Come e quando hai iniziato a suonare la batteria?
A 12 anni: mio padre, batterista, mi portava alle prove dei suoi gruppi e a vedere i primi concerti all’aperto. Anche l'ascolto musicale è stato selezionato, in pratica ascoltavo quello che sentiva lui, ed è stato naturale quindi appassionarmi alla musica, in generale, ed alla batteria successivamente.

Che formazione didattica hai avuto?
I primi rudimenti sullo strumento mi sono stati dati da un amico di mio padre, che gestiva un negozio di musica dalle nostre parti, in seguito a 15 anni ho fatto una full immersion di studi con Franco Rossi e il suo staff e con Marco Volpe. A 18 anni vinsi un concorso nazionale per batteristi indetto da Walter Martino e da li in poi ho cominciato a prendere coscienza che suonare era quello che volevo fare in assoluto anche se, in sincerità, mi sono dedicato molto seriamente a questa cosa per tutta l’adolescenza.
Chi sono stati i tuoi primi punti di riferimento?
Il mio primo riferimento è stata la musica che ascoltava mio padre: ricordo di aver sentito 8:30 e Night Passage dei Weather Report centinaia di volte, giusto per fare un esempio, ma ricordo anche Pino Daniele e tantissime altre cose... l’altro punto di riferimento è stato mio padre (lo è tuttora dato che sottopongo al suo parere tutti i lavori cui prendo parte o la musica che pubblico). Crescendo ho cominciato a prendere contatto e a seguire i batteristi conosciuti del nord Italia e in questo modo ho imparato moltissimo sul campo.
E ora? Chi sono i batteristi, o più in generale i musicisti, che stimi maggiormente e che influiscono sul tuo approccio allo strumento e alla musica in generale?
Tra gli altri Stravinskij, Nino Rota, John Williams, Frank Zappa, Joni Mitchell... da qualche anno a questa parte mi interesso alla musica più in profondità. Se fino ai 25-26 anni lo studio e l’analisi della tecnica del mio strumento erano parte integrante della mia giornata tipo, ora, che tra l’altro dispongo di molto meno tempo libero, mi interessa ascoltare/analizzare la musica con un diverso approccio: la ricerca del suono. Un timbro particolare che renda riconoscibile l’opera di un artista, il suo modo di comporre e organizzare il materiale, fino ad arrivare all’utilizzo degli strumenti in maniera personale, questo è ciò che mi interessa, è quello che fanno gli innovatori e gli artisti che ho citato all’inizio. In conclusione le cose che inseguo sono due: un suono definitivo che caratterizzi la mia musica (ci lavoro costantemente e credo di aver fatto molti passi in avanti) e suonare in maniera personale.
Non si può non tener conto in tutto ciò dell’importanza che hanno le collaborazioni: io sono stato molto fortunato ad incontrare – più volte e a più riprese - personaggi che mi hanno illuminato e dato suggerimenti preziosi. Anche il fatto di vivere situazioni di profilo sempre più alto contribuisce a dare stimolo e sicurezza al nostro percorso di musicisti. Desidero citare alcuni degli artisti con cui ho avuto il piacere di condividere il palco o lo studio di registrazione: Delfeayo Marsalis, John Patitucci, Jimmy Haslip, Delmar Brown, Andy Timmons, Carl Verheyen, Guthrie Govan, Paul Jeffrey, Tommy Emmanuel, James Cammack, Katia Labeque, Marielle Labeque, Giovanni Sollima, Matthew Garrison, Linley Marthe, Bobby Vega, Michael Manring, Ollestad Tollak, Viktoria Mullova, Gianluca Petrella, Stefano Di Battista, Dario Deidda, Carlo Boccadoro, Francesco Bearzatti, Roberto Cecchetto, Sentieri Selvaggi, Ares Tavolazzi, Stefano Cerri, Paolino Dalla Porta, Roberto Rossi, Patrizio Fariselli, Gigi Cifarelli, Roberto Tarenzi, Antonio Faraò, Marco Vaggi, Marco Micheli, Bruno De Filippi, Andrea Dulbecco, Fabio Morgera, Massimo Moriconi, Nicolò Fragile, Andrea Braido, Emanuele Cisi, Sarah Jane Morris, Carl Anderson, Giorgia, Alexia, Biagio Antonacci, Eugenio Finardi, Melvia “Chick” Rodgers, Dirotta su Cuba, Alice, Ricky Gianco, Folco Orselli, Luca Jurman, Ricky Martin.

Ricordi qual è stato il tuo primo ingaggio?
Sicuro, la prima serata “vera” l’ho fatta a 15 anni con un gruppo dove suonavo di tutto: soul, funk, rock... ricordo che la cena consistette in un panino mangiato in piedi alla stazione mentre fuori pioveva.
Qual è la tua filosofia circa l’utilizzo della doppia cassa (o del doppio pedale)? Chi sono i batteristi che ti hanno influenzato in questo senso?
Ho usato il doppio pedale da ragazzo e lo riprendo rarissimamente solo quando il contesto lo richiede, non ho la pratica necessaria per suonarlo in maniera “canonica”. Anni fa ad una manifestazione fieristica ricordo di aver conosciuto Virgil Donati perchè entrambi sponsorizzavamo marchi importati dallo stesso distributore. Mi colpì il suo controllo ma ripeto, non seguo i generi che prevedono l'utilizzo del doppio pedale e quindi non mi considero un esperto.
Che strumentazione utilizzi? Sei endorser di qualche marchio in particolare?
Sono endorser Yamaha, Zildjian, Vic Firth e Remo. Colgo l’occasione per ringraziare Norberto Rizzi e Piero Panetta dello staff Yamaha, azienda meravigliosa che trasforma i miei desideri in realtà e che mi segue sotto il profilo tecnico in modo impeccabile. Ringrazio inoltre l'azienda Mogar nelle figure di Mauro Antonazzi, Stefano Xotta e Gianluca Aramini. La batteria che utilizzo ora è una Yamaha Oak X, i fusti sono realizzati in quercia e le profondità sono molto contenute, questo mi da modo di cambiare l’accordatura in modo drastico: posso suonare jazz con un suono vicino a quello di Max Roach, oppure virare ad un timbro funk-pop senza problemi; la cassa di serie è una 22”x20”, un vero cannone! Quando ho cominciato a lavorare con Yamaha è stato fantastico perchè la mia prima batteria è stata una 9000 cherry wood, un classico.
Per i piatti il discorso è più complesso in quanto mi capita di suonare generi anche molto diversi tra loro, quindi anche la strumentazione cambia. Ultimamente utilizzo gli Zildjian serie Constantinople e altri vari K, ne ho diversi molto vecchi che utilizzava mio padre (anche se ora è lui che viene a chiedermeli in prestito). Le bacchette sono Vic Firth mod. American Sustom SD10 Swinger Rock Maple, mentre le mie pelli preferite sono le Remo Coated Ambassador, in studio e dal vivo. In pratica lavoro con i marchi che mi piacciono di più, che sono gli stessi che preferivo da ragazzo. Mi reputo molto fortunato per questo.
Quali credi che siano i punti di forza del tuo drumming?
Credo di avere un bel suono e di aver curato bene le dinamiche e la tecnica, tuttavia il mio approccio e sempre più rivolto alla musica in generale e meno legato al lato “eroico” del mio strumento; quando vengo chiamato a lavorare a un progetto o a registrare, penso sempre: “cosa posso fare per dare un contributo positivo a questa musica?” Cerco di essere di complemento, privilegiando l’accompagnamento poi, se il progetto lo richiede, cerco di essere originale e di metterci del mio, anche se di solito tutto avviene di pari passo.
La parte artistica, soprattutto nelle registrazioni, consiste nel rendere gradevole e interessante ciò che si sta realizzando, anche perchè i prodotti rimangono e sono testimonianza del nostro percorso e della nostra maturazione musicale.

Riesci a vivere di musica?
Sì, la mia carriera di leader e promotore di progetti va bene e tante cose continuano ad accadere, sia nella discografia che riguardo le collaborazioni. Inoltre sono didatta al CPM di Milano e le offerte di lavoro (concerti, clinics, masterclass, rapporti da endorser) non mancano. Nel mio caso si è trattato di avere coraggio agli inizi, quando i risultati lavorativi ancora erano lontani. Ringrazierò sempre la mia famiglia che non ha mai mancato di sostenermi.
In cosa sei impegnato al momento? E quali sono i tuoi progetti futuri?
Il mio progetto più recente è il gruppo The Plug con Andrea Lombardini al basso, Sergio Cocchi alla voce e Gianluca Petrella ospite al trombone. Si tratta di un progetto che mischia tradizione e sperimentazione, acustico ed elettronico. L’utilizzo di macchine analogiche, presenti sul palco durante i concerti o in studio nelle sessions, da vita a performance “aperte” e mai ripetitive, senza l’ausilio di un computer portatile. Il disco è uscito a marzo per la Myfavoriterecords (EMI) e sta andando molto bene, le critiche sono state bellissime e presto saremo in giro per una serie di concerti.
Un altro progetto di cui faccio parte è Foundaction, il cui leader è Sergio Cocchi: un collettivo di splendidi musicisti che arriva a contare, nella formazione estesa, 13 elementi. Proprio in questi giorni siamo stati via per partecipare ad una serie di importanti festival e abbiamo avuto l’onere ed il piacere di condividere il palco con artisti meravigliosi come i Tower of Power, Chaka Khan e Maceo Parker; il disco, registrato l'inverno scorso, uscirà a breve.
L’altra mia formazione “preferita” è il trio The Thrust di cui sono co-leader insieme ai fratelli Pancho e Pepe Ragonese: sono tanti anni che suoniamo insieme e giusto in questo periodo attendiamo l’uscita del nostro secondo cd Little Wonder registrato insieme ad amici come Stefano Di Battista, Marco Vaggi e tanti altri ospiti eccezionali.
Riguardo il futuro ho veramente tanto a cui pensare, voglio continuare le mie collaborazioni sia live che in studio con gli splendidi musicisti che mi capita di incontrare, nel 2011 sono previsti altri due album a mio nome, per cui dovrò portarmi avanti con la realizzazione del secondo che è quasi finito.
A partire da questo mese effettuerò, con l’aiuto di Yamaha, una serie di clinic e master class con l’amico Christian Meyer, con il quale ho un duo di batteria. In alcune di queste date il duo si estenderà a trio e suonerà con noi il mio amico francese André Ceccarelli, batterista straordinario che seguo da sempre e che mi ha fatto conoscere mio padre.
Tra i miei goal c'è quello di impegnarmi sempre più nello studio della musica e, tra gli extra ma per questo non meno importanti, non vedo l’ora di ristrutturare casa e avere un poco di tempo per fare sport.

Elencaci i tuoi cinque album preferiti di sempre.
Difficile... Le Sacre du printemps di Igor Stravinskij, Kind of Blue di Miles Davis, Bitter di Me'Shell Ndegeocello, gli album di Egberto Gismonti e il recente American Dream di Charlie Haden sono quelli che sento più vicini a me come “suono” ma ne ho tralasciati altri 200...
Film e libri preferiti?
Sono un amante dei classici del cinema di fantascienza, nella realizzazione dei quali veniva impiegata la musica elettronica. Tra i miei preferiti, Il pianeta proibito (Forbidden Planet) diretto da Fred McLeod Wilcox e prodotto dalla MGM. Riguardo ai libri ho molto apprezzato Sostiene Pereira, un romanzo storico di Antonio Tabucchi edito da Feltrinelli nel 1994, e ultimamente ho riletto con piacere Dell'amore, un saggio di Stendhal.
Un genio e un eroe per te. Facci due (o più) nomi e, se ti va, spiegaci perchè.
In tutti i campi ci sono persone che provvedono ad allargare i nostri orizzonti, che si distinguono per le loro abilità, per la loro lungimiranza o per il loro successo... penso al campo della ricerca, della medicina, o in campo artistico/visivo all'importanza di gente come Picasso e Michelangelo.
La volta che ti sei sentito fiero di appartenere al consorzio umano:
Difficile se vogliamo dare un senso più generale alla tua domanda, esclusi i riferimenti alla tua domanda precedente.
La volta che ti sei vergognato di appartenere al consorzio umano:
Più facile: ogni volta che accendo la televisione o leggo i quotidiani.
Il gruppo dei tuoi sogni sarebbe formato da te alla batteria…(completa la formazione)
Mi è sempre spiaciuto non aver mai visto dal vivo Miles Davis, Jaco Pastorius e Jimi Hendrix...