Ginger Baker - Seconda parte

di Mauro_Porcu - accordiano #24420 | 16 August 2010 @ 08:00 |
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Quali furono i segreti di un successo planetario di tale portata? Forse il motivo è racchiuso nella spiegazione che diede proprio Baker: “Decidemmo deliberatamente di diventare un po’ più commerciali, tentando di dare comunque buona musica alla gente”.

Commerciali sino a un certo punto, visto che i ragazzi picchiavano duro: non è un caso infatti che i Cream vengano considerati, assieme ai Led Zeppelin, come i precursori dell’heavy metal. Baker inoltre faceva un uso abbondante delle due casse in modo che non fossero solo un riempitivo per rendere più spettacolari gli assoli, ma un vero e proprio sostegno delle ritmiche dei Cream; nell’ottimo The Encyclopedia of Double Bass Drumming, Bobby Rondinelli e Michael Lauren scrivono: “Ginger Baker ha ispirato un’intera generazione di batteristi; il suo lavoro innovativo con i Cream ha spinto in avanti le possibilità ritmiche della doppia cassa”. Un’altra particolarità dei suoi pattern consisteva nell’alternanza tra la cassa sinistra e l’hi hat, che rendeva ancora più originali alcune sue tipiche scansioni ritmiche.

Baker afferma che il suo modo grintoso di picchiare sulla sua batteria fu una diretta conseguenza del volume di Bruce e Clapton: “Dovevi suonare pesante per sentire quello che facevi. Loro erano così potenti! Ma se si ascolta attentamente la musica dei Cream ci si possono trovare moltissimi colori e tante dinamiche”. A torto o a ragione non ammise mai di essere diventato un rockettaro, e ci tenne sempre a ribadire la filosofia jazz che stava dietro a quelle che venivano considerate all’epoca vere e proprie tempeste percussive: “Non mi diedi al rock. Io non etichetto mai le cose, sono gli altri che lo fanno. La nostra musica era improvvisata per l’80 %. I Cream non suonarono mai nello stesso modo per due sere di fila. Ora, questo non è esattamente rock & roll…”. Improvvisazione: un’altra parola chiave dell’universo sonoro dei Cream. Il gruppo dimostrò fin da subito una certa allergia verso i canonici 3 minuti entro i quali “comprimere” un brano e soprattutto dal vivo il trio era solito dilatare a dismisura le proprie composizioni: l’assolo di Baker, “Toad”, spesso sforava i 15 minuti e ognuno aveva il relativo, lunghissimo, spot personale. Capitava spesso che al termine delle chilometriche performances Baker collassasse nei camerini, stremato dalla fatica. I tre porranno ufficialmente fine ai Cream con il concerto del 26 novembre 1968 alla Royal Albert Hall, ma già nel ’70 Clapton e Baker si presenteranno con un altro supergruppo assieme a Rick Gretch e Steve Winwood, i Blind Faith, che nonostante le aspettative del pubblico (il loro concerto d’esordio si tenne a Londra di fronte a 100.000 spettatori) ebbe vita brevissima.

Nel 1971 Baker si trasferì in Nigeria, dove investì il proprio patrimonio nella costruzione di un modernissimo studio di registrazione, e nei successivi tre anni ebbe modo di lavorare con moltissimi artisti provenienti da tutto il mondo; darà inoltre alle stampe l’album solista Stratovarius e sposerà per la prima volta la sua batteria con l’afro-beat del cantante, percussionista e tastierista Fela Ransome-Kuti con cui partirà in tour insieme all’ensemble di 15 elementi Africa '70.

L’impresa africana si rivelò però economicamente fallimentare e Baker si ritrovò ridotto quasi sul lastrico. Scelse l’Italia come rifugio per leccarsi le ferite, più precisamente le campagne della Toscana, dove curò e gestì un uliveto. Benché rarefatta, la sua carriera musicale proseguì con collaborazioni stimolanti e prestigiose: partecipò infatti a progetti come i Public Image Limited nel 1986 (insieme a Bill Laswell, Tony Williams, Ryuichi Sakamoto e Steve Vai) , all’album solista di Jack Bruce A Question of Time nel 1989 (insieme ad Allan Holdsworth, Tony Williams, Albert Collins e Vernon Reid), registrò l’album Material Horses and Trees (con Nana Vasconcelos) e fece anche parte per breve tempo degli Hawkwind.

Gli anni '90 lo hanno visto di nuovo protagonista nella collaudata formula del trio con varie formazioni, come ad esempio in occasione degli album BBM (con Jack Bruce e Gary Moore), Unseen Rain (con il bassista Jonas Hellborg e l’ex tastierista di Malmsteen Jens Johansson) e Going Back Home e Falling Off the Roof (con Charlie Haden e Bill Frisell); inoltre fu uno dei musicisti che si alternarono all’interno dei Masters of Reality nei primi anni di vita della band: con loro incise Sunrise on the Sufferbus nel 1993. Il 12 gennaio di quello stesso anno i Cream vennero introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame: Bruce, Baker e Clapton si ritrovarono per la prima volta sullo stesso palco dopo quasi venticinque anni a suonare i vecchi cavalli di battaglia "Sunshine of Your Love", "Born Under a Bad Sign" e "Crossroads": fu il primo segnale di un possibile riavvicinamento tra loro.

La prima volta che Baker pensò di riportare in vita i Cream fu in seguito alla bancarotta africana: “Andai da Eric e glielo proposi. Mi disse che non aveva intenzione di farlo solo perché io ero a terra. Questo all’epoca mi ferì veramente tanto, ma aveva ragione lui”.

Stupisce un po’ quindi che sia stato proprio lui il più recalcitrante all’idea dell’ultima reunion: “Ho mandato un’e-mail ad Eric dicendogli che non mi sembrava una buona idea. Eric mi ha telefonato, ha compreso la mia reticenza ma alla fine mi ha convinto. L’unica persona che avrebbe potuto convincermi era lui, l’ho sempre ritenuto un grande”.

Il 2 maggio del 2005 alle ore 20:10 Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker hanno calcato insieme le assi della Albert Hall per il primo di una serie di quattro live, dai quali è stato tratto un doppio CD e DVD, esperienza bissata nell’ottobre successivo con i tre concerti dei Cream al Madison Square Garden di New York: “Adesso sono contento d’aver suonato, perché esibirsi con Eric e Jack è una gioia. E’ andata molto meglio di quanto pensassi”. Nonostante i registratori di cassa del music business abbiano ripreso a tintinnare con entusiasmo, le possibilità che i tre possano tornare insieme in studio di registrazione sono quasi nulle, anche a giudicare dal commento sarcasticamente lapidario di Jack Bruce sul vecchio nemico/amico Ginger: “Oggigiorno siamo felicissimi di coesistere in continenti diversi” – Bruce vive in Inghilterra, Baker in Sud Africa – “tuttavia stavo pensando di chiedergli di spostarsi. È ancora un po’ troppo vicino.”

 

Discografia

The Graham Bond Quartet: Roarin' with Don Rendell (Jazz) (1961), Live at Klooks Kleek (1964), The Sound of 65 (1965).

Cream: Fresh Cream (1966), Disraeli Gears (1967), Wheels of Fire (1968), Goodbye (1969), Live Cream vol. 1 (1970), Live Cream vol. 2 (1972), Royal Albert Hall, London, May 2-3, 5-6, 2005 (2005).

Blind Faith: Blind Faith (1969).

Ginger Baker's Air Force: Ginger Baker's Air Force (1970), Ginger Baker's Air Force II (1970).

Ginger Baker: Stratovarious (1972), From Humble Oranges (1982).

Baker Gurviz Army: Elysian Encounter (1975), Hearts on Fire (1976).

Ginger Baker & Friends: Eleven Sides of Baker (1977).

Hawkwind: Levitation (1980).

Ginger Baker's Nutter: Ginger Baker Live (1981), In Concert (1987).

Ginger Baker and Material: Horses & Trees (1986), Middle Passage (1990).

Masters of Reality: Sunrise on the Sufferbus (1993).

BBM (Ginger Baker, Jack Bruce, Gary Moore): Around the Next Dream (1994).

Risorse
Ginger Baker - Prima parte
Ginger Baker



Tutti i commenti

  • Cream, chi di noi 68ottini se li può dimenticare
    di FBASS - accordiano DOC #22255 | 16 August 2010 @ 15:57
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    FBASS
  • sei un mago!!! i tuoi articoli mi piacciono ...
    di Hendrix_92 - accordiano #21025 | 16 August 2010 @ 20:31
  • Royal Albert Hall 1968
    di nowhereman - accordiano #4193 | 29 August 2010 @ 12:42

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