Da buon fan del batterista texano, nel momento esatto in cui sento suonare il campanello mi precipito ad accogliere il corriere, maledettamente curioso di aprire i due cartoni contenenti i magici cilindri di legno; entrambe le confezioni riportano il layout grafico fatto di draghi, lingue infuocate, fiamme e la mitica figura ornata di cappello e basette dello stesso Paul.
I rullanti si presentano come due gemelli eterozigoti, con poche ma sostanziali differenze; partendo dalle similitudini, entrambi misurano 14” di diametro e 8” di profondità e sono ornati con un badge metallico dorato dalla forma circolare, ancorato al fusto tramite due viti.

Sul badge troviamo il logo Ddrum avvolto fra le fiamme e la figura stilizzata del mezzobusto del motore dei Pantera che furono (quindi Damageplan fino al tragico incidente dell’omicidio del fratello chitarrista Dimebag, e ora HellYeah), con tanto di firma, nome in stampatello e dicitura Signature Series. Le pelli sono della Remo made in Taiwan, sabbiata come battente e ovviamente trasparente come risonante; la cordiera è una 20 fili in acciaio generica senza alcun marchio, assicurata alla macchinetta tramite una fascetta morbida di colore blu scuro davvero efficace e resistente.
Sorpresa gradita la presenza della macchinetta tendicordiera Dunnett, di cui tutti conosciamo il valore; precisa nella regolazione e affidabile nella tenuta dell’accordatura, risulta leggermente ‘dura’ ai primi movimenti, ma bastano pochi giorni di uso per renderla efficace e scorrevole al 100%. I bordi che accolgono le pelli sono tagliati perfettamente a 45° e non presentano alcuna imperfezione, rendendo l’accordatura semplice e sensibile al minimo giro di chiavetta; piccola nota di demerito per quanto riguarda le rondelle dei tiranti, qui presenti ma nella versione economica d’acciaio: uno sforzo in più per un rullante serie signature di tale caratura e fascia di prezzo ci sarebbe sembrata d’obbligo! Infine, da notare lo sfiato dell’aria, posto dalla parte opposta al badge, sprovvisto di alcun ammortizzatore al fusto e ancorato a esso grazie a un dado esagonale di stile classico.
Da strumenti appartenenti a una linea signature – e quindi considerati ‘professionali’ – ci saremmo aspettati sicuramente qualcosa in più, soprattutto dalla versione Dragon, uscito sconfitto per ko tecnico nella sfida con il Black; tralasciando l’aspetto estetico - e quindi soggettivo – quest’ultimo possiede un suono molto più articolato e un maggior spettro di frequenze. Consigliabile l’uso di pelli professionali per una resa sonora a buoni livelli e un cambio di cordiera sul Dragon.