La prima cosa che ci balza all’occhio è la dimensione ridotta del cajon, con un’altezza di soli 45 cm. Non si tratta però di una dimensione scomoda o penalizzante, anzi, superata la sorpresa iniziale, proviamo una sensazione di maggiore stabilità e sicurezza. Il corpo è in multistrato di betulla, con la superficie battente in radica nera; all’interno abbiamo una cordiera di tipo tradizionale realizzata con quattro corde di chitarra, dotata di meccanismo di regolazione della tensione.
Ci si potrebbe aspettare che con una dimensione ridotta il suono possa essere in qualche modo penalizzato, ma non è così. I bassi sono profondi e ben definiti e lo stesso dicasi per gli alti. Grande la definizione e la precisione dei suoni, con i bassi che non tendono mai a impastarsi, neanche sui rulli più veloci.
Abbiamo quindi sotto le mani uno strumento agile e docile con il quale possiamo affrontare facilmente qualsiasi tipo di situazione musicale, sia dal vivo che in studio. Vista anzi l’ottima definizione del suono, ci sentiamo di raccomandare questo cajon soprattutto per l’uso in studio di registrazione.
Insieme a questo strumento collaudiamo anche un altro accessorio della casa tedesca, lo Shake Hands, uno shaker che può essere suonato con le mani libere: una specie di guanto elastico che fascia il palmo della mano lasciando completamente scoperte le dita fino alla loro attaccatura. Sul dorso del guanto sono fissati tramite strisce di velcro tre piccoli shaker ovoidali. La mano non risulta per niente appesantita dalla bardatura, ma soprattutto rimane completamente libera di suonare altri strumenti, come nel nostro caso il cajon. Con un po’ di pratica impariamo a mantenere la divisione dello shaker anche nelle pause del cajon. È un po’ come avere tre mani. Il giudizio per questi due strumenti è ottimo in entrambi i casi, con il comune denominatore di un’ottima portabilità anche per chi decide di spostarsi in bici o in metropolitana.
di Antonio Gentile
bello il cajon