Come e quando hai iniziato a suonare la batteria?
Mi sono innamorato della batteria da piccolissimo: i miei mi raccontano che suonavo sui fustini del detersivo e giocherellavo così con questa pseudo-batteria improvvisata. Fu allora che, vedendomi portato per la musica, decisero di farmi prendere delle lezioni: vivendo in provincia e non trovando alcun insegnante di questo strumento, optarono per comprarmi una piccola batteria-giocattolo che distrussi nel giro di breve tempo… Dai 6 ai 15 anni ho come archiviato il discorso batteria, dedicandomi allo sport: i miei genitori lavoravano tutto il giorno e non avevano tempo per portarmi nella grande città a prendere lezioni. A sedici anni ci siamo finalmente trasferiti a Torino e un giorno, giocando a calcio all’oratorio, ho sentito una band che suonava. Ho lasciato cadere il pallone a terra e mi sono avvicinato per ascoltarli: stavano suonando un famosissimo brano degli U2. Quello è il giorno che ha segnato il cambiamento: da allora ho dedicato alla batteria il resto della mia vita.
Che formazione didattica hai avuto?
Dai 16 ai 19 anni ascoltavo i dischi e cercavo di replicare quello che sentivo, andavo da Davide Graziano (ora batterista degli Africa Unite) e mi facevo dare i primi rudimenti di batteria. Ho suonato con una band di amici, componendo canzoni nostre e di fatto in quegli anni, sono stato un autodidatta.
Dai 19 in poi ho deciso di prendere lezioni e studiare seriamente per migliorare le mie capacità: il mio primo insegnante è stato Giorgio Gandino, batterista e percussionista del Teatro Regio di Torino. Ho preso lezioni da lui per circa sei mesi. Dopodiché sono partito (molto controvoglia) per il servizio militare.
Una volta arruolato, ho partecipato alle selezioni per entrare nella fanfara della brigata alpina Cadore: superate le selezioni, per il restante tempo ho avuto modo di suonare la batteria, alcune volte il rullante, altre volte il napoleonico, altre volte ancora i timpani da orchestra. Tutto questo mi ha reso il servizio molto più sopportabile: ho viaggiato e suonato di fronte al presidente Scalfaro, al Papa e ci siamo esibiti anche in molti stadi facendo il carosello (che sarebbe una coreografia particolare che si esegue mentre si suona), teatri, manifestazioni e quant’altro.
Tornato dal servizio militare ho deciso di seguire un corso di perfezionamento jazz-latin-funk-fusion con Walter Calloni presso il C.P.M. di Milano. Ho continuato gli studi per perfezionare la tecnica in vari stili prendendo lezioni private da batteristi illustri quali Furio Chirico ed Elio Rivagli. Nel 2004 mi sono trasferito a New York City dove ho frequentato un corso avanzato di perfezionamento nel famoso Collective School of Music: facendo la spola tra Italia e Stati Uniti ho seguito seminari e corsi con batteristi di fama nazionale e internazionale come Christian Meyer, Agostino Marangolo, Gregg Bissonette, Tommy Campbell, Marco Minnemann e Gavin Harrison.
Chi sono stati i tuoi primi punti di riferimento?
Da giovanissimo ascoltavo batteristi come Lars Ulrich, Matt Sorum, Nicko McBrain, Igor Cavalera, Vinnie Paul, Nick Menza, Chad Smith, Mike Bordin, Deen Castronovo, Rod Morgenstein, Matt Cameron. Questo perché all’epoca, senza studi alle spalle, prediligevo uno stile di batteria più immediato e diretto, che comunicava energia e potenza piuttosto che trasmettere un messaggio “sofisticato” o un vero e proprio “linguaggio”.
Crescendo ho iniziato ad apprezzare batteristi come Jeff Porcaro, Simon Phillips, Ian Paice, John Bonham, Steve Smith, Stewart Copeland, Steve Gadd, Dave Weckl, Vinnie Colaiuta: ognuno col proprio stile e con la propria spiccata personalità.
Ancora oggi non smetto di ascoltare con ammirazione Gregg Bissonette che reputo uno dei più versatili batteristi sulla scena internazionale.
E ora? Chi sono i batteristi, o più in generale i musicisti, che stimi maggiormente e che influiscono sul tuo approccio allo strumento e alla musica in generale?
Buddy Rich, Jojo Mayer, Johnny Rabb, Gavin Harrison, Benny Greb, Marco Minnemann,Thomas Lang, Virgil Donati, Tommy Campbell: ognuno di loro, nel proprio ambito musicale, è dotato di uno stile originale e di una tecnica personalissima; tutti loro, secondo me, negli ultimi anni hanno contribuito ad arricchire moltissimo il mondo della batteria.

Ricordi qual è stato il tuo primo ingaggio?
Il mio primo ingaggio è stato in un bar di un amico a Torino: era il 1992 e io ero con i Blue Smoking, la band con cui suonavo da tre mesi; facevamo un genere tipo Metallica e avevamo pezzi inediti nostri. Ricordo che ci aveva dato come cachet la cifra idonea a coprire a malapena le spese dl noleggio della strumentazione: il resto del cachet era pagato in consumazioni.
Qual è la tua filosofia circa l’utilizzo della doppia cassa (o del doppio pedale)? Chi sono i batteristi che ti hanno influenzato in questo senso?
Io ho avuto pochissime volte l’opportunità di suonare la doppia cassa in serate live: oggi giorno il doppio pedale si usa più che altro per un discorso di fluidità sui pedali e/o per comodità. Personalmente amo molto l’uso del doppio pedale, ma nello specifico preferisco usare doppi pedali e doppi hi-hat creando degli ostinati: è un lavoro ottimo per l’indipendenza dei 4 arti.
Mi piace come viene utilizzato il doppio pedale da batteristi come Gavin Harrison o, in modo più complesso, da Virgil Donati, Marco Minnemann e Thomas Lang. Mi piace anche suonato in modo più estremo come fa George Kollias.
Che strumentazione utilizzi? Sei endorser di qualche marchio in particolare?
Attualmente utilizzo una batteria DW Collector’s Series: cassa da 22”x18”, tom da 10”x8”,12”x9”,14”x12” e 16”x14”. Per i rullanti sono endorser e promoter della Drum Shop USA e utilizzo un rullante con 10 strati di acero canadese stagionato naturalmente e fusto Keller con dimensioni 13”x6”, creato appositamente su mia richiesta. Il bordo è rifinito a mano con un doppio 45 gradi che riesce a proiettare la risonanza del fusto a livelli più alti della media e gli strati dei fusti sono completamente in acero, non come altre case che in acero fanno solo l’ultima finitura. Piatti Zildjian serieAvedis: crash da 17” e 18”,ride da 20” e hi-hat da 13”; doppio pedale DW 9002.
Quali credi che siano i punti di forza del tuo drumming?
Nessuno di noi è obiettivo: io tendo sempre a trovarmi mille difetti e infatti spesso mi rendo conto di aver suonato meglio di quanto pensassi solo rivedendo i video a serata/clinic conclusa. Io credo che un mio punto di forza come persona sia l’enorme determinazione: non mollo mai, non mi demoralizzo e se sbaglio qualcosa non me lo perdono al punto che mi metto subito al lavoro per ore sull’ostacolo finché non è superato e completamente assimilato. Sono molto pignolo e pretendo molto da me stesso, quando studio cerco di avere sempre sotto controllo la precisione e la coordinazione.
Riesci a vivere di musica?
Finalmente sì, ma il cammino è stato duro e impervio. Oggi in particolare le flessioni dell’economia si ripercuotono anche sulla musica. Una famiglia media con problemi di reddito taglia per prima cosa gli extra: non si esce e non si va nei locali e la musica dal vivo ne risente. In questi periodi, dove la musica suonata paga meno, bisogna compensare con l’insegnamento aumentando gli allievi e le ore di lezione giornaliere. Tra serate live e lavori in studio di registrazione con artisti di musica leggera, pop-rock e metal, cover bands, tribute bands, lezioni di batteria e clinic… si arriva a fine mese.
In cosa sei impegnato al momento? E quali sono i tuoi progetti futuri?
Attualmente nella mia vita è in atto una fase di “trasformazione”: sto via via scremando e scegliendo solo quello che mi gratifica maggiormente. La stessa cosa avviene in ambito relazionale: preferisco collaborare con persone umanamente più vicine a me, magari più umili. Sto scartando progetti “altisonanti” più basati sull’apparenza che non sulla sostanza. Insomma, in pratica ho scelto di riscoprire il piacere di suonare, aderendo a progetti dove il fulcro è la musica e non la confezione.
Ho inaugurato una nuovissima collaborazione con l’Alt Music Center di Torino, dove sono responsabile dei docenti di batteria e percussioni: una scuola di musica, dove LA MUSICA è veramente vissuta come ARTE.
Continuo a suonare con gli Europa, tribute band degli Europe.
La cosa nuova e stimolante per me al momento è il mondo delle clinic: negli ultimi mesi ho partecipato al Music School Village di Villadeati (AL) e al Drumworld Festival di Grugliasco (TO), dove si sono esibiti anche artisti del calibro di Tullio De Piscopo e Billy Cobham.
Dopo il mio primo DVD ho intenzione di lavorare in studio alla creazione di basi nuove su cui elaborare le mie clinic future oltre che fare anche un secondo DVD didattico.

Elencaci i tuoi cinque album preferiti di sempre.
Images And Words dei Dream Theater, Message in a Box – The Complete Recordingsdei Police, Master of Puppets dei Metallica, Made in Japan dei Deep Purple, Back in Black degli AC/DC.
Film e libri preferiti?
Per i film: Scarface, Forrest Gump, School of Rock con Jack Black, Pandorum.
Non amo molto la lettura (riviste del settore batteria a parte) in genere preferisco vedere un buon film.
Un genio e un eroe per te. Facci due (o più) nomi e, se ti va, Spiegaci perché.
Un genio è chiunque riesca ad inventare o creare qualcosa per primo in ambito musicale, emergendo così dall’anonimato. Un eroe è colui che dopo aver avuto il successo lo perde e, nonostante tutto, continua comunque a fare musica.
La volta che ti sei sentito fiero di appartenere al consorzio umano:
Capita di rado, purtroppo. La maggior parte delle persone ha perso di vista la vita e si preoccupa delle cose materiali. Mi piacerebbe essere smentito in tal senso: ne rimarrei stupito.
La volta che ti sei vergognato di appartenere al consorzio umano:
Ogni volta che qualcuno maltratta o abusa degli indifesi: bambini e animali. Le speculazioni moderne che distruggono l’ambiente e il nostro pianeta.
Il gruppo dei tuoi sogni sarebbe formato da te alla batteria…(completa la formazione)
John Petrucci alla chitarra, Jaco Pastorius o Billy Sheehan al basso, Chick Corea alle tastiere e alla voce e Freddy Mercury.