Una nobile dinastia
Era il lontano 1985, quando la Roland lanciò - in piena MIDI Age - la prima OCTAPAD PAD-8: una superficie di controllo pura, senza cioè timbriche residenti, che poteva dialogare in maniera bidirezionale con qualsiasi generatore sonoro per mettere a disposizione del musicista otto sonorità simultanee (non necessariamente percussive) con discreto controllo della dinamica. Dagli orchestral hit ai rumori della natura, non c’è stato praticamente un singolo campionamento che non sia stato gestito dalla PAD-8.
Nel 1988, arriva la PAD-II/PAD-80, che aggiunge il layer bidimensionale a ciascuna pad, fornendo quindi la possibilità di controllare sedici sonorità sulle superfici battenti e offrendo il pedal input per simulare i comportamenti kick drum/hihat.
Le cose cambiano radicalmente nel periodo 1990-1998, quando Roland introduce i tre modelli della serie SPD, rispettivamente 8, 11 e 20, che si differenziano da quanto realizzato in precedenza per la presenza di campionamenti percussivi (e non solo) residenti, coadiuvati da una sofisticata sezione effetti. La vecchia OCTAPAD è diventata uno strumento completamente autonomo.
Nel 2010, finalmente, Roland aggiunge una nuova puntata alla serie, presentando la OCTAPAD SPD-30, di cui ci siamo occupati negli speciali relativi al Frankfurt Messe e Music Italy Show. Questa volta, oltre al controllo per apparecchiature esterne, oltre alle timbriche e agli effetti residenti, si sono aggiunte anche sofisticate capacità di Phrase Loop, un registratore incorporato per la creazione di intricati pattern ritmici, il tutto corroborato dalla nuova tecnologia di pad dinamica già sperimentata nella prestigiosa serie V-Drums.

Struttura gerarchica e terminologia
Come al solito, è necessario prendere pratica con alcuni termini ricorrenti:
• Instrument: è “il suono” assegnato alla pad dinamica; può essere composto da più campionamenti collegati tra loro da precise regole di alternanza dinamica.
• Layer: ciascun pad può controllare due Instrument (A e B) che coesistono in un layer, cioè in una sovrapposizione timbrica che può essere alternata a discrezione dell’utente. L’esempio più banale è il passaggio open hat/closed hat.
• Kit: così come la cassa, il rullante e i tom formano il drum kit del batterista, anche le timbriche Instruments assegnate alle pad interne e ai quattro external control creano un Kit di sonorità/strumenti pronti all’uso.
• Ambience & FX: SPD-30 può essere fatta suonare in un ambiente virtuale scelto dal musicista; in aggiunta, si può arricchire il suono di ciascun Kit con un multieffetto dedicato.
• Phrase Loop: è un registratore digitale (che non processa i segnali audio, ma l’esecuzione del musicista) catturando su tre “anelli” paralleli tutto quello che viene suonato con tre possibili Kit diversi, scelti traccia per traccia e sovrapposti.

Lo strumento
Dal punto di vista dell’immediatezza, SPD-30 stacca sensibilmente i modelli precedenti: grazie al largo display grafico è ora possibile tenere sotto controllo tutto quello che succede direttamente nello strumento senza essere costretti a immaginarsi cose che non si vedono... La fascia di pannello dedicata ai comandi di programmazione comprende, oltre al display, tre tasti e altrettanti controller indirizzabili; più in alto, il blocco dei nove selettori di pagina e le regolazioni di volume per l’ascolto in cuffia e l’uscita generale.
Ogni volta che una delle otto pad sensibili è impegnata per l’esecuzione, si accende un largo led in posizione corrispondente, in modo da rendere inequivocabile il funzionamento del sistema.

Connessioni
SPD-30 prevede un’uscita stereo left/right per l’audio, più l’ascolto in cuffia con volume indipendente; in aggiunta, è possibile inserire nello strumento un segnale stereo esterno (ad esempio una base pre registrata) su cui esercitarsi. Oltre alla porta MIDI, con connessioni In/Out, è prevista l’interfaccia USB con cui trasmettere codici d’esecuzione su Mac/PC (il MIDI over USB è fortunatamente omnipresente su tutte le apparecchiature di ultima generazione; niente male...) e una seconda porta USB dedicata allo scarico/carico dei dati di programmazione, non delle timbriche, purtroppo. Quattro External Trigger Input possono essere utilizzati per gestire i pad Ride V-Cymbal, HiHat Cymbal, Snare V-Pad e Kick Trigger Pad prodotti da Roland per i V-Drum Kit, ma le quattro prese sono reindirizzabile via software; non è tutto: c’è una porta dedicata allo HiHat control pedal (ad esempio per i modeli FD-8 o VH-11) e una presa per gestire simultaneamente due footwsitch completamente indirizzabili. Basta la meccanica di supporto (opzionale), una manciata di pedali e SPD-30 si trasforma nel drum kit più portatile che ci sia.

I suoni residenti
Tanti, troppi per essere contati; le famiglie timbriche rappresentate comprendono: kick, snare, tom, hihat, ride, mixed cymbals, perc with head, metallic perc, mixed percussion, melodi perc, pitched instrument, sounf effects. Come si gestisce tutto questo ben di Dio? A livello più elevato, caricando diversi Kit a seconda delle necessità; scendendo nella scala gerarchica, si possono personalizzare i Kit (o crearne di nuovi) richiamando i singoli Instrument e assegnandoli alle otto pad interno o ai quattro canali di External Trigger. Ogni instrument può essere personalizzato nei parametir di: Tuning/Coarse Tune (+/- 2 ottave), Muffling (il coefficiente di smorzamento), Slow Attack, Tone Color (una macro regolazione di brightness), Pitch Sweep (l’inflessione d’intonazione in base alla dinamica), Volume, Pan, Reverse (quest’ultimo parametro non è attivo su tutti i suoni), FX Send.

Non basta un suono solo? È necessario rinforzare la cassa da 24” con una analog kick di sapore 808 o 909? Niente di meglio che ricorrere al Layer, sfruttando le possibilità di mix, switch, fade e xfade tra i due Instrument A e B messi in sovrapposizione. Attenzione: le logiche di layer liberamente selezionabili sono disponibili solo sui pad interni, i quattro eventuali controller esterni sono limitati alla gestione di massimo due timbriche, una sulla pelle e una sul rim.

E lo hihat?
Il charleston, come si ostinano a chiamarlo dalle nostre parti, per venire bene ha bisogno di qualcosa in più, che non siano i soli due timbri messi in layer. Per l’occasione, è possibile innescare tretimbriche close, half e open, controllabili con il pedale FD-8 opzionale, con il quale diventa possibile passare gradualmente da una condizione all’altra. Niente male…
Gli effetti
Trattandosi di Roland, il musicista non deve preoccuparsi della qualità e della quantità: gli effetti ci sono, tanti, e sono strutturari con il consueto corredo professionale, ma amichevole, di parametri; senza entrare troppo nello specifico, ci sono trattamenti di filter, autowah, compressor, lofi, distortion, overdrive, equalizer, isolator, slicer, ring mod, pitch shift, delay, tape echo, chorus, spaceD, phaser, flanger, autopan, rotary, reverb, long reverb.

Phrase Loop
SPD-30 può registrare in loop la vostra esecuzione, offrendo tre tracce indipendenti che possono far capo ad altrettanti Kit di timbriche percussive. Una volta innescata la registrazione, proprio per la sua natura di loop, si può sovrapporre uno strumento alla volta (lavorando con le otto superfici interne e le eventuali quattro unità di controllo esterne). Per funzionare, il Phrase Loop ha bisogno di alcune decisioniprese dal musicista: numero delle battute di durata massima (da 1 a 96 o, durata free, che permane fino a che non si imposta in maniera estemporanea il termine della registrazione), numero dei quarti nella battuta (da 1 a 9), Click On/Off. Non sapete quanto deve durare il vostro loop? Ricorrete al modo Free e chiudetelo premendo il tasto Set Loop, o il footswitch appositamente mappato, al momento giusto. L’esecuzione può essere libera o quantizzata, con una regolazione di Tempo variabile tra 40 e 260 BPM. Non siete obbligati ad usare tutte e tre le piste del Phrase Loop: se vi basta il solo accompagnamento di un Kit, potete tranquillamente fermarvi su una traccia e continuare ad improvvisare, accompagnandovi con il loop precedentemente registrato che continua fedelmente a girare. Durante il Playback è possibile mettere in Mute una o più tracce e cancellare selettivamente uno o più strumenti presenti nel Loop. I volumi delle tre tracce sono regolabili indipendentemente. Attenzione! SPD-30 funziona anche come MIDI controller, oltre che come strumento musicale per le timbriche residenti; questo significa che ciascuna delle tre parti/tracce può essere sintonizzata su un canale di trasmissione indipendente, a tutto vantaggio del network di strumenti eventualmente disponibile.
Ma gli switch a pedale?
Possono essere mappati sui parametri di Tap Tempo, FX Bypass, Phrase Play, Phrase Stanby, Kit number increase/decrease, Erase, Mute, Play, Rec, Part increase/decrease. Non male.
In uso
Appena tirato fuori dalla scatola, OCTAPAD SPD-30 può soddisfare le esigenze del percussionista consapevole, o del programmatore a cui non piaccia rimanere con le… bacchette in mano: il patrimonio timbrico residente, anche se non espandibile, copre con ampio margine le necessità più disparate della gestione sonora in chiave percussiva; in aggiunta, l’ovvia presenza del MIDI permette di allargare a dismisura il patrimonio timbrico controllando, dalle superfici sensibili, qualsiasi segnale audio si trovi a portata di convertitore A/D.
Sull’altro versante, quello non prettamente tastieristico/produttivo/programmatorio (se ci passate il neologismo) SPD-30 conferma le sue doti di performance instrument con cui è possibile tanto portare a casa il risultato durante l’esibizione, quanto divertirsi come un furetto: se non vi dovessero bastare le otto superfici dinamiche, potete sempre espandere progressivamente le capacità di controllo, magari facendovi prestare (in maniera più o meno consapevole… è tutta questione di velocità nella fuga) i pezzi più significativi del V-Drum Kit più a portata di mano.
Come funzionano le otto pad? Bene, molto sensibili e già ottimizzate di default nella gestione dell’esecuzione; in aggiunta, il corredo di parametri, per il quale rimandiamo ad un altro articolo propedeutico, unito alla comodità del display grafico, risolve finalmente problemi che le generazioni precedenti di percussion controller non erano riuscite ad affrontare in maniera soddisfacente.
Bentornata, OCTAPAD!
...uhm, niente male...
"...Play these string 'till your fingers are raw!"