In particolare, per avere un buon ascolto dobbiamo considerare due aspetti fondamentali: la qualità sonora di ciò che giunge alle orecchie del musicista e il rispetto delle condizioni di sicurezza per il suo udito.
Partendo dal presupposto di avere il miglior strumento che le nostre tasche possano permettersi, dotato di pelli adeguate e opportunamente accordate, ci sono una serie di accorgimenti possibili per migliorare la qualità del proprio ascolto.
Prima di tutto occorre valutare le caratteristiche dell'ambiente nel quale lo strumento è montato. I locali per musica dal vivo, per esempio, sono frequentemente fonte di problemi acustici: spesso non trattati acusticamente, con palchi risonanti o riverberanti, minuscoli e con soffitti bassi. In posti come questi (chiaramente non pensati per la musica) un colpo di rullante è l'equivalente di una fucilata per le orecchie, e ogni colpo di crash equivale a vero inquinamento sonoro. Per queste situazioni di emergenza diventa obbligatorio principalmente abbassare le dinamiche (ditelo anche al resto della band però), utilizzare piatti più piccoli, prediligere spazzole e rods alle classiche bacchette e se necessario sordinare anche abbondantemente. Dopodiché, incrociare le dita, preparandosi a feedback continui e lamentele degli amici venuti ad "ascoltarvi".

A volte il problema è opposto, e si suona in locali o sale prova dalle pareti completamente coperte di spugna piramidale o simile, e anche i piatti dal suono più brillante sembreranno scuri e opachi.
Suonando in piazza verranno meno la maggior parte di questi problemi in quanto si è all'aperto, ma proprio per questo a volte si può incorrere in un fastidioso eco se il palco è circondato da edifici. In questi casi seguire un giro di basso, o anche restare concentrati sul proprio pattern può diventare un problema.
Tutte queste situazioni ovviamente lasciano pochi margini di miglioramento del sound da parte del batterista. Nella propria sala prove, invece, è possibile fare davvero qualcosa a beneficio del sound. L'ambiente ideale deve essere caratterizzato da un buon compromesso fra assorbimento acustico e riverberazione: lo strumento deve respirare, non deve essere soffocato dalle pareti dove è confinato, ma ovviamente la mente ha bisogno di riconoscere la batteria e non la stanza come la fonte principale del suono percepito e per questo motivo le riverberazioni devono comunque essere tenute nei limiti. Questo aspetto ovviamente dipende anche dal genere musicale: un gruppo power metal avrà bisogno di un trattamento sonoro decisamente elevato, mentre un trio acustico potrà permettersi di suonare in un ambiente con solo una leggera correzione acustica, anzi, un po' di coda sarà probabilmente gradita. Se non si vuole spendere soldi in piramidale, andranno bene tappeti, tende, divani, insomma materiale morbido e poroso, che assorbe adeguatamente le alte frequenza.

Tutte queste considerazione hanno un'elevata attinenza anche con il secondo aspetto fondamentale che si è citato in apertura, ossia la salute delle proprie orecchie. Il batterista è infatti esposto a notevoli livelli di pressione sonora, superiori spesso a 110 o 120 dB, che se prolungati nel tempo portano inevitabilmente a compromettere l'udito o a problemi come l'acufene (il fischio continuo che molti batteristi conoscono bene). Gli elementi del set responsabili del livello maggiore sono sicuramente il rullante (specialmente su suonato sul cerchio) e i crash e china più grandi. Ovviamente i batteristi rock/metal più pestoni sono maggiormente soggetti a questi problemi.
Non occorre allarmarsi, tuttavia, se si prendono precauzioni. Quella più pratica ed economica è rappresentata dai tappi: oltre a quelli di spugna gialla disponibili in farmacia, ce ne sono di specifici per musicisti, come gli Etymotic, Vater, Ahead, Shure, tutti simili fra loro e con un costo limitato, intorno ai venti euro. Il problema di queste soluzioni è che sebbene abbassino il livello di pressione sui timpani, la qualità sonora risulta almeno in parte compromessa. Il filtraggio infatti, nonostante quanto affermato, è notevole alle alte frequenze e limitato alle basse, con il risultato di rendere secchi e scuri i suoni e di non proteggere efficacemente su tutto lo spettro sonoro. Esistono pertanto delle soluzioni più raffinate basate sempre su tappi ma ricavati dal calco del condotto uditivo del musicista, e dotati spesso di filtro intercambiabile per scegliere la quantità di abbattimento sonoro desiderato (15, 20, 25 dB per esempio). I filtri sono notevolmente più lineari, garantendo il rispetto del timbro dello strumento, e anche il comfort è ottimo, essendo strumenti realizzati ad hoc per il proprio orecchio. Ovviamente il costo sale notevolmente, intorno alle duecento euro o più.

La soluzione adottata da chi scrive è, infine, la seguente: utilizzare cuffie chiuse ed isolanti (come le Beyerdynamic DT 770 m, le Extreme Isolation o le Vic Firth, per esempio) che abbattono notevolmente il volume esterno, e permettono di ascoltare (se si è adeguatamente microfonato il set) lo strumento impostando a piacere i volumi e l'equalizzazione per ogni microfono. Il volume necessario in cuffia sarà limitato e pertanto non dannoso: non occorre aumentarlo a dismisura, visto che il volume esterno è mantenuto nei limiti dai padiglioni isolanti delle cuffie. É chiaro che è una soluzione costosa in quanto richiede microfoni, mixer, cuffie e relativo preamplificatore. Tuttavia è quella sicuramente più versatile e "riciclabile" (microfoni, mixer e cuffie vi faranno sempre comodo) che consente fra le altre cose di monitorare l'intera band, se si dispone di microfoni e canali a sufficienza.
Inoltre, se avete speso già molto per mixer e microfoni, potete sostituire le cuffie chiuse con delle cuffie anti-infortunistiche e normali auricolari: i risultati non sono troppo diversi, estetica a parte.
Hai qualche informazione in più riguardo i ...
ciao, la mia esperienza riguarda i dispositivi ...
Questo è un campo molto interessante. Grazie ...
http://superloco-gypsyjazz.jimdo.com/
Beyerdynamic DT 770 m
Io mi trovo benissimo: comode da indossare (a ...