Di Antonio Di Lorenzo Trovandomi in Turchia per una serie di concerti, ho colto l'occasione per andare a visitare i miei amici della Bosphorus, una delle ditte artigianali di piatti ancora esistente in Turchia. In questi anni la richiesta di piatti ‘artigianali’, dove la mano dell'uomo forgia il piatto conferendo personalità e suono unici, si è fatta sentire ed è per questo che in Turchia i vecchi artigiani e i loro discepoli hanno ripreso a costruire piatti, data la richiesta in aumento di questi oggetti sonori.

Ed ecco perché abbiamo avuto la nascita di una serie di ditte artigianali come la Istanbul (divisa in due ditte), la Turkish, la Anatolian e infine la Bosphorus, che di queste ditte è quella che si sta mettendo più in luce, soprattutto negli USA, dove vanta una schiera nutrita di ammiratori, fra i quali Jeff Hamilton, che ha collaborato per una serie ‘personale’ chiamata Hammer. Chiaramente, il tipo di suono che questi piatti ricreano è paragonabile a quello dei vecchi K di cui hanno alcune caratteristiche importanti, prima fra tutte il peso, che è sempre ‘leggero’ rispetto a quello dei piatti più diffusi; poi la forma: il profilo del piatto è poco pronunciato e molto ‘piatto’.
Ma torniamo alla visita alla Bosphorus. Arriviamo alla ‘fabbrica’ e qui l'idea di show room con tutti i fronzoli lascia spazio a un edificio diroccato, dove manca il campanello e la scritta Bosphorus è in vernice sulla porta! Anzi da poco hanno messo l'insegna su una targa di plastica. Si entra e in tutto lo stabile non c'è pavimento, perché è tutto sterrato, come nelle officine dei nostri vecchi fabbri! E qui che le simpatiche persone della Bosphorus mi accompagnano nei locali dove avviene la fusione e lo stampo (a terra!) del piatto. Poi entriamo in una specie di girone infernale dantesco in cui il rumore è assordante: sei persone martellano a mano i piatti in un clamore allucinante e senza cuffie! Sospendono il lavoro per salutarmi, ma il lavoro continua con la tornitura del piatto affidata ad un altro artigiano e i ritocchi finali per dare vita a strumenti che ritengo straordinari. Tutto è molto bello e affascinante, ma il rumore è assordante! Esco quando la mia resistenza finisce. Infine, mi accomodo nella stanza dove sono sistemati i piatti in attesa di essere spediti e venduti; spendo ore a provare piatti di ogni tipo e mi sembra di essere un bambino lasciato incustodito nel negozio dei dolci. Questi piatti hanno una 'personalità' incredibile e non sono per neofiti; devono essere controllati e 'domati' come si fa con una fuoriserie o un cavallo di razza, altrimenti si rischia di uscir fuori alla prima curva o di essere disarcionati; ma il loro suono è incredibile, a partire dal volume che producono. Adesso la produzione si è estesa anche a modelli più ‘duri’, adatti alla musica amplificata, con ogni piatto che conserva comunque intatta la propria bellezza perché è sempre molto ‘presente’. La linea che riproduce i vecchi K è chiamata Master ed è la più costosa, perché lavorare un piatto sottile è più complesso e delicato: basta sbagliare una martellata e il piatto è compromesso, e alla Bosphorus il livello degli scarti è altissimo! Non esce dalla ditta nessun piatto se non ha gli standard altissimi richiesti dagli artigiani. Mi è capitato di provare degli ‘scarti’ incredibilmente belli! Inoltre la fase più ardua è la forgia della campana, che comporta più tempo ed è molto delicata. Infatti, mentre alcune ditte turche hanno reso industriale questa fase per abbattere i costi di produzione, Hasan e tutti gli artigiani della Bosphorus sono ancorati ai vecchi sistemi, e i piatti della serie Master sono incredibilmente simili ai vecchi K e sotto molti aspetti anche superiori, con una piccola differenza che nessuno può colmare: il ‘fattore tempo’, e cioè la tempra che i piatti artigianali acquisiscono con l'uso corretto e manuale del batterista. Per il resto, una ricchezza di armonici e una timbrica magica e ‘turca’. Provo anche le altre serie di piatti, i Traditional, uguali ai Master, ma più pesanti e con più modelli (dei Master si producono solo ride!); i Ferit, che si differenziano parzialmente fra loro a seconda del rapporto tra superficie tornita e superficie lasciata non tornita; la serie Hammer di Jeff Hamilton e alcuni prototipi. Molto belli anche questi altri piatti, più versatili rispetto ai Master e più adatti alle moderne esigenze musicali, ma sempre con la ‘magia’ del piatto artigianale e volume e presenza impressionanti, perché sembrano già ‘maturi’, invecchiati dalle martellate degli artigiani.

Devo confessarlo con molta onestà: sono un vecchio fan dei Bosphorus e uno dei primi loro amici da quando ho scoperto questi piatti molti anni fa in un negozio della Turchia, quando non erano ancora importati neanche negli Stati Uniti. I miei primi Bosphorus hanno il loro primo logo e sono ormai invecchiati dall'uso, dal tempo e dalla mia mano. Il numero di piatti che la ditta riesce a produrre è sempre limitato ed essa non ha alcuna intenzione di entrare in concorrenza con i colossi della produzione industriale, perché la fornitura che riesce ad assicurare ha sempre un numero limitato di pezzi.