L’impugnatura, il principio del suono (I parte)

di redazione - accordiano DOC #116 | 24 June 2002 @ 21:13 |
0
Di Antonio Buonomo
“Chiunque può produrre degli effetti sonori percuotendo un qualsiasi strumento a percussione, ma solo un tocco esperto potrà elevare tali effetti al rango di suoni”. Questa citazione (tratta dai nostri 12 concetti da ricordare) serve a farci capire che il pericolo di partire con una cattiva impugnatura sta proprio nell’apparente facilità con la quale tutti possono prendere le bacchette e mettersi a suonare e che la qualità del suono dipende anche dall’impugnatura.

Senza una corretta impostazione si rischiano anche danni fisici quali, ad esempio, tendiniti, epicondiliti e microtraumi, che possono compromettere seriamente la naturale evoluzione tecnica. Con la speranza che una buona informazione, oltre ad aiutarvi nella scelta, possa servire anche a non farvi sottovalutare il problema dell’impostazione, esamineremo pregi e difetti delle impugnature adottate per tamburo e batteria dai primi del '900 a oggi.

Agli inizi del secolo scorso, la maggior parte degli strumentisti proveniva dai complessi bandistici e perciò usava la stessa impugnatura, che serviva per suonare marciando, anche per la batteria e per il tamburo d’orchestra. Come si può vedere nelle foto d’epoca (tratte da The Gardner Modern Method datato 1919) anche la mano destra impugnava la bacchetta in modo da poter effettuare il movimento di rotazione, necessario per colpire il tamburo sospeso alla bandoliera. La provenienza bandistica, tuttavia, non si fermò soltanto all’enfatizzazione del caratteristico movimento rotatorio di ambedue le mani, ma influenzò anche lo stile. Difatti, per molti anni, sia l’accompagnamento sia gli 'assolo' dei batteristi non furono altro che la trasposizione sulla batteria del fraseggio tecnico, usato nelle marce militari, delle scuole di tamburo europee. Questa considerazione non deve essere giudicata riduttiva, dal punto di vista dei contenuti musicali, perché la tecnica bandistica militare si nutriva anche di grandi classici. Basti citare, fra i tanti che scrissero marce, Giambattista Lulli, compositore francese di origine italiana, che nel Seicento scrisse molte marce militari per le bande stabili francesi, seguito da tanti altri celebri compositori, tra cui Mozart e Beethoven, che si cimentarono anche nelle marce dette 'Alla turca' (un genere particolare, di stampo esotico, che faceva largo uso delle percussioni). In America, sotto l’incalzante influsso della musica nera, i progressi tecnici furono veloci e consistenti. Tuttavia, per arrivare a un uso più musicale dello strumentario a disposizione del batterista bisogna attendere l’abbandono delle impugnature da banda, ciò che avvenne intorno agli anni Quaranta. La critica jazzistica sicuramente non sarà d’accordo. Però, a nostro avviso, non bisogna confondere l’uso 'effettistico' della batteria (come i colpi sui cerchi o tra cerchio e pelle dei vari tamburi, o delle bacchette percosse fra loro) con l’uso melodico e armonico dell’insieme di strumenti denominati batteria. Continua…

 

Risorse




Tutti i commenti

Nessun commento.


Scrivi un commento

Accedi o crea un account per commentare.