Dalle tre del pomeriggio fin quasi a mezzanotte si sono alternati sul palco 13 batteristi, più i due ospiti stranieri (Rabb americano e, tedesco di nascita ma da anni emigrato in California, Minnemann). Tre batterie fisse e altre tre che ruotavano a ogni cambio palco (incredibile il lavoro svolto in questo senso dallo staff di tecnici e fonici), mentre il folto pubblico presente sin dal primo pomeriggio veniva intrattenuto nei tempi morti dal direttore della rivista Batteria, Alfredo Romeo, con delle pillole di storia dello strumento e proiezioni di filmati tratti dal suo seminario Traps, 100 anni di drum set.

Tutti bravissimi i WPC drummers, sia quelli che hanno suonato utilizzando delle basi (Daniele Giovannoni e Roberto Pirami) sia quelli che invece hanno preferito farsi accompagnare da propri musicisti di fiducia (Giampaolo Rao, Alex Barberis, di fatto l’ideatore del sodalizio, Marcello Piccinini, Alessandro D’Aloia, Bob Baruffaldi, Maurizio Boco, Lucrezio De Seta, Emanuele Smimmo).

Tra i momenti clou del festival, va sicuramente ricordata l’esibizione solitaria al suo set customizzato e dotato di ben 10 pedali di Marco Iannetta, reduce dal duetto registrato a Los Angeles per Drum Channell con sua maestà Terry Bozzio. Batteristicamente parlando ha lasciato molti a bocca aperta Davide Pettirosi, alla testa del suo Electrio, autore di un assolo di livello assoluto.
La performance più emozionante e intensa, è stata senz’altro quella di Pierpaolo Ferroni, che è riuscito a catturare l’attenzione del pubblico pur suonando a volumi minimi e a fare musica utilizzando un set ridotto all’osso. Il suo duetto con Andrea Giuliano, nei panni di un produttore truffaldino con le sue improbabili proposte lavorative, ha offerto spunti di riflessione su alcuni aspetti spiacevoli della professione.

Ovviamente all’altezza della loro fama tanto Johnny Rabb, vero ricercatore di effetti e ricreatore di suoni acustici che richiamano quelli di una drum machine, quanto il super drummer Marco Minnemann, tanto veloce e funambolico sul palco quanto poco friendly e scostante dietro le quinte. I due batteristi ospiti hanno concluso una giornata batteristica memorabile con un lungo duetto in cui alla tecnica del tedesco ha fatto da contraltare il grande senso dell’umorismo - oltre al controllo eccezionale dello strumento - di cui è capace Rabb.