Korg Wavedrum - Tech Talk

di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 26 July 2010 @ 08:00 |
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Con Tech Talk, nella stampa specializzata anglofona, si indicano quelle pagine dedicate all’approfondimento o alla semplice illustrazione dei dati tecnici che sono alla base del funzionamento per un qualsiasi apparecchio elettronico. Come dire: tutto quello che c’è sotto al cofano del vano motore, lasciando perdere i fischietti ed i campanelli dell’impatto emozionale.

Nel caso del Wavedrum targato KORG, abbiamo avuto occasione, lo scorso mese, di pubblicare due lunghi (e assai dibattuti) video relativi alle pirotecniche dimostrazioni eseguite da Michele Paciullli sull’apparecchio. Sull’esperienza e sulla validità espressiva di quanto Michele faccia, ormai in una carriere pluridecennale, non si discute: è uno dei rari casi di product specialist che scende in discussione con i reparti RD e con le segrete stanze degli ingegneri… Quello che mancava erano, appunto, i biechi e puri dati tecnici. Cosa fa e cosa non fa, carte alla mano, la seconda generazione del tamburo virtuale KORG Wavedrum. Bene, eccoci arrivati.

Scartiamo i regali

Il Wavedrum genera il suono mediante un doppio motore DSP e PCM, cioè accoppiando in base alle necessità ed alle caratteristiche dell’algoritmo selezionato, la modellazione fisica, effettuata a colpi di processore DSP, con la lettura di campionamenti PCM contenuti nella libreria di bordo. Dove non arriva il campionamento, ad esempio nell’interazione con i diversi parametri espressivi, arriva il DSP; dove il DSP potrebbe trovarsi in difficoltà, si può sempre contare sul solido, tradizionale, campionamento.

Ci sono 36 algoritmi diversi definiti single size e double size, a seconda del peso sulla CPU interna; come avremo modo di vedere, le tecniche di sintesi spaziano dalla simulazione analogica, alla distorsione non lineare, al physical modeling. Il patrimonio di suoni PCM comprende più di 200 timbriche residenti che vengono fagocitate in maniera diversa dagli algoritmi single size (mediante assegnazione su pelle e bordo dello strumento) e double size (con l’analisi dei dati di performance e la conversione in tempo reale di tutto quello che concerne l’assegnazione, il crossfade, il posizionamento e la valutazione dei campionamenti).

Lo strumento offre 100 programmi preset ed altrettanti memorizzabili dall’utente; con il Live Modesi possono gestire velocemente 12 programmi (quattro locazioni per tre banchi) di più frequente utilizzo. L’esecuzione può essere arricchita grazie a 100 Loop Phrases preconfigurate.  Per sentirsi meno soli, si può sfruttare la mini connessione Aux In stereo.

A cosa reagisce Wavedrum?

Lo strumento risponde alle sollecitazioni imposte dal musicista sulla pelle e sul cerchio; detto così, sembra poco, ma in realtà è possibile contare sull’interpretazione compiuta in tempo reale nei confronti della posizione dove si percuote la pelle (centro, periferia, bordo) e del modo con cui la si mette in vibrazione (impulso secco con la bacchetta, confricazione con le dita, mute o pressione aggiuntiva con il palmo delle mani, strofinio con le spazzole, eccetera). Allo stesso modo, il “cerchio”, che poi è la scocca stessa dello strumento, può interpretare in maniera selettiva le sollecitazioni ricevute dall’esterno. Attenzione! Anche se Wavedrum è uno strumento robusto e fatto per la vita on the road, evitate di prenderlo a martellate per farlo suonare diverso…

Struttura degli algoritmi

E qui iniziano i guai… Un algoritmo contiene tutti gli elementi (strutture, comandi, impostazioni, opzioni) che definiscono un certo modo di funzionamento; scegliendo l’algoritmo giusto, Wavedrum si comporta come il musicista preferisce - da qui in poi, tutto viene demandato all’abilità manuale/esecutiva dell’utente, ma almeno il suono sarà quello giusto.

In base alla loro complessità, e quindi all’impegno che viene fatto gravare sulla CPU, gli algoritmi - che prendono costantemente in considerazione i dati ricevuti dai tre sensori di Head, Pressuree Rim, si dividono in Single Size e Double Size; non è possibile usare due algoritmi simultaneamente (servono due Wavedrum).

Single Size Algorithm

Ciascun algoritmo di dimensione singola ospita, al suo interno, due sotto algoritmi dedicati rispettivamente alla gestione della pelle e del bordo.  Ogni volta che il musicista percuote la pelle dello strumento, il segnale viene suddiviso in un percorso di controllo (convertito in Trigger) che innesca la lettura del campionamento PCM selezionato ed un parallelo percorso d’esecuzione “timbrica” che, previa equalizzaizone, raggiunge l’algoritmo DSP che gestisce i parametri principali (tipo di strumento da modellare, corredo contestuale di otto parametri, accordatura, decadimento, peculiarità di funzionamento).

Parallelamente, anche il segnale ricavato dal sensore rim viene diviso in due percorsi d’innesco trigger (che andrà a solleticare una libreria di timbriche PCM “d’attacco”) e d’innesco timbrico (con l’altro sotto algoritmo per la personalizzazione DSP).

A questi quattro segnali (DSP Head Algorithm, PCM Head Instrument, DSP Rim Algorithm, PCM Rim Instrument), si aggiunge l’eventuale esecuzione del Phrase Looper e l’altrettanto eventuale presenza di un segnale audio collegato allo Stereo Aux Input.  I quattro segnali generati internamente confluiscono nel modulo Delay+Reverb; tutti e sei i timbri - allegramente - raggiungono le regolazioni di pan e di livello. Amen.

Double Size Algorithm

Gli algoritmi doppi utilizzano la potenza addizionale per riprodurre con maggior accuratezza i suoni degli strumenti acustici. Al loro interno, è possibile utilizzare un doppio percorso timbrico PCM per il segnale ricevuto dalla pelle; il sensore della pressioneviene utilizzato per le funzioni di controllo e quello del rim confluisce nel percorso audio principale. In questo modo, si paga la doppia possibilità d’interazione pelle/rim sacrificando uno dei due percorsi timbrici; l’utente viene però ricompensato dalla maggior flessibilità sul controllo del doppio sotto algoritmo.

I percorsi audio ausiliari (Loop e Aux In) e le regolazioni di Delay+Reverb+Pan sono identiche a quella identificata per la tipologia precedente.

Quali algoritmi ci sono?

Prima o poi, questo dato deve uscire fuori: in base al tipo di algoritmo, Wavedrum suona in un modo - con determinate timbriche - o nell’altro; quindi, è evidente che maggiore sarà la disponibilità di scelta, più ampia risulterà la valenza espressiva.

Di seguito, l’elenco degli algoritmi, con la segnalazione del corredo parametrico corrispondente; c’è n’è da ragionare per parecchio:

 

  1. Udu; il tamburo di terracotta può essere personalizzato nei suoi valori di: clang pitch, decay, color, height, width, level, type, boom level.
  2. Temple; la temple bell può essere regolata in intonazione attraverso la pressione esercitata sulla pelle; i valori parametrici interagiscono tra loro (quindi, lo strumento è abbastanza complesso da gestire): bell color, type, height, width, thickness, harmonic shift, bend range, pressure level.
  3. WoodDrum; è un suono assimilabile alla conga, con possibilità d’esecuzione open, slap e mute; i parametri comprendono: wood type, shell decay, pitch, level, mute cutoff, resonance, pitch, velocity curve.
  4. Analog; un sint analogico con due oscillatori; la dinamica può intervenire sulla pitch difference tra gli oscillatori, la pressione apre e chiude il filtro. I parametri comprendono: filter cutoff, resonance, pitch EG depth, filter EG depth, pressure resonance, filter EG decay, mute depth, effects level.
  5. Arimbao; il grande tamburo con doppia pelle può essere personalizzato nei parametri di: tone pitch, level, tension balance, drum type, damping, bark level, pitch interval dry level.
  6. Sawari A; premendo normalmente, si ascolta il tamburo indiano, ma se si infierisce con la pressione sulla pelle, emerge un drone di Tambura per l’accompagnamento. I parametri sono: buzz intensity, L-R delay, drone pitch, decay, balance, brightness, drone level, drum level.
  7. WindDrum; il timbro è quello del balaphon, ma la nota eseguita varia casualmente in base alla dinamica. Si possono regolare: fine tuning, scale select, balance (pitch/noise), tone decay, interval, noise filter, decay, colour.
  8. Triangle; è possibile simulare un’ampia famiglia di idiofoni e metallofoni. La superficie sensibile della pelle viene organizzata lungo due assi ortogonali di sensibilità, che possono essere assegnati a diverse variazioni timbriche. I parametri comprendono: brightness, pitch 1, 2, 3, metal type 1, 2, 3, 4.
  9. Water; l’intonazione e la timbrica del water drum rispondono ai controlli di: pitch change, brigthness, drum type 1, 2, portamento, pressure=level, water pitch, strenght.
  10. BigHand; immaginate di percuotere un fusto di petrolio (vuoto, eh?); potete personalizzare le regolazioni di: type, bass tone level, slap level, decay, color, filter, resonance, threshold.
  11. SteelST; è il berimbau, regolabile in: brightness, pressure pitch, color, range, threshold, balance, wah depth, string gauge.
  12. Mo’Daiko; qualcuno vuole un grosso tamburo Taiko? Le regolazioni comprendono: drum type, pitch EG depth, lfo rate, depth, damping, pressure pitch, resonance sweep, mute depth.
  13. Sawari B; questa volta, l’accoppiamento è tra un drone di Tambura (controllato dalla pressione) ed un solista di Sitar, la cui intonazione è controllabile con la l’intensità del tocco.
  14. Tabla; tabla e baya possono essere personalizzate in: pitch, level, decay, bend curve, damping, shell pitch, damping, decay.
  15. Gong 1; oltre a simulare i classici gong sinfonici, si possono produrre tutti gli orrorifici effetti di scratch, creak, e scricchiolii vari; i parametri comprendono: gong color, lfo depth, rate, daming, gong type, harmonic shift, thickness, model select.
  16. 16 Wah Harp; qualcuno gradisce uno scacciapensieri? Nulla di più facile: potete regolare: damping, wah color, string character, wah balacne, low damp, attack level, attack low damp, bend range.
  17. TalkDrum; cambiando la pressione sulla pelle, se ne varia l’intonazione; bend range, brightness 1 e 2, decay interval, tension, drum type, attack e pressure filter permettono di configurare il suono.
  18. Jingle; campanelli, sonagli, cimbali… Jingle type, size, repeat, bell decay, brightness, pressure decay, pitch, model select.
  19. Bonga; a metà tra bongo e conga, in base ai valori parametrici definiti: shell size, damp, sub harmonic, brighness, drum size, slap level, decay, color.
  20. Koto; personalizzabile con: fine tune, pluck position, damping, string type 1 e 2, plucked noise, bottom string, string range.
  21. Bamboo: fine tune, accent level, velocity range, 2nd pitch, pressure pitch, range, scale select, sequence type.
  22. JingDrum; un tamburo con i sonagli attaccati.
  23. Don-Hya; quattro note in successione per ogni impulso ricevuto. L’intonazione delle ripetizioni varia in base alla forza applicata. I parametri comprendono: seq note volume, motif select, delay time, portamento, brightness, noise color, level, pitch interval.
  24. Mariko.
  25. Upo.
  26. 1812; nel senso di Tchaikovsky. Cinque rullanti, cinque, assegnati in unisono sulla pelle e un colpo di cannone sul rim. Attenti a non farvi male…
  27. Conga
  28. Bongo
  29. Snare Drum 1
  30. Snare Drum 2
  31. Snare Drum 3
  32. Timbales
  33. Cajon
  34. Djembe
  35. Bass Drum + Snare Drum 1
  36. Bass Drum + Snare Drum 2

 

Dal 27 al 36, sono tutti algoritmi doppi, occupano cioè tutta la potenza disponibile nella macchina per gestire una maggior quantità simultanea di segnali PCM, che vengono mappati in base ai controlli ricevuti dai tre sensori di pelle, pressione e bordo. Caso per caso, nei dieci algoritmi doppi, sono mappati tutti i parametri di personalizzazione per i valori dinamici e per l’alternanza timbrica in riferimento alla libreria di bordo.

Ufficio rapporti con il pubblico

KORG Wavedrum seconda edizione è inevitabilmente più blindato della vecchia, prestigiosa, versione del decennio precedente. A fronte di una maggior potenza timbrica, sono stati sacrificati i parametri d’accesso bidirezionale da e per il mondo esterno: questo significa niente MIDI, nessuna possibilità di caricare suoni dall’esterno in sostituzione della sound library interna. L’apparecchio è dotato esclusivamente di una coppia di connettori stereo LR e di un ingresso Aux su minijack. Punto.

Conclusioni

In due chili di peso, senza considerare il reggi rullante opzionale, vi portate appresso una quantità spaventosa di timbriche percussive, con intenti melodici e texturali; le possibilità di editing, nei limiti del display a due cifre, sono significative (dalla personalizzazione percussiva, fino agli SFX più oltraggiosi); il suono è pazzesco, gestito a 24 bit con SR 48 kHz, in grado di bucare anche il mixaggio più affollato.

KORG Wavedrum è uno strumento è uno strumento è uno strumento… a voi decidere se deve o meno entrare nel vostro parco macchine. 

Risorse
Per saperne di più
Ne avevamo parlato su Ritmi
Ne avevamo sentito su Audio



Tutti i commenti

  • Eh il digitale ed i talebani.
    di BananOne - accordiano #20008 | 26 July 2010 @ 10:15
    • Re: Eh il digitale ed i talebani.
      di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 27 July 2010 @ 08:09

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