Di Luca Luciano Per oltre venti anni la divisione batterie della Gretsch riuscì a sopravvivere nonostante l'inesperta gestione di Baldwin, gli spostamenti di sede e alcuni disastri naturali (inclusi un incendio e un'inondazione delle piantagioni da dove veniva il legname selezionato per i fusti), ma l'interesse dei batteristi si spostò su altre case dalle strategie di mercato più dinamiche.

Negli anni '80 la Gretsch fu riacquistata da Fred W. Gretsch, nipote di Fred Jr., e trasferita a Ridgeland, in South Carolina. La divisione delle chitarre ebbe maggior attenzione, ma la situazione per le batterie non cambiò molto. Il connubio fra Gretsch e Tony Williams si concluse nel 1994, quando questi decise di accettare un'altra sponsorizzazione. Nel 1996 finalmente un nome, e che nome! Vinnie Colaiuta firma un contratto di collaborazione, che porta allo sviluppo di un modello personalizzato, di colore bianco e con i blocchetti neri, e torna con la Gretsch dopo il rapporto avuto negli anni con Zappa. Fra i nomi che lo affiancano troviamo Phil Collins (da molto tempo con un set con cassa da 20 pollici e tom a una pelle) e Harvey Mason (anche lui tornato alla Gretsch dopo un breve rapporto con la Legend). Speriamo bene per una casa i cui strumenti hanno per eccellenza il fascino del vintage: basti pensare che la scelta costruttiva di utilizzare 5 blocchetti (gli Streamline) per lato sui fusti da 12" non è mai stata abbandonata, come non è mai cambiato il disegno e la fattura di questi ultimi dagli anni Cinquanta a oggi. Anche la materia prima è sempre la stessa: la Gretsch infatti ha sempre utilizzato l'acero e non ha mai lanciato modelli di diversa fattura, eccezion fatta per una serie economica degli anni '80 detta Black Hawk (in quel periodo tra l'altro venivano prodotti anche dei set elettronici con lo stesso nome). Il periodo di fabbricazione di una Gretsch è indicato, oltre che dalle meccaniche, soprattutto dal badge (l'etichetta di metallo apposta sui tamburi). Il periodo del Round Badge (il badge rotondo, appunto) va dai '50 ai '60. Gli anni dai '70 ai primi '80 vedono il succedersi di tre tipi di badge ottagonale detti Stop Sign Badges. Nell'83 la Gretsch festeggiò il suo centenario con una breve produzione del Centenary Badge, per poi tornare al look Stop Sign. Oggi le batterie sono costruite con una targhetta al centro del fusto dalla forma quadrata, su cui la scritta Gretsch è stampata sia dal basso verso l'alto che viceversa (flip-flop badge). Anche le meccaniche purtroppo hanno mantenuto costante la loro generica inaffidabilità. Fino alla prima metà degli '80, i reggi-tom hanno subìto diverse modifiche, e nel tentativo di migliorarli si è giunti alla versione a baionetta, ma anche questi ultimi hanno la tendenza a cedere. Ecco perché si vedono spesso batterie Gretsch con reggi-tom Pearl o Rogers, fatti montare successivamente dal batterista o montati in origine dalla casa. Oggi infatti, oltre alle proprie meccaniche, la Gretsch è disponibile a montare l'hardware indicato dal cliente.