Intervista a Michael Urbano - Ritmi ottobre 2011

di LucianoBeccia - accordiano DOC #27389 | 12 October 2011 @ 07:30 |
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Reduce da una serie di applauditissimi concerti con Ligabue, dapprima in teatro e poi negli stadi di tutta Italia, culminati con la storica performance dello scorso 16 luglio al Campovolo, incontriamo il batterista californiano Michael Urbano per un supplemento di domande, oltre a quelle alle quali ha cortesemente risposto sul numero 015 di Ritmi, di ottobre 2011.

Come definiresti il tuo drumming?
Le radici del mio modo di suonare stanno nella musica soul americana, nel funk, nell’R&B: una sorta di tributo ai miei batteristi preferiti. Così ogni tanto faccio finta di essere Keith Moon degli Who, alle volte mi fingo Topper Headon dei Clash, John Bonham, Charlie Watts. Loro sono i miei eroi, i miei maestri, quindi prendo quello che loro mi hanno insegnato lo rimescolo e suono. Questo è il modo in cui vedo me stesso e il mio drumming.

Sei conosciuto per aver suonato con gli Smash Mouth. Ci parli di quell’esperienza?
Innanzi tutto lavoravo da tempo con il loro produttore, Erik Valentine: per vari progetti e per un gruppo che si chiamava Third Eye Blind, per il quale ho inciso il loro primo album. Un giorno Erik mi disse che aveva bisogno che suonassi per gli Smash Mouth, perché avevano avuto delle difficoltà con il precedente batterista: lui era molto più stile punk-rock e loro si erano spostati verso un genere più funky. La prima canzone che abbiamo suonato è stata “All Star”, poi ho inciso diversi pezzi del loro secondo disco, Astro Lounge. Dopo circa quattro o cinque mesi da quelle incisioni il mio telefono squillò: era Greg Camp, il chitarrista, che mi disse: “Michael, abbiamo bisogno che tu venga in tour con noi”. Gli chiesi quando e lui mi rispose “Domani!”. Così andai a comprare i primi due dischi degli Smash Mouth, ascoltai tutte le canzoni e mi scrissi tutte le parti della batteria su un piccolo quaderno degli appunti. Poi sono salito in macchina e ho guidato per due ore fino al posto del concerto. Una volta arrivato incontrai tutto il resto del gruppo per la prima volta, perché praticamente conoscevo solo Greg, che avevo visto in studio di registrazione insieme a Erik Valentine. Mi presentai e salimmo sul palco tutti insieme per suonare davanti a 7.000 persone. Oltretutto eravamo nella mia città natale: fu molto strano!



Suoni ancora con gli Smash Mouth?
No, non più. Sono troppo impegnato con Ligabue e ho dovuto fare una scelta.

Quanti album hai registrato con loro?
Tre: due ufficiali e uno un po’ meno!

Come mai hai lasciato la band?
Era tempo di andare: loro iniziavano a essere meno impegnati, c’era meno lavoro da fare e io nel frattempo ero impegnato anche con il progetto di Luciano, che mi prendeva molto. Poi hanno iniziato a esserci degli accavallamenti con le date e ho dovuto fare una scelta. Sono comunque rimasto in ottimi rapporti con gli Smash Mouth, in particolare con il chitarrista, Greg: io e lui siamo ottimi amici.

Hai anche suonato con la grande Sheryl Crow. Come vi stiete conosciuti?
Suonavo con John Hiatt e Sheryl Crow apriva i nostri concerti prima di diventare famosa. L’ho incontrata in quella occasione, prima che raggiungesse il suo successo. Poi lei mi ha chiamato per il suo secondo disco e abbiamo lavorato insieme in studio.



Com’è lavorare con un’artista poliedrica come Sheryl?
Mi sono divertito tantissimo. Per il suo secondo disco (Sheryl Crow) in studio eravamo solo io, Sheryl e Jeff Trott, chitarrista e co-autore delle canzoni: ci siamo divertiti come bambini.

Hai collaborato anche con Elisa: per il tour o solo in studio?
Solo in studio. E anche con Zucchero e Francesco Renga solo in studio.

Hai registrato in Italia o negli Stati Uniti?
Abbiamo registrato a San Francisco, mentre la masterizzazione di solito viene fatta a Los Angeles. Abbiamo registrato alla Record Plant di Sausalito, California.

In genere, in questo tipo di produzioni ti lasciano molto spazio decisionale negli arrangiamenti?
Quando suono per i progetti di Corrado Rustici suono esattamente quello che lui vuole e faccio pochissimi cambiamenti. Lavorare con Corrado significa portare in vita la sua visione. Ma quando ho suonato con Sheryl Crow ho potuto rappresentare le mie idee. Con la maggior parte dei produttori con cui ho lavorato ho suonato quello che sentivo, e a loro piaceva. Ci sono altri produttori che invece preparano alla perfezione tutti gli arrangiamenti: uno di questi è Matt Lange. Anche se non ho mai lavorato con lui, ho sentito parlare sul suo modo di gestire le session in questi termini.

C’è qualche artista particolare con il quale vorresti collaborare?
Ce ne sono così tanti: Prince, Neil Young, David Sylvian, Herbie Hancock… Molti dei musicisti con cui mi sarebbe piaciuto suonare non sono più vivi come James Brown, Othis Redding, Aretha Franklin: mi sarebbe piaciuto molto suonare con loro, un sogno.

C’è un’esperienze che ricordi con particolare piacere?
Uno dei momenti che ricordo maggiormente è stato suonare all’All-Star Game del baseball al Fenway Park di Boston, il più vecchio stadio di baseball negli USA. Ho suonato lì con gli Smash Mouth e ovviamente abbiamo suonato la canzone “All Star”: eravamo in diretta anche sulla tv nazionale con milioni di persone che ci guardavano. Quello è stato un grande momento per me, anche perché quando ero ragazzino mi sarebbe piaciuto diventare un giocatore di baseball.

Foto di Jarno Iotti

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  • vive e vegeta
    di filippovn - accordiano #29462 | 14 October 2011 @ 10:19

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