Verso le cinque, Riccardo Merlini - batterista funambulo apprezzato da tanti drummer internazionali tra i quali anche Mike Mangini - ha introdotto l'evento con una dimostrazione di tecniciscmi "progressive metal" applicati a un drumset inusuale, composto da una batteria acustica affiancata e ampliata da una elettronica.
In particolar modo ha elogiato la possibilità e la comodità che la Pearl Pro Live semielettronica può offrire a chi non ha la possibilità di avere una batteria rumorosa. La stessa batteria, sostituendo le pelli ai pad, diventa una batteria acustica.

E poi è stato il momento di Lang, che definire rock sarebbe riduttivo.
Con un setup ridotto con "solo" 6 pedali (doppio per la cassa, uno per il charleston, un altro per un simil-charleston composto da due piccole campane e un paio dedicato a due tamburelli) ha dato sfogo delle sue capacità di indipendenza degli arti, creando situazioni ritmiche sempre nuove e complesse.
Con l'ausilio di basi estremamente progressive, ha fatto sentire la sua tipologia di approccio aggressivo ma paradossalmente misurato su dinamiche e strutture ritmiche richieste dal brano proposto.
Dopo un ora di dimostrazione sulla sua Drum Workshop, si è concesso alle domande del pubblico. La prima ha riguardato inevitabilmente l'esperienza dei casting "DreamTheateriani": il batterista austriaco svelò che durante i provini il nuovo batterista Mike Mangini era già stato scelto come definitivo e che la manovra mediatica era strettamente commerciale. Tuttavia si è divertito, ammettendo che non sarebbe stato comunque disposto a trasferirsi in America rinunciando alle altre opportunità che attualmente segue (il suo power trio e i vari lavori come turnista) ed elogiando il collega Mangini per tecnica e prestanza visiva perfetta per un gruppo come i Dream Theater.
Altre risposte riguardanti i "rudimental ritual" o l'approccio per un corretto uso del doppio pedale,vengono riassunte nei concetti di singolo colpo-doppio colpo (applicabile ad ogni elemento del drumset, base di qualsiasi tecnica percussiva) e di "ritmo-dinamica", indispensabile per ampliare la percezione di spazio all'interno di una canzone.

Dedica del tempo per una carrellata sui trick di bacchette più tamarri e allo stesso tempo utili, ricordando sempre l'altra faccia della medaglia di questi effetti in contesti sbagliati, ma soprattutto la pericolosità di fare spettacolo quando non si è in grado di gestire parallelamente la situazione utilizzando solo una mano.
Conclude la clinic spiegando come è composto il suo set (soprattutto specificando che è praticamente tutto signature "Thomas Lang") e salutando i partecipanti con un'ultima esibizione sulle note di una canzone del suo trio "Stork".
A seguire foto e autografi dei fans.

Un Thomas Lang apparentemente lontano dalla figura dell'imparziale turnista pop che siamo abituati a vedere di fianco a Giacomo Castellano & Co., ma che grazie a grinta, tecnica e soprattutto passione, riesce a trasmettere sicurezza e incisività ad ogni colpo, a prescindere dal genere in cui si trova a suonare.
Mostro di batterista, e soprattutto, mostro di ...
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