Simmons SDS-V Electronic Drum Synthesizer. In principio era l’esagono… La prima batteria elettronica con le pad in grado di riscuotere un successo commercialmente significativo venneconcepita in Inghilterra nel 1983, ad opera di Dave Simmons.

L’idea di un sintetizzatore dedicato alla percussione non era del tutto inedita: già diverse firme nipponiche –e non solo- si erano cimentate con circuiti analogici dedicati, in grado di riprodurre in maniera più o meno convincente il comportamento timbrico degli strumenti percussivi. La grossa novità della Simmons risiede invece nella decisa dipartita dai concetti tradizionali: la SDSV è un sintetizzatore, ha controlli da sintetizzatore e, specialmente, si suona mediante una serie di superfici esagonali appositamente disegnate per questo compito. L’insieme di look rivoluzionario, prestazioni professionali e timbrica inconfondibile, unita alla “felicità” del momento storico, resero la Simmons uno dei best seller degli anni ’80, con un impatto difficilmente ripetibile sulla cultura dance del periodo. Dietro alla generazione del progetto, c’era comunque la consulenza di Richard Burgess, all’epoca batterista dei Landscape, visionario gruppo elettronico britannico, che vagheggiava di una strumentazione interamente “sintetica” e totalmente sotto controllo del musicista.

Sintetizzare le percussioni
La nobile arte della Sintesi ha sempre trovato nelle percussioni timbri difficili da realizzare, quantomeno suscettibili di un complesso lavoro di pre-sintesi teso a identificare, nell’emissione sonora, gli elementi più importanti del suono medesimo. In linea di massima, un suono di tamburo sarà scomponibile nelle seguenti componenti: a) il suono della pelle vero e proprio, con un preciso inviluppo sull’intonazione, direttamente legato alla dinamica del colpo; b) il transiente iniziale caussato dalla percussione della bacchetta; c) una componente di rumore che – inscindibilmente legata alla pelle nel mondo reale, ma molto più scindibilenel mondo analogico – viene di solito demandata ad un noise generator parallelo.
A questi tre tradizionali componenti se ne aggiunge, o sostituisce, un’altra relativa al “grappolo” di frequenze necessarie per approssimare con sufficiente credibilità l’andamento inarmonico dei metallofoni, ovvero dei piatti; in questo caso vengono utilizzati sei o più oscillatori accordati in maniera tale da riprodurre, con il massimo dell’approssimazione possibile in tecnologia analogica, un contenuto armonico quantomeno riconducibile al comportamento sonoro del piatto.
Questa la teoria; in pratica, fino alla Simmons, tutti i produttori di batterie “elettroniche” si erano sempre preoccupati di garantire un risultato veritiero, imitativo, senza fornire mai all’utente la capacità di customizzare le timbriche finali; tutti i parametri di sintesi erano irraggiungibili all’utente, limitati alla regolazione di volume relativo o al massimo all’escursione di volumi separati per “cordiera” e “pelle” (ad esempio il parametro snappy per lo snare della TR-808 Roland).
Arriva la Simmons…
Per Dave Simmons, il nuovo concetto è molto semplice: invece di nascondere il sintetizzatore dietro una serie di timbriche volutamente imitative e blindate, la Simmons mette in primo piano proprio la capacità di assimilazione funzionale ad un vero e proprio sintetizzatore analogico. I parametri sono direttamente modificabili dall’utente e l’unica differenza con un sint vero e proprio è nella selezione dei medesimi, una scelta ottimizzata per la produzione di timbriche dinamiche e che non necessitano di sostegno.
Ecco quindi che, i primi modelli SDS 2 e 3, mai usciti dalla fase di prototipo, sono concentrati sulla realizzazione full analog delle timbriche e, finalmente, il modello SDSV (in origine indicato con un più sequenziale SDS 5…) presenta una struttura modulare completamente dedicata.

L’elettronica
Struttura modulare, dicevamo: all’interno della centralina possono trovare posto fino a sette moduli di sintesi, ciascuno assimilabile ad una voce di sintetizzatore monofonica, dedicata alla realizzazione di un certo tipo di suono, più un ottavo modulo di output mixer. Comune a tutti i moduli di sintesi, è la struttura di assegnazione parametrica. Nel caso non voglia lavorare con la timbrica factory, predisposta all’origine, l’utente può decidere di richiamare – mediante quattro grossi selettori neri – due variazioni del timbro base ottenute agendo su altrettanti set di trimmer (che possono essere regolati stabilmente con un micro cacciavite) o una quarta sezione di potenziometri veri e propri con cui costruire in maniera più veloce il proprio suono.
La procedura operativa prevista è più o meno la seguente: per prima cosa si seleziona il tastone corrispondente alla fila dei sei potenziometri operativi; mentre con una mano si percuote ad intervalli regolari la pad corrispondente – un trigger led visualizza la ricezione dell’impulso esterno da parte della scheda audio – il musicista può regolare con l’altra mano i sei parametri di intervento fino ad avvicinarsi il più possibile al risultato sonoro desiderato; una volta soddisfatti, ci si arma di micro cacciavite e si passa a trasferire analogicamente le sei impostazioni dei potenziometri ad una delle due file di mini trimmer, un parametro alla volta con molta calma… In questo modo, a fine procedura, ogni modulo fornirà una versione factory preset della timbrica non modificabile, due versioni personalizzate e “memorizzate” per il veloce utilizzo dal vivo più una quarta timbrica, quella corrispondente ai potenziometri, che può essere alterata anche durante l’esecuzione con la semplice rotazione delle manopole.
La selezione effettuata sui tastoni neri viene confermata da quattro led rossi di segnalazione, mentre il quinto led di Trigger visualizza, come dicevamo in precendenza, la ricezione dell’impulso esterno. In questo modo, l’utente con sette moduli nella propria centralina ha a disposizione 28 timbriche velocemente raggiungibili; non ci sono ancora i “drum kit” richiamabili tutti in un colpo, ma già in questo modo le possibilità sono spaventosamente esaltanti… per l’epoca.
orripilante
eh eh, è la simmons
Un gioiello del passato!