L’impugnatura, il principio del suono (II parte)

di redazione - accordiano DOC #116 | 26 June 2002 @ 21:17 |
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Di Antonio Buonomo
A cavallo tra gli anni Trenta e i Quaranta, la posizione della bacchetta destra, e di conseguenza i movimenti di percussione delle due mani, non subirono palesi cambiamenti (come attestato dalle foto visibili nei metodi di G. Krupa, del 1938, e di B. Podemski, del 1940). Soltanto qualche decennio più tardi la bacchetta destra fu sistemata, com’è tuttora, nell’incavo centrale del palmo della mano. Questo importante passaggio, oltre a consentire alla mano destra di abbandonare il movimento rotatorio, preludeva anche al graduale abbandono della posizione asimmetrica a favore di quella timpanistica.

La mano sinistra, nella posizione da banda, teneva la bacchetta tra pollice ed anulare, con l’indice e il medio sollevati per non ostacolare il rimbalzo verso l’alto. La mancanza di stabilità di questo tipo di presa costringeva a suonare in uno stato di continua tensione muscolare in quanto, per evitare vistosi sbandamenti durante il movimento di rotazione verso l’alto, l’esecutore era costretto a stringere eccessivamente la bacchetta con il pollice. Proprio nel tentativo di dare maggiore stabilità a quest’impugnatura, alcuni esecutori iniziarono ad appoggiare l’indice e il medio sulla bacchetta. Ciò nonostante, fu necessario attendere ancora un po’ di tempo per capire che era inutile appoggiare l’indice e il medio sulla bacchetta se poi queste dita, anziché contribuire al gesto tecnico, nel momento della rotazione verso l’alto venivano scostate. Per controbilanciare un gesto innaturale, qual era quello della mano sinistra, a partire dagli anni Cinquanta, abbiamo creato una serie di esercizi per le dita finalizzati a incrementare e potenziare anche l’articolazione di pollice e indice, in modo da ottenere un movimento di percussione al quale contribuiscono in maniera determinante tutte le dita. Nel 1965 in Italia vide la luce il primo metodo completo per strumenti a percussione in tre volumi, e fu così ufficializzata la posizione timpanistica (già usata da anni) anche per il tamburo e la batteria. Quest'ultima posizione permetteva alle due mani di abbandonare la rotazione laterale a favore del movimento diretto di articolazione che, oltre ad andare bene per suonare molti altri strumenti senza eccessive varianti, favoriva anche la sincronizzazione tra mani e piedi nella batteria.

Nell’orchestra classica (a parte le esigenze storiche delle opere liriche) l’impugnatura tradizionale serve quando, per particolari necessità tecniche, è utile adottare il movimento rotatorio della mano sinistra; cosa che si può verificare anche per brani musicali contemporanei quando, ad esempio, si deve rullare su una cassa o un tam-tam collocati in posizione verticale. Nella musica leggera e nel jazz, la presa asimmetrica viene invece usata quando è possibile suonare 'raccolti'; in pratica: con le batterie d’epoca e quando non bisogna fare i conti con le distanze imposte dalle accessoriatissime batterie d’oggi per le quali, manco a dirlo, va sicuramente meglio la presa timpanistica.

Continua…

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