L’impugnatura, il principio del suono (III parte)

di redazione - accordiano DOC #116 | 28 June 2002 @ 21:22 |
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Di Antonio Buonomo
Dell’impugnatura timpanistica si usano due versioni: una prima con il palmo rivolto verso il pavimento, e una seconda con il palmo verticale. Con il palmo piatto (impugnatura orizzontale) si ha una superiore articolazione delle dita e del polso, con conseguente maggiore potenza. Con la posizione verticale (detta anche 'a stretta di mano') si ha una maggiore sensibilità di percussione, ma una minore articolazione del polso.

Alcuni batteristi usano anche un’impugnatura a tre dita (pollice, indice e medio) con molti limiti e alcuni vantaggi che, però, non giovano alla musica che suonano. Tra i vantaggi della posizione con il palmo piatto va anche segnalato il cosiddetto rimbalzo 'a sponda'. Una sorta di 'ping-pong' che esegue la bacchetta (rimbalzando tra le dita e la parte inferiore del palmo della mano) che, nelle sequenze veloci di biscrome e nei rulli a colpi singoli, consente di ottenere la massima velocità in uno stato di grande distensione. Si tratta, in pratica, di tenere le dita aperte e ferme a pochi centimetri dalla bacchetta, mentre si percuote con una leggera articolazione del polso. Con questa tecnica, valida anche per i timpani, si riescono ad avere colpi più omogenei e una migliore qualità di suono, rispetto allo stesso movimento ottenuto stringendo la bacchetta. Per favorire l’acquisizione di una corretta impugnatura è bene suddividere la fase d’impostazione in vari momenti, iniziando dalla posizione della bacchetta nell’incavo naturale del palmo della mano e proseguendo con appositi esercizi di articolazione. Tali esercizi, da noi inseriti in varie pubblicazioni, servono per esercitare separatamente tutte le articolazioni interessate al gesto tecnico. In questo modo si evita il pericolo di suonare utilizzando un unico movimento articolare che, oltre ad avere deleterie conseguenze per l’esecuzione, comporta anche un notevole e inutile dispendio di energie.

Il famoso scrittore inglese Anthony Hope ha detto: “A meno di non essere un genio, conviene puntare alla comprensibilità”. Seguendo il suo consiglio, ci siamo sforzati di esporre, in maniera semplice e accessibile, tutte quelle informazioni storiche e didattiche che possono aiutarvi a giudicare e scegliere una buona impugnatura. Se ci siamo riusciti rinunciamo volentieri a consolarci con Flaiano, che affermava: “Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso”. Buon lavoro.

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