Ray Luzier - Prima parte

di Mauro_Porcu - accordiano #24420 | 15 September 2010 @ 07:00 |
8
Dall’alto dei suoi dodici album registrati negli anni ’90 per le varie divisioni della Shrapnel Records, Ray Luzier è stato, al pari di Deen Castronovo e Atma Anur, uno dei batteristi più quotati tra i virtuosi della scuderia Varney. Entrato nei KoЯn prima come rimpiazzo momentaneo di David Silveria e poi, dal 2009, come batterista ufficiale della band, il segreto dell’apprezzamento di cui gode come musicista va forse ricercato in due aspetti ben precisi del suo approccio: “Trovo che la comunicazione sia molto importante: quando suono la batteria io ascolto molto la chitarra e la voce e soprattutto suono PER la canzone. Cerco anche di metterci un po’ di movimento, perché io per primo non mi diverto a guardare batteristi noiosi. Mi piace essere eccitante!”

Ray Luzier, classe 1970, è nato e cresciuto a West Newton vicino Pittsburgh, Pennsylvania, nella fattoria di 118 acri di famiglia. All’età di tre anni inizia la sua carriera di percussionista in erba picchiando sui tasti di un pianoforte finché nel ‘76 riceve in regalo la prima batteria giocattolo dei Muppets: “Fu una promozione rispetto ai vari vasi e tegami che ero solito percuotere. Ricordo che dissi ai miei genitori che avrei suonato per loro ma che non avrebbero dovuto guardarmi. Li feci andare nell’altra stanza, perché ero molto timido. Quel set durò due settimane...” 

La passione per il rock, al pari di quella per la batteria, non tarda a manifestarsi: rigorosamente autodidatta, Ray si esercita per anni accompagnando le canzoni alla radio, ma soprattutto suonando “su tonnellate di dischi”, in prevalenza dei Kiss: “Peter Criss è una delle ragioni per le quali oggi suono la batteria!” Era un periodo fecondo per la sua voracità musicale: “C’erano grandi album in giro, non solo tanti cd come oggi.” Due altri suoi grandi punti di riferimento furono Alex Van Halen e Neil Peart: “Ricordo che mi intrigava molto guardare all’opera i batteristi, sia nei gruppi rock che nelle marching bands. Amavo soprattutto l’approccio fisico con lo strumento e l’indipendenza richiesta per suonarlo.”

Durante gli anni della sua formazione musicale i genitori lo supportarono in tutto e per tutto: “Non so come abbiano fatto a resistere con tutto il rumore che facevo”.

Alla Jough Senior High School entra a far parte della marching band diretta da Ron Stemple, per la quale comporrà anche la marcia ufficiale, diventandone ben presto il leader. All’età di 15 anni forma il suo primo gruppo hard rock, molto attivo nella zona di Pittsburgh e a 17 inizia ad insegnare batteria presso il negozio di musica della città.

Dopo essersi diplomato, nel 1988, Ray si trasferisce a Los Angeles, per sostenere con una rigorosa preparazione didattica il suo grande talento: tappa obbligata il PIT, presso il Musician’s Institute, e il sogno, anzi l’obbiettivo, è quello di “suonare per vivere”.

Dice la madre: “Era dura vedere il proprio figlio deciso ad intraprendere una carriera in un business così imprevedibile. Gli ho sempre detto che sarebbe stato meglio se avesse imparato a fare qualcos’altro perché nella vita non si può mai sapere, ma lui aveva una enorme determinazione. Mi diceva sempre che se avesse perso l’uso delle braccia avrebbe imparato a suonare con i piedi.”

È proprio al PIT che fa un incontro determinante per quello che sarà non solo lo sviluppo del suo stile, ma della sua cultura musicale tout court. Da grande estimatore dei Van Halen e quindi di David Lee Roth, decide di frequentare un seminario di Gregg Bissonette, il batterista che aveva seguito il cammino nella carriera solista di Diamond Dave registrando con lui uno degli album più straordinari e meglio suonati dell’hard rock, Eat’em and Smile: “Io all’epoca ero molto influenzato da lui perché non suonavo nient’altro che musica pesante. Quindi mi sentii decisamente spiazzato quando Gregg iniziò la sua clinic suonando PER PRIMA COSA jazz e latin. Pensavo che lui fosse solo un batterista rock e invece sapeva suonare perfettamente anche tutti gli altri stili, che io non avevo mai neanche ascoltato.” Questa è la prima grande lezione per Ray: “Gregg mi disse che se volevo diventare un batterista professionista dovevo conoscere bene tutti gli stili, perché nel caso mi avessero chiamato per una session sarei dovuto essere in grado di suonare di tutto.”

Una frase che, a detta dello stesso Luzier, lo accompagnerà per sempre nel corso della carriera: “Da quel giorno dedicai una maggiore attenzione alle lezioni che si tenevano nelle altre aule, cercando di diventare qualcosa di più di un semplice batterista rock.”

Nonostante l’entusiasmo e l’incrollabile fiducia nei propri mezzi, i primi anni però sono tutt’altro che facili: “È stata veramente dura! In pratica dovevamo pagare per suonare. Non mi dimenticherò mai il mio primo ingaggio: pensavo ci dessero 200 dollari a pezzo mentre invece dopo il concerto abbiamo dovuto PAGARE 200 dollari a brano, per suonare un giovedì sera di fronte a 12 persone!”

Il suo stile viene apprezzato da moltissimi musicisti ed entra a far parte di un’infinità di bands, inclusi i 9.0, con i quali ottenne il suo primo contratto discografico siglato con la Shrapnel.

Nel 1992 entra a far parte del corpo docente del PIT e inizia la sua collaborazione con Darren Housholder: saranno tre gli album incisi con l’ex chitarrista dei Love/Hate e Luzier imprimerà il proprio inconfondibile marchio su ognuno di essi, compreso Generator Man del ’93, per il quale curerà anche la programmazione delle batterie Midi. Nonostante lo spazio maggiore che avrà la batteria su Symphonic Aggression, il culmine del sodalizio artistico tra i due rimarrà comunque, per varietà e qualità compositiva, il primo album omonimo di Housholder.

Il suo tocco potentissimo gli varrà l’ingaggio per la registrazione di due tra gli album più pesanti mai pubblicati dalla Shrapnel, Guitar Distortion di Toby Knapp e Breakneck Speed di Tony Fredianelli, che curò la produzione di entrambi.

Composti per mettere in risalto la chitarra ritmica, piuttosto che il virtuosismo solistico proprio dei chitarristi della scuderia Varney, i due lavori sono un assalto in piena regola, con sonorità figlie del thrash metal e del death e concessioni quasi nulle a melodia orecchiabilità.

Ray Luzier dimostra comunque di muoversi con dimestichezza anche in contesti estremamente aggressivi e nel brano “Journey to Dementia” di Knapp ha anche modo di esprimere tutta la sua tecnica in un furibondo assolo di sessanta secondi, nel quale non rinuncia a dare “respiro” alla batteria facendo un discreto uno delle dinamiche.

Nel 1994 ha l’occasione di partire in tour negli Stati Uniti con uno dei suoi musicisti preferiti di sempre, il chitarrista Jake E. Lee, assieme al quale parteciperà due anni più tardi all’album tributo Jeffology: “Da ragazzino mi piaceva molto Ozzy Osbourne e ricordo quando nella mia fattoria in Pennsylvania me ne stavo in canottiera a guardare Jake nella videocassetta “The Ultimate Ozzy” e pensavo: “Wow! Questo è il miglior chitarrista sulla terra, perfino meglio di Eddie Van Halen! (ride). Sfortunatamente non ho più sentito niente di suo.”

Nello stesso anno entrerà negli Howling Iguanas, autori di un unico disco omonimo di rock & blues, in compagnia del bassista Jimmy O’Shea, del cantante e armonicista Little John Chrisley ma soprattutto di uno tra i migliori chitarristi che abbiano mai inciso su Shrapnel e sussidiarie: lo straordinario Michael Lee Firkins.

(continua)

Risorse
Ray Luzier
KoЯn



Potrebbe interessarti anche:
Ray Luzier – Seconda parte (22/09/2010)
Ray Luzier: clinic in Italia (08/09/2010)
Seminario (14/04/2012)
Parlando di eccellenza: pitch factor vs electro harmonix hog (24/04/2012)

Tutti i commenti


Scrivi un commento

Accedi o crea un account per commentare.