Pur premettendo che la conoscenza della lingua inglese è imprescindibile, iniziamo la nostra chiacchierata dall’unica pubblicazione di questo genere reperibile in lingua italiana, la monografia dedicata alla Ludwig firmata da Paolo Sburlati. Ludwig Yesterday & Today, 1909 – 1999 raccoglie in circa 200 pagine a qualche immagine tratta da vecchi cataloghi o dall’album dei ricordi dell’autore, ma soprattutto le foto a colori e la descrizione testuale, in inglese e in italiano, dei tantissimi strumenti rigorosamente Ludwig - batterie complete e rullanti - che facevano parte della collezione dell’autore al momento della pubblicazione del libro. Informatissimo e dettagliato, il libro di Sburlati è un ottimo viatico per addentrarsi nella produzione del “nome più famoso tra i tamburi”.

Paul William Schmidt, musicista, insegnante e giornalista musicale, firma invece History of the Ludwig Drum Company, pubblicato nel 1991 per l’editore Centerstream di Fullerton. 176 pagine in bianco e nero divise in due sezioni principali. Nella prima si ricostruiscono le vicende del marchio attraverso i ricordi e le testimonianze dei due William Fredrick Ludwig, Sr e Jr, ossia padre e figlio, con immagini a corredo tratte dalle collezioni private dei due ‘presidenti’. Nella seconda parte l’autore approfondisce invece gli aspetti più tecnici, legati alle tante innovazioni introdotte dalla Ludwig nell’arte di fabbricare tamburi, strumenti a percussione e accessori per la musica, con ampio ricorso a immagini tratte dai cataloghi e a citazioni di alcuni tra i più noti endorser Ludwig, quali per esempio Joe Morello e Ringo Starr.

Rob Cook, uno dei massimi esperti mondiali di vintage, ha pubblicato nel 2001 per la sua casa editrice Rebeats The Making of A Drum Company, sottotitolo The Autobiography of William F. Ludwig II, in cui si parla sì di colui che era stato ribattezzato “The Chief” dai suoi collaboratori e dipendenti, ma indirettamente si narra anche la crescita dell’azienda sotto la sua guida. Un racconto in prima persona privo di capitoli, una sorta di flusso di coscienza all’interno del quale è comunque possibile orientarsi grazie soprattutto a un’opportuna Table of Contents che a inizio volume indica le pagine in cui è possibile leggere dei diversi argomenti, dal periodo WFL a quello bellico, all’esplosione produttiva negli anni ’60. Di grande aiuto anche l’indice analitico piazzato a fine volume, per un libro di parte, ma assai divertente, per le tante foto disseminate nel corso delle 120 pagine e per i ritratti dei principali endorser Ludwig tracciati dal capo supremo dell’azienda.
