Di Luca Luciano Con questo articolo abbiamo intenzione di raccontare qualcosa di poco noto ai più giovani, rispondendo al contempo alle tante richieste dei batteristi con qualche anno in più. Il lavoro al quale ci accingiamo è difficile e persino incompleto, visto che le informazioni reperibili al momento sono davvero poche. Nonostante la parzialità delle informazioni (motivo eventuale per riprendere e arricchire l’argomento), siamo stati stimolati dalla curiosità e dalla vena nostalgica di molti, ma anche dal desiderio di raccontare un storia tutta ‘nostra’, la storia di un made in Italy ricco di innovazioni e di passione: la storia delle batterie Hollywood.

La storia ha inizio con Enrico Meazzi, che da venditore di molle per grammofoni e orologi, nell’Italia del ‘45, diede inizio alla sua attività imprenditoriale commercializzando chitarre costruite a Catania. In un paese in cui non c’era praticamente concorrenza per quel settore, gli affari inizialmente andavano bene. Il ‘salto di qualità’ avvenne quando Luigi Scarpini, fidanzato della sorella di Enrico e impiegato di un negozio di strumenti musicali, e successivamente Franco Caldironi, bassista elettrico, divennero suoi collaboratori. Fu proprio Caldironi a proporre la costruzione di batterie, che all’epoca arrivavano solo dagli Stati Uniti e avevano un prezzo altissimo. Nacque nel ‘58 il modello Jolly, strumento molto commerciale e con i fusti di cartone compensato, che per la sua accessibilità in termini di prezzo ebbe un grosso successo sul mercato. Sull’onda del successo, Caldironi si trasferì in Brianza per creare nuovi modelli. In quei tempi l’ufficio di Milano impiegava circa sessanta persone. Grazie ad associazioni con piccole ditte che costruivano esclusivamente per la Meazzi, la produzione di strumenti si allargò; non solo fu ampliata la gamma di strumenti a percussione (bongos e congas in fiberglass), ma iniziò anche la produzione di fisarmoniche, di amplificatori, bassi, mixer, di impianti-voce, l’eco a nastro (invenzione della Meazzi), ottoni.

Ma torniamo al nostro settore. La Meazzi, oltre a produrre il modello Jolly, lanciò intorno alla prima metà degli anni Sessanta una linea destinata a una fascia di mercato più alta: la Hollywood, e in particolare il modello President, che fu introdotto dopo il successo delle prime vendite. Le Hollywood ordinarie erano costruite in pioppo, mentre le President erano costruite in faggio e avevano un accorgimento meccanico particolare: le teste delle viti per accordare le pelli, di forma esagonale, poggiavano sopra un nottolino che tirava il cerchio; quando si cambiava la pelle non c’era bisogno di levare tutto il corpo della vite, che rimaneva avvitato al blocchetto tendipelle grazie a un vano destinato ad alloggiarlo, che aveva inclinazione variabile. Non si può certo dire che a Luigi Scarpini e a Franco Caldironi mancasse il senso dell’importanza delle public relations, degli affari, e non ultimi quelli pratico ed estetico. Furono importantissime le sponsorizzazioni. Fra gli utilizzatori dei prodotti Meazzi, oltre a tantissimi batteristi italiani come il jazzista Gil Cuppini, Gianni Belleno dei New Trolls, i batteristi di molti gruppi del progressive italiano, anche grossi nomi come John Marshall dei Soft Machine, ma soprattutto Max Roach.
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