I batteristi di New Orleans (I parte)

di redazione - accordiano DOC #116 | 23 February 2003 @ 11:49 |
0
Di Alfredo Romeo
Un viaggio nel tempo, un’ideale galleria di personaggi più o meno celebri che hanno contribuito a scrivere la storia della batteria partendo dalla capitale della Louisiana. Dai raduni a Congo Square, piazza dove gli schiavi avevano il permesso di riunirsi la domenica con i loro strumenti, alle marching bands dalle quali è nato quel particolare incedere ritmico che è il marchio di fabbrica dei percussionisti di New Orleans; dai pionieri dello strumento ai batteristi che suonano con stelle del pop…

Affermare che il jazz sia nato a New Orleans è una comoda, oltre che suggestiva semplificazione. Ma piace a tanti accettarla, in virtù del fascino particolare della città della Louisiana: il suo grande porto, i caratteristici battelli fluviali che solcano il Mississippi, i locali e le strade del suo quartiere francese (con la mitica Bourbon Street), il ricordo dei bordelli del quartiere ‘a luci rosse’, chiuso dalle autorità militari nel ‘17 (chiusura che fu alla base di una prima migrazione di musicisti verso Chicago e Kansas City), il vero e proprio crogiuolo di razze che vi trovarono spazio (alcune, in verità, loro malgrado) sullo scorcio del XIX secolo e al principio del XX, creando il tappeto ideale per quella musica di fusione, onnivora, che è stata e continua ad essere il jazz. Una cosa si può comunque dire con certezza: che il primo batterista ‘importante’ nella storia dello strumento era di New Orleans (Warren ‘Baby’ Dodds). E ancora, che molti altri batteristi di assoluto valore impostisi successivamente provenivano dalla stessa città e che comunque i drummers di New Orleans, che si cimentino nel jazz, nel funk o nel pop-rock, ‘suonano diverso’ da tutti gli altri, hanno una sorta di marchio di fabbrica che ne contraddistingue il modo di percuotere piatti e tamburi.

È come se li unisse una sorta di linea invisibile, grazie alla quale, in qualunque contesto stilistico si trovino a esprimersi, questi percussionisti conservano un forte legame con la città d’origine. Un legame che rimanda alla tradizione delle marching bands che suonavano - e suonano ancora - nelle circostanze più disparate, e in particolare nelle tipiche cerimonie funebri locali; una tradizione, quindi, di chiara origine bandistica, di conseguenza in parte di origine militare ed europea, che, a contatto con la particolarissima sensibilità ritmica afroamericana, ha dato vita a qualcosa di completamente nuovo ed originale. Non per niente, il caratteristico stile batteristico di New Orleans è denominato anche Second Line Drumming (con allusione al fatto che, durante i funerali, i musicisti marciano ‘nelle retrovie’, dietro i parenti più stretti del defunto, peraltro intonando pezzi veloci e fortemente ritmati sulla strada del ritorno dal cimitero) e Street Beats o Parade Beats sono detti i ritmi creati ed eseguiti da tali musicisti marciando e/o danzando per le strade. Proviamo allora a scorrerla, questa invisibile linea che unisce i batteristi di New Orleans, partendo da Cornelius Tillman (1872-1928) e Henry Zeno (1885-1917), entrambi al servizio del mitico trombettista Buddy Bolden, per passare a Jack ‘Papa’ Lane (1873-1966), batterista bianco, leader di numerose bande e formazioni dixieland. Tra i percussionisti attivi nel primo decennio dello scorso secolo possiamo ricordare Walter Brundy (1883-1941) e Dave Perkins (1868-1926), i quali, come il già citato Zeno, ebbero una grande influenza su ‘Baby’ Dodds (1894-1959); quest’ultimo diede lustro al batterismo di New Orleans a partire dagli anni Venti, come fecero anche Fred ‘Tubby’ Hall (1895-1946), al fianco di King Oliver, Louis Armstrong e Johnny Dodds, e Tony Sbarbaro, o Spargo (1897-1969), passato alla storia per aver inciso il primo disco di jazz con la Original Dixieland Jazz Band. Proseguendo lungo la nostra immaginaria e ideale linea troviamo il diacono Frank Lastie (1902-1993), a detta di molti il primo a fare entrare la batteria in una chiesa intorno al 1927, Zutty Singleton (1898-1975), un grande al servizio di Armstrong, Sidney Bechet, Jelly Roll Morton e Thomas ‘Fats’ Waller, Paul Barbarin (1901-1969), a sua volta con King Oliver e Armstrong, e che ebbe grande influenza su batteristi più giovani come Vernel Fournier e Ed Blackwell, Ray Bauduc (1909- 1988), uno dei migliori batteristi bianchi, cuore ritmico delle orchestre di Bob Crosby, Jimmy Dorsey, Red Nichols e Jack Teagarden. Continua…

Risorse




Tutti i commenti

Nessun commento.


Scrivi un commento

Accedi o crea un account per commentare.