Di Antonio Di Lorenzo Bentrovati, cari lettori e amici percussionisti e batteristi. Questa volta ci occuperemo dell’importanza del fraseggio per il batterista e per il percussionista in genere. Innanzitutto che cosa è il fraseggio e a cosa può essere riferito. Possiamo dire che il fraseggio è il modo di ‘disporre’ le note all’interno di un periodo musicale; una frase musicale è come una frase del parlato: il modo con cui noi disponiamo le parole per esprimere un concetto. Chiaramente lo stesso concetto può essere espresso in modi diversi o disponendo le parole in sequenza diversa, e lo stesso succede in musica.

Un esempio eclatante di quello che sto dicendo riguarda in modo particolare il mondo della percussione ed è la clave afro-cubana: una frase di due battute che contiene due note in una battuta e tre note nell’altra; noi possiamo invertire queste due battute, ma ciò cambia di molto il modo di fraseggiare di tutto ciò che ‘si sovrapporrà’ alla clave stessa. In un video didattico molto curato ed efficace, Ignazio Berroa, grande batterista afro-cubano, ricordava che esistono spesso delle grandi dispute fra gli stessi cubani a proposito di alcuni brani per determinare se hanno la clave in 2/3 oppure in 3/2. Tutto questo è perfettamente normale, perché il fraseggio è una questione di gusto personale, ma di ‘gusto’ nel senso più pieno del termine. Il gusto è, a mio parere, la caratteristica più importante di un grande musicista. Miles Davis è sicuramente l’artista che per primo mi viene in mente, con un fraseggio nel quale la ‘economia delle note’ è uno dei requisiti fondamentali: ogni nota è colma di significato, non ci sono note superflue e tutto è collocato perfettamente all’interno della frase e del contesto musicale. Il respiro, le pause sono importantissime ai fini del fraseggio, così quanto le note che si suonano. Max Roach, parlando dei rischi che si corrono suonando le batteria, diceva che a volte si rischia di essere ‘inumani’, cioè di non dare mai il respiro all’interno di una frase perché il nostro strumento, a differenza di un sassofono, ce lo permette; ma questo non significa che sia una cosa di ‘gusto’. Il nostro fraseggio è dunque fortemente condizionante per tutti coloro che suonano con noi: ecco perché non solo da un punto di vista ritmico, ma proprio dal punto di vista ‘globale’ la batteria e la percussione sono il fondamento, la base di ogni discorso musicale. Un esempio evidente sta nel fatto che non si può suonare con linguaggio swing, e quindi a base di terzine, se il batterista suona in ottavi regolari (a meno che non sia un effetto voluto!). Attenzione perché questo è un esempio macroscopico, dato che all’interno di queste due grandi divisioni ci sono enormi differenze: il modo di scandire e quindi di fraseggiare le terzine di Elvin Jones è diverso da quello di Tony Williams e da quello di Philly Jo Jones. Così come gli ottavi ‘regolari’ di Terry Bozzio sono differenti da quelli di Steve Gadd e così via: gli esempi potrebbero continuare.
Di certo, comunque, il problema maggiore si ha quando ci viene richiesto di adeguarci a un fraseggio. È qui che maggiormente emerge il batterista o percussionista ‘musicista’, cioè capace di rapportarsi alla musica nella sua globalità, e non solo chiuso all’interno del suo strumento. Per esempio è importante capire che il fraseggio ‘in due’, cioè pensato alla metà del tempo effettivo, è spesso quello più efficace per permettere ai cantanti di fraseggiare all’interno di un periodo musicale meno marcato rispetto alla scansione ‘in quattro’. In questo modo il cantante potrà ‘giocare’ con il testo, o il solista con la melodia, con maggiore libertà, qualora lo desideri. Viceversa una melodia con note lunghe necessiterà di una quantità di note sottostanti maggiori che scandiscano lo spazio dilatato. Queste non sono regole assolute, perché in musica non ne esistono e se esistono possono essere infrante; ma sono il nostro ‘gusto’ e l’attenzione per il fraseggio che ci diranno quando ogni cosa è più appropriata. Così come a volte è importante riconoscere i musicisti che fraseggiano volutamente ‘indietro’ rispetto al beat: se non si è pronti a riconoscere questa caratteristica, la conseguenza sarà quella di rallentare pensando a un tempo più lento. Mi viene subito in mente Dexter Gordon, il grande sassofonista protagonista del film Round Midnight di Tavernier, oppure Sonny Rollins nel disco Sonny on Impulse. Ma si può verificare spesso il caso contrario, quello di un musicista che fraseggia in ‘avanti’ e che può indurci ad accelerare bruscamente se non si presta attenzione al fraseggio. Infine vorrei aprire uno spiraglio su un discorso enorme, quello delle dinamiche: all’interno di ogni brano musicale ci sono delle dinamiche, più o meno accentuate ed evidenti, ma sempre presenti. I nostri sono tendenzialmente strumenti con una enorme capacità dinamica e spesso corriamo il rischio di soverchiare chi suona con noi, a causa del nostro strumento. La sensibilità del batterista e del percussionista nei confronti delle dinamiche è quello che caratterizza un musicista che ‘ascolta’ ciò che succede attorno a lui. Esaminando uno spartito di musica classica ci accorgiamo che all’interno di un periodo musicale possono esserci una quantità infinita di dinamiche: piano, forte, mezzopiano, mezzoforte e così via. Tutto questo succede anche nei generi musicali dove le dinamiche non sono scritte: saranno il gusto e la sensibilità al fraseggio del musicista a determinare le dinamiche da adottare. Pace, amore e musica a tutti voi.