Simmons SDS-V Seconda parte

di Enrico_Cosimi - accordiano DOC #18600 | 03 July 2009 @ 17:05 |
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I moduli di sintesi e di gestione. Tutti i “tamburi” vengono prodotti con lo stesso tipo di circuito: le differenze ad esempio tra cassa e tom, o tra rullante e cassa cioè nel diametro e nell’altezza del timbro vengono risolte con le sei regolazioni parametriche a disposizione.

Questo significa che i timbri di bass drum, snare drum, tom 1, 2 e 3 sono ottenuti tutti dallo stesso tipo di modulo, i cui sei parametri di intervento sono: Click Drum, la regolazione di volume per un transiente generato autonomamente che dove riprodurre la percussione della bacchetta (o del pedale) sulla pelle; Noise / Tone Mix, il bilanciamento tra componente di Noise per il rumore “indefinito” del tamburo ed il Tone ovvero la nota ad intonazione variabile che definisce l’accordatura del tamburo; Decay Time, cioè la durata della generazione noise + tone, da staccato a prolungato – qualche secondo - per la nota (ovviamente il circuito di click non è influenzato da questa regolazione); Tone Tune e Tone Bend, le regolazioni di intonazione generale e l’ampiezza di pitch bend envelope assegnabili alla nota principale del tamburo; Noise Colour, ovvero la regolazione di filtraggio per la componente di rumore.
Il musicista può dosare indipendentemente la componente di Click e bilanciare relativamente le due porzioni di Noise e Bend Note; per sintetizzare un rullante ci vorrà una parte significativa di Noise (assimilabile alla cordiera), una buona percentuale di Click per il rumore della bacchetta e, all’interno della nota, una ridotta percentuale di pitch bend. Nel caso di un tom, il noise diventa inutile e la quantità di pitch bend sarà molto più evidente – fino a raggiungere gli effetti spaziali tipici della Dance anni ’80. Fondamentale, nei risicato sistema di sintesi, è la centratura della frequenza di base: una bass drum sarà ovviamente accordata più bassa del rullante e, a loro volta, i tre tom dovranno essere progressivamente differenziati nell’intonazione, dal più alto al più basso mano mano che si scende verso il timpano. Semplice, brutale ed abbastanza efficace…
Il modulo di HiHat permette di controllare mediante pedale esterno il decay del suono e la variazione di mixaggio tra noise e tone; chiaramente ci vuole il pedale opto coupled fornito da Simmons… In epoca successiva, verrà reso disponibile un controller dedicato che permette di suonare lo HiHat non più sulla consueta pad esagonale, bensì direttamente su una specie di doppia piramide tronca esagonale in policarbonato bianco che, una volta installata sull’asta, conferisce un effetto ulteriormente futuribile all’intero drum kit.
E i piatti? La configurazione base della centralina Simmons prevede solo un modulo di Cymbal differenziato per funzioni e produzione timbrica – non è un caso che, nel drumming del periodo, determinati effetti fragorosi o accentazioni ride/crash tendano a sparire…
Il suono di piatto viene sintetizzato sommando assieme le componenti di Noise, sottoposto ad un filter sweep bidirezionale, Tone con sei oscillatori strategicamente accordati, a loro volta controllabili in pitch bend e decay, bilanciamento Noise / Tone e bilanciamento Bell / Cymb per il rapporto tra suono puro e intermodulato; inutile dire che, dal punto di vista della veridicità sonora, questo è il circuito meno essenziale.
L’ottavo modulo, infine, permette di governare la sensibilità al trigger esterno ed il volume per ciascuno dei sette canali di sintesi disponibili; non c’è una regolazione di panpot, per il semplice motivo che, sul buss stereo di uscita, i moduli vengono ruotati automaticamente alla posizione considerata ottimale.

Pannello posteriore
Oltre al buss stereo di uscita left – right, è presente un’uscita combinata mix out e sette uscite indipendenti che permettono l’audio processing separato per ciascuna delle sette sorgenti sonore. E’ presente l’ingresso dedicato HiHat Foot Pedal, per il controllo a pedale del modulo in questione, Ogni canale, inoltre, offre un Pad Input per ricevere il trigger della pad corrispondente e poter essere “suonato”; nel caso lo si desideri, invece che suonare la Simmons con le pad esagonali, si può ricorrere ad un’unità esterna di programmazione (non necessariamente la SDS6) che può pilotare le sette sorgenti sonore mediante altrettanti Synth Input in grado di ricevere impulsi a +15Volt. A parte quest’ultima serie di ingressi, tutte le connessioni sono realizzate con prese XLR bilanciate.

Le Pad
Stilisticamente hanno segnato un’epoca: la forma esagonale, più facile da produrre di quella circolare, è stata presto imitata da una torma di produttori, ma la pad originale Simmons rimane insuperata per eleganza e pericolosità fisiologica per il musicista.
Il guscio è realizzato in policarbonato trasparente, verniciato dall’interno per meglio proteggere la finitura, ed al suo interno c’è un sandwich composto da uno spesso foglio di multistrato in cui viene “annegato” il trigger piezoelettrico; una serie di gommini ed uno strato di silicone proteggono il trigger dalle sollecitazioni meccaniche indesiderate (ovvero ne limitano la sensibilità alla sola superficie superiore; sopra al compensato viene steso un foglio di policarbonato lucido – nero o bianco – che diventa la vera superficie esecutiva per il batterista. Una flangia di alluminio avvitata chiude il tutto, rendendolo sufficientemente robusto; la connessione XLR sul fianco e l’attacco per la meccanica completano il tutto.
Forma, dimensione e colore della pad sono ovviamente del tutto ininfluenti per la timbrica (realizzata dall’elettronica contenuta nella centralina) e per la risposta della medesima; proprio il comportamento espressivo delle pad obbliga i batteristi dell’epoca ad alterare sensibilmente il proprio stile esecutivo: la superficie in policarbonato risponde in maniera molto diversa dalla pelle tradizionale e questo comporta un inquietante incremento dei casi di tendinite tra i musicisti dell’epoca.

Evoluzione e declino
Dopo la SDSV, i successivi modelli 7, poi 8 e via via salendo con la numerazione, tendono ad incrementare le prestazioni di base per ciascun modulo, affiancando capacità di sintesi multipla, lettura di campionamenti residenti o “presi in affitto” con la sostituzione delle EPROM, fino al mostruoso sistema SDX che offre una vera e propria centralina di multicampionamento e trattamento audio a 16 canali, con tre diversi segnali triggerabili su diverse zone di dinamica e caricabili negli 8 Mb di RAM interna.
Parallelamente, anche la pad si evolve, passando dalla micidiale superficie in policarbonato liscio ad una serie di mescole in gomma che tentano, in qualche modo, di riprodurre il comportamento balistico della normale pelle di batteria; nelle ultime versioni viene implementato il doppio trigger pelle / bordo, con regolazione indipendente per sensibilità e decadimento. Anche lo stampo in plastica passa dalla originale conformazione a fondo piatto ad una più articolara sagoma a diamante.
Ma, nonostante tutto questo, l’appeal sonoro della Simmons finisce per decadere progressivamente, fino a che, nella seconda metà degli anni ’80, la ditta rinuncia e chiude i battenti.

Una notazione inquietante
Da bravi “figli degli anni ‘80”, siamo sempre stati affascinati dalla Simmons come oggetto sonoro e come scultura di design puro… Immaginate il nostro sconforto nello scoprire recentemente che il vecchio importatore italiano, lo storico Meazzi – da tempo uscito dalla scena – al momento della chiusura avesse buttato in discarica un intero container di apparecchiature Simmons invendute…
Sic transit gloria mundi, come dicono alla Ford.

Risorse
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