Intervista a Joe Porcaro - Ritmi luglio/agosto 2011

di TanoDAntonio - accordiano #29888 | 04 July 2011 @ 07:30 |
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Chi ha avuto il piacere di conoscerlo ha potuto apprezzare la bellezza della persona, unita a una grande umiltà e a una passione per la musica a 360 gradi. Chi ha avuto la fortuna di averlo anche come insegnante ne avrà apprezzato la capacità di far diventare semplici le cose più complicate. Joe Porcaro nasce in Connectided nel 1930 da padre calabrese e madre campana, emigrati negli States prima della guerra del 1915-1918. Il padre, percussionista, lo instrada fin da piccolo a suonare il tamburo rullante e a leggere la musica. La sua carriera inizia suonando opere italiane in una banda sinfonica nelle feste degli emigranti.

Joe fa questo per molti anni, suonando opere come Madame Butterfly, La forza del destino, La Boheme, l'Aida e tante altre. Solo successivamente Joe incontra Al Lepack, che diventerà suo insegnante e mentore, e con il quale studierà le percussioni classiche. A 18 anni Joe Porcaro deve lavorare come autista per guadagnarsi da vivere, ma persegue sempre il suo sogno di diventare un musicista professionista e negli anni successivi, tra orchestre sinfoniche, Broadway shows e matrimoni, riesce in qualche modo a vivere di musica e a sostenere la sua famiglia, dato che nel frattempo si era sposato e ha messo al mondo quattro: Jeff, Mike, Steve e Jolleen. A 36 anni decide di fare il grande passo e realizzare il suo sogno: diventare un musicista da studio. Con moglie e figli, carica la sua station wagon e parte per Los Angeles, dove nel giro di pochi anni diventa un musicista da studio richiestissimo e da allora è stato un susseguirsi di incisioni.

Ma il suo sogno va ben oltre, si estende ai figli che diventano tra i musicisti da studio più impegnati degli anni ‘80, oltre a raggiungere fama mondiale nella band Toto, recentemente inserita nella Hall of Fame. Jeff e Mike Porcaro hanno avuto una grandissima carriera come session men, mentre Steve ha avuto successo anche come compositore: tra l’altro è autore di ”Human Nature”, uno dei pezzi più noti di Michael Jackson, riproposto anche da Miles Davis, Steve Wonder, Alicia Keys e Boyz 2 Man. La cosa più incredibile è che nessuno nella dinastia Porcaro ha mai frequentato un college, un conservatorio o qualche altro istituto musicale: sembra quasi una tradizione trasmessa da padre in figlio. Dei suoi figli e di alcune tra le principali esperienze musicali parliamo col grande Joe Porcaro nell’intervista che segue.

Di recente hai partecipato alla manifestazione per l’ingresso dei Toto nella Hall of Fame. Ci racconti com’è nata la band in cui suonavano i tuoi figli?
Suonavo in uno show televisivo per la CBS, The Glen Campbell Show, con Marty Paich come direttore d'orchestra. Un giorno d'estate chiesi a Jeff se gli avrebbe fatto piacere venire con me e assistere alle registrazioni del programma. In quell'’occasione Jeff conobbe David Paich che era lì con il padre: diventarono amici e iniziarono a suonare insieme. Così David si unì al gruppo di Jeff che suonava nelle feste scolastiche. Attraverso David, Jeff conobbe David Hungate, che gli procurò un’audizione con Sonny & Cher, uno degli show più grossi in quell periodo negli Stati Uniti.

Accompagnai io Jeff a Beverly Hills a casa di Cher per l'’audizione, perché lui non guidava ancora, aveva solo 17 anni, ma vinse l’audizione. Jeff mi disse che Sonny & Cher lo volevano portare in tour a gennaio: gli dissi che non sarebbe stato possibile, perché era all’ultimo anno delle scuole superiori e volevo che si diplomasse. Ma Jeff non ne voleva sapere e avemmo una brutta discussione. Mia moglie decise di parlarne con il preside della scuola, che a sua volta gli consentì di andare in tour senza perdere l'’anno, dato che aveva buoni voti e suonava ogni fine settimana nell'’orchestra della scuola: a fine tour sarebbe potuto ritornare per fare l’'esame finale. Jeff andò in tour con Sonny & Cher, David Paich e David Hungate, ossia il nucleo base dei Toto.
Qualche mese dopo Sonny & Cher furono invitati al Glen Campbell Show: un anno prima, durante le registrazioni l'impresario dello show mi aveva detto di non portare più Jeff in studio. Cher pretese di averlo come batterista nel programma e lo disse all'impresario, che cercò di dissuaderla, sostenendo che doveva utilizzare i musicisti da studio già assunti e non un ragazzo inesperto che avrebbe fatto perdere del tempo prezioso. Ma sia Sonny che Cher volevano Jeff e così proprio quell’impresario fu costretto ad assumerlo.

Qual era il segreto di tuo figlio Jeff?
Forse il suo segreto è che aveva un grande cuore e a tutti faceva piacere averlo vicino. Ti racconto un episodio che accadde con Barbara Streisand: stavano registrando con Phil Ramone come produttore, erano le tre del mattino e, da quello che mi aveva raccontato Jeff, il pezzo che aveva registrato era già buono (in genere quando Jeff registrava erano buone alla prima). Ma Barbara continuava a tergiversare. Alle quattro Jeff le disse che andava a fare una telefonata, ma se ne andò a casa a dormire, mentre tutti aspettavano. Il giorno dopo, quando tornò in studio, Barbara gli chiese: "Jeff, cos’è successo? Mi hai detto che andavi a fare una telefonata” e Jeff rispose: “Infatti, ho appena finito di parlare”. Questo era Jeff; e Barbara lo perdonò.

Sarai stato molto orgoglioso anche di tuo figlio Steve, quando hai saputo che Miles Davis l’aveva contattato per avere dei pezzi per il suo disco.
Dopo il successo che ebbe con “Human Nature”, col il quale vinse un Grammy Award, chiese a Steve se aveva qualche altro pezzo. Steve mi chiamò, dicendomi che Miles sarebbe venuto ad ascoltare dei pezzi, e dato che era nervoso mi chiese di accompagnarlo allo studio. Steve propose a Miles “Walking of Life”, un pezzo che aveva scritto in ricordo di mio padre. A Miles piacque e decise di registrarlo.
Il giorno dopo andammo nello studio di Jeff, dove Davis vide un quadro; chiese chi l’avesse fatto e Jeff rispose che era stato lui. Miles disse: “Io devo avere questo quadro, io devo avere questo quadro"”. E Jeff rispose: “No problem, so che anche tu dipingi: dammi un tuo quadro e siamo pari”. Allora Miles dalla sua valigia cacciò una scatola di colori e iniziò a disegnare e in pochi minuti disegnò un quadro che regalò a Jeff. Infine Miles iniziò a registrare il pezzo e quando venne in regia Steve gli disse che era calante: mi si rizzarono i capelli in testa quando sentii mio figlio dire a Miles che era calante! Quel pezzo non è mai stato mai pubblicato.

Conoscevi bene Miles Davis?
Avevo conosciuto Miles molti anni prima, quando avevo suonato per una settimana in un locale a Boston con Toshiko Akiyoshi. Miles venne a suonare lì con la sua nuova band: Philly Joe Jones, John Coltrane, Red Garland e Paul Chambers. Mi dissero che non potevo usare la mia batteria, che sistemai al lato del palco, e che avrei dovuto usare quella di Philly Joe Jones, che non conoscevo. Quella sera, prima di iniziare a suonare cercai di sistemare la batteria nel modo in cui mi era più congeniale, dato che sono mancino. A un certo punto un signore di colore, alto, mi si avvicinò con tono minaccioso chiedendomi cosa stessi facendo: ovviamente era Philly Joe, che mi disse che non dovevo modificare la posizione dei tom e dei piatti e mi fece spostare solo lo hi-hat. Quindi dovetti suonare con questi piatti alti. Ma non è finita. Alla fine della settimana, quando andai a prendere le custodie della batteria non le trovai: chiesi al proprietario del locale se l'avesse viste e lui mi disse che Philly Joe le aveva portate via… Disgraziato, gli dissi.

Vorrei parlare di una delle tue ultime incisioni, Daniela Sings, della cantante romana Daniela Spagnolo, in cui si può apprezzare il tuo lavoro con le spazzole.
Mi piace molto suonarle, specie se ho a che fare con bravi musicisti e non devo preoccuparmi del tempo. Daniela ha un grande senso del tempo e quando suono con lei sono tranquillo.

Ci puoi spiegare la differenza tra suonare jazz con una cantante o senza?
Dipende dal cantante con cui suoni, ma soprattutto dalla canzone: se è una ballad oppure no. Se è un pezzo be bop suono in maniera più sciolta, se è una canzone ‘da ascolto’ suono in maniera più contenuta; comunque, quando suono con i cantanti uso un tocco più leggero.

Continuando a parlare di cantanti, ci parli delle session fatte con Frank Sinatra?
Nei suoi dischi ho suonato le percussioni: timpani, vibrafono e altro, mentre in alcuni concerti dal vivo ho suonato la batteria. Una volta ho suonato con lui e Liza Minelli per il Superbowl a San Diego.

Era molto esigente Sinatra con i musicisti?
Io non ho avuto mai problemi con lui, ma molte volte era un pò cupo. L'ultimo disco che ho registrato con lui lo incidemmo alla Capital Record: ricordo che una sera non riuscimmo a registrare niente, Frank beveva durante le sedute di registrazione e quando beveva non era particolarmente simpatico con i musicisti; il giorno dopo, però, registrammo cinque pezzi tutti in una volta.

 

Foto di Ronn Dunnett

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