueremo a suonare sempre i soliti quarti. Quando arriveremo alla fine delle quattro misure e andremo a ricominciare l’esercizio da capo dovremo trovarci perfettamente col click (Terribile! Esercizio 3).
Ancora, potremmo far suonare al click solo l'uno di ogni battuta o addirittura l'uno ogni due o quattro battute; il che richiede moltissima concentrazione, ma vi assicuro che poi suonare a tempo sarà molto più semplice (esercizio 4).
Mi raccomando le velocità di metronomo. In un primo momento le velocità che vi ho suggerito potrebbero sembrare assurde, impossibili, ma vi garantisco che se sarete tenaci nel provarle e studiarle in un tempo ragionevolmente breve potrete già valutare i primi risultati. Ovviamente, questi sono solo alcuni dei tantissimi esercizi che si possono praticare e inventare per studiare col click. Pensate che utilizzando gli esercizi proposti così come sono scritti e sperimentando gli sticking più disparati creerete molti altri validissimi studietti. Inoltre, se ne avrete voglia, cambiando le figure musicali utilizzate, cioè, per esempio, le crome al posto delle semiminime (quindi suonando due colpi per ogni click), si aprirà un altro mondo di esercizi, figuriamoci utilizzando anche gli altri valori musicali, più le pause e tutte le loro combinazioni possibili.
Sempre tra le “risorse” dell’articolo trovate altri esercizi, una buona base di partenza per poi inventarne degli altri. Ricordate di lavorare a velocità di metronomo quanto più basse possibili; io parto da 15 bpm per poi aumentare di cinque bpm per volta, ossia 15-20-25-30-35-40 bpm.
Rispetto agli esercizi precedenti aumentiamo leggermente il grado di difficoltà aggiungendo la suddivisione e quindi suonando anche gli ottavi (es. 5, 6 e 7).
Possiamo poi fare un ulteriore step in avanti suddividendo gli ottavi, quindi suonando i sedicesimi (es. 8). Non correte, date a agni colpo il giusto valore senza affrettare l’esecuzione.
Infine vi propongo una semplice lettura ritmica, che però diventa molto difficile da eseguire correttamente alle suddette velocità metronomiche (15-20-25-30 bpm).
Non perdete mai di vista il click e sforzarvi per riuscire ad affinare il vostro timing. Una volta raggiunta questa consapevolezza ritmica, cioè nel momento in cui si sa bene dove si trova il beat, è più semplice essere in grado volutamente di suonare un po' più avanti e, soprattutto, un po' più indietro, in base al tipo di sensazione che si vuole creare con il proprio timing e in base al tipo di linguaggio musicale che si vuole adottare o rappresentare. Fatto ciò, non ci sarà più nessuno che vorrà raddrizzarvi i colpi con Pro Tools...

Ciao a tutti e buon lavoro.

Risorse
La didattica di Ritmi è coordinata da Marco Volpe
Click per timing
Esempi da 1 a 5
Esempi da 5 a 8
Lettura finale



Tutti i commenti

  • interessante
    di mosca - accordiano #31849 | 25 November 2011 @ 12:17
  • pardon
    di mosca - accordiano #31849 | 25 November 2011 @ 12:18
  • Molto interessante e fondamentale non solo per ...
    di perrynason - accordiano DOC #17170 | 26 November 2011 @ 18:03
  • 1:58 il cellulare arriva sempre in levare
    di paparazzoxxx - accordiano #24501 | 27 November 2011 @ 14:08

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