Tutti i batteristi sono in debito nei confronti della Turchia, infatti, proprio a Istanbul, nel XVII secolo nascevano i piatti. E’ intorno al 1600 che il fabbro armeno Keropem emigra dalle coste del Mar Nero alla capitale ottomana Costantinopoli, per lavorare come capo costruttore delle caldaie del palazzo del sultano. Suo figlio Avedis I è un alchimista che studia come produrre l’oro mescolando i metalli primari.

Durante i suoi esperimenti, Avedis I trova il metodo per creare il bronzo B20 (80% rame e 20% stagno, una lega già usata da secoli per fabbricare le campane). L’alchimista di Costantinopoli incomincia a produrre piatti con il consenso del sultano Osman II e prende il nome di Zilciyan, dal turco zilci (costruttore di piatti), unito al suffisso armeno “yan” che denota il nome della famiglia. In seguito il nome si trasforma in Zildjian, che da allora diventerà sinonimo di “piatti musicali”.

Facciamo un salto di qualche secolo: l’inizio del ‘900 vede profilarsi lo sterminio degli armeni in Turchia e, nel 1908, Avedis Zildjian III emigra a Boston, negli Stati Uniti. In Turchia rimane un altro ramo della famiglia, che cessa di chiamarsi Zildjian perché il governo turco abolisce i suffissi armeni nei cognomi (come “ian”). Continuano a costruire i piatti Gabe Zilcan e Mikhail Dulgaryian, che cambia anche lui il cognome in Zilcan e prende l’appellativo di “Usta”, che significa “mastro”. Mikhail Usta fabbrica i famosi piatti K. Zildjian Costantinople.

Nel 1928 Avedis III e Aram Zildjian iniziano a costruire piatti in America e fanno fortuna grazie all’avvento del jazz. Con all’aiuto dei grandi batteristi dell’epoca sviluppano nuove serie più leggere e melodiche e iniziano a utilizzare sistemi di lavorazione più moderni.

Nel 1967, Gli “americani” Robert e Willie Zildjian acquistano l’antica K. Zildjian di Istanbul, trasferendo i maestri piattai in America. I cugini turchi degli Zildjian sono Kerope Zilcan e i suoi figli Michael e Gabriel, che portano in America le tecniche di battitura dei piatti, la cui memoria si era perduta da diversi anni. I piatti K Zildjian continuano a essere costruiti in Turchia fino al 1975. Nel 1977, l’ultimo mastro piattaio tradizionale rimasto in Turchia, Mikhail Usta, ha un attacco di cuore e smette di costruire piatti. Nello stesso anno i cugini d’America chiudono definitivamente la fabbrica di Istanbul. Poco dopo, due mastri piattai che lavoravano per Mikhail Usta, Agop e Mehemet, si mettono in proprio e fondano la Istanbul, capostipite di una serie di fabbriche nate (e spesso morte) nell’area del Bosforo.

In questa puntata Christian Meyer, Michele Gurrieri e Mario Riggio, affascinati dalla storia e dall’antica arte della costruzione dei piatti, vanno a visitare la grande fabbrica Istanbul Agop e la piccola officina Masterworks.