Hai suonato e registrato molte cose in Italia prima di entrare nei Porcupine Tree. Che cosa ti ricordi di quel periodo e a che punto era la tua carriera prima della fase italiana?
Ho degli ottimi ricordi dell’Italia. È stato un momento speciale della mia vita, nel quale ho incontrato e suonato con così tanti grandi musicisti e cantanti. I primi anni ’90 sono stati un periodo in cui sono cresciuto molto e ho iniziato a pensare di più al modo di suonare le canzoni. Ho registrato alcuni album molto belli e ho fatto dei tour incredibili.
Hai molta esperienza in studio di registrazione: che approccio hai per una sessione con un artista che non conosci? Ti è mai successo di registrare qualcosa che non ti piaceva affatto?
Sì, in passato ho registrato della musica che non mi piaceva proprio. Fa tutto parte dell’essere un musicista professionista. Da un po’ di tempo cerco di evitare di venire coinvolto in progetti musicali che non mi piacciono. Per prima cosa devo sentire una connessione con la musica e devo sentire di poter contribuire musicalmente al progetto, così che tutto abbia un senso e un significato. Non mi interessa far vedere cose mirabolanti sulla batteria. Quando devo lavorare con un nuovo artista cerco di ascoltare le canzoni per vedere se riescono a ispirarmi in qualche modo.

Riesci sempre a suonare quello che vuoi o qualche volta ti viene chiesto per esempio di suonare un particolare tipo di fill o un groove con un certo suono?
A volte gli artisti hanno un’idea abbastanza precisa di ciò che vogliono da me, e se sono d’accordo con loro sono felice di accontentarli. Ma a volte le persone hanno idee assai strane e un po’ pazze rispetto a ciò che pretendono da un batterista: programmano delle parti che necessiterebbero di sei braccia e tre gambe per essere suonate. Sono così abituati a ciò che programmano che riesce loro difficile accettare qualsiasi altra cosa.
Se posso, preferisco partire da zero, eliminando tutte le parti programmate per vedere se riesco a creare qualcosa di più semplice e con più spazio.
Tempo fa hai dichiarato di aver sviluppato con l’esperienza una mentalità che si avvicina a quella di un produttore. Puoi espandere un po’ questo concetto?
Si inizia a sentire ciò che va oltre la parte del tuo strumento. Anni fa ascoltavo solo la batteria, ma così facendo a volte si rischia di perdere il significato complessivo. Puoi creare una parte di batteria migliore quando prendi ispirazione da altri elementi presenti nella canzone. Ora ascolto molto di più gli altri strumenti e molto di meno il mio.

Abbiamo spesso parlato della comune passione per i rullanti. Ogni volta ci ridiamo sopra perchè ognuno di noi ne ha più di venti, ma alla fine quelli che si usano sono sempre i soliti due o tre: cosa spinge secondo te i batteristi a comprare rullanti un giorno sì e un altro no?
Sono quasi tutti bellissimi.
Gavin, con te non si può mai fare un discorso serio. Che tipo di batterista pensi di essere?
Penso a me stesso come a un musicista che suona la batteria. Spero di avere un effetto emozionale sulla musica. Non sono un vero compositore e preferisco collaborare con altri compositori.
Quando guardi o ascolti un batterista, qual è l’elemento che cattura la tua attenzione più degli altri?
Il groove, se riesce a far scorrere la musica e se sta suonando qualcosa di interessante a livello musicale. Non mi interessa guardare i batteristi che suonano veloci, perchè per me non ha alcun significato.
So che Steve Jansen è stata una delle tue influenze batteristiche.
Steve Jansen era un batterista che poteva suonare qualcosa di veramente interessante e di grande semplicità, una cosa molto difficile da fare. Steve mi ha dimostrato che si può suonare qualcosa di davvero affascinante senza quasi avere tecnica.

Come concepisci il tuo lavoro con la doppia cassa?
Sapevo sin dall’inizio che non avrei mai voluto suonare gli ostinato con i sedicesimi di doppia cassa perchè non mi è mai piaciuto il risultato finale. Sono sempre alla ricerca di piccoli abbellimenti da inserire nei groove e nei fill. Uso gruppi di due, tre o quattro note. Occasionalmente suono anche sette note di fila, ma è una cosa molto rara.
Cosa hai al momento nel tuo iPod? Ti capita mai di avere troppa scelta e di spegnere l’iPod senza aver ascoltato nulla?
Di recente ho ascoltato una band chiamata Everything Everything, la più originale che abbia sentito da molto tempo a questa parte. Mi piace ancora ascoltare anche un po’ del classico Steve Gadd. Molte volte però non ascolto nulla perchè sono troppo impegnato. Mi piace avere il tempo di sedermi e concentrarmi sull’ascolto, dandogli tutta la mia attenzione. Non mi piace la musica come sottofondo. A volte quando sono in un negozio e sento qualche bel groove che viene fuori dall’impianto mi avvicino ai diffusori per sentire meglio.
Non credi che oggi i ragazzi abbiano troppi elementi di distrazione e che questo possa rallentare o danneggiare l’importante processo di sviluppo della propria personalità?
Anche a me sembra la stessa cosa. Magari i miei genitori la pensavano allo stesso modo quando ero giovane. Di certo sembra che la musica sia diventata una cosa usa e getta e che sia caduta nella stessa categoria del cibo fast food. C’è così tanta musica in giro oggi e l’accesso non è mai stato così semplice. Quando ero più giovane esistevano solo due negozi di dischi che avevano del buon jazz moderno. Io ci andavo tutte le settimane per vedere cosa era uscito di nuovo. Risparmiavo un po’ di soldi e ci tornavo per comprami uno di quei dischi. Quindi l’ascoltavo un sacco di volte e ogni volta trovavo dei dettagli interessanti nella musica.
foto di Stefano Micchia