Grazie alla cortesia di Willy Davoli della ditta Wilder, erede del prestigioso marchio Davoli, abbiamo ricevuto un depliant della batteria modello Break 72, il cui nome si riferisce presumibilmente al 1972, anno 'di nascita' dello strumento. La batteria è tutta montata su una struttura metallica che funge da telaio portante, uno speciale supporto snodabile “adattabile a qualunque esigenza di posizione". Il progenitore degli attuali rack era realizzato con profilati di acciaio trafilati a freddo e poteva essere fornito in acciaio inox satinato, oppure in "eleganti colori con verniciatura a forno". I tamburi erano interamente costruiti in laminato di acciaio, una scelta cui la Davoli sarebbe pervenuta "dopo lunghe ricerche in camera acustica e con l'ausilio dei più moderni strumenti di rilevazione delle curve sonore di risposta". Inguaribili ottimisti, i produttori pensavano già a come ovviare a danni, scrostature e all’usura del tempo, ricordando nel depliant che sul laminato “è possibile qualsiasi intervento di ricromatura, riverniciatura o riparazioni varie; queste ultime sono estremamente agevolate dalla possibilità di saldature di ogni tipo". Altra peculiarità che balza subito all'occhio è l'assenza di blocchetti e tiranti esterni delle pelli. In pratica, alle estremità dei fusti in laminato venivano appplicati dei cerchi definiti “battenti", sui quali erano montate le pelli; la tensione di queste ultime era assicurata tramite "il complesso delle viterie di serraggio, uniformato alle correnti misure internazionalie reperibile ovunque". Ne possiamo dedurre che tali viti, oltre alla tensione delle membrane, assicuravano anche la 'saldatura' del fusto ai cerchi. Un sistema che, a detta del produttore "permette una maggiore sonorità dei tamburi e un facile ricambio delle pelli".

Il rullante della Break 72 misura 14 x 5 pollici ed è equipaggiato con una cordiera realizzata con meccanismo di stacco a camme autoregolabile “che consente una costante e precisa aderenza delle molle alla pelle e una meticolosa regolazione della tensione"; all’interno del rullante trovava posto una generosasordina ”ad azione progressiva" (se ne poteva cioè variare l'effetto, ossia la pressione esercitata sulla membrana, girando la apposita manopola circolare). Quanto al suono prodotto, è descritto nel depliant come "potente, ricco di componenti armoniche, pronto al tocco leggero, compresso al fortissimo".
I tom sistemati sulla cassa e quello che comunemente indichiamo col nome di timpano vengono chiamati collettivamente timpanie definiti, rispettivamente, Piccolo, Medioe Grande; l'unica notizia in proposito è che "il timpano grande è dotato di doppia sordina progressiva". Unica informazione sulle dimensioni, un laconico 14" x 5"!
La grancassa, infine, è così descritta: "di grande dimensione, secondo le tendenze attuali. Suono smorzabile a volontà con l'impiego di doppia sordina di grande diametro". Quanto alle misure, il depliant riporta quelle in pollici e in centimetri sia delle pelli (22”, cm. 55) sia del cosiddetto “esterno”(24", cm. 60).

Ultime annotazioni per il fatto che lo strumento era fornito completo di pedali per la cassa e per lo hi hat: il primo è descritto come "di tipo a sbalzo, con perno centrale di grande resistenza, montato su due cuscinetti a sfera, regolabile, realizzato in profilati di acciaio, snodi con perni ad alta resistenza, pedana e cerniera con posa-tacco e ferma punta". Quanto al pedale del charleston, aveva "un tirante centrale, molla di ritorno regolabile finemente, pedana e cerniera con posa-tacco, ritorno immediato e silenzioso".
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