Di Luca LucianoLa storia della Paiste affonda le sue radici nell’impero zarista: in Estonia alla fine dell’800, Michael Paiste, nonno di Toomas e Robert Paiste, mise su un negozio di strumenti musicali. Prima del 1910 decise di trasferire il negozio a San Pietroburgo; la ditta si occupava anche di riparazione di strumenti musicali, e probabilmente iniziò in quel periodo la produzione di pochissimi piatti.

A causa della Rivoluzione Russa, la famiglia Paiste girò il mondo per poi riunirsi in Estonia. Fu Michael jr., in possesso di abilità artigianali particolari, a dare una certa costanza alla produzione di piatti negli anni ’20. Nel 1932 i piatti Paiste erano importati negli U.S.A. grazie alla Ludwig. Con la seconda guerra mondiale e il trasferimento della famiglia in Polonia, la Paiste produsse soprattutto per la Germania, dove tra l’altro aprì una fabbrica. Con la Germania in ginocchio, la produzione subì uno stop, ma si riprese ne ’47 grazie agli aiuti previsti dal piano Marshall. Michael Paiste decise di trasferirsi in Svizzera, e il primo ufficio fu aperto nel ’57 a Notwill, vicino Luzern. Due anni più tardi nacque la prima serie professionale: la linea Formula 602. Gli inizi furono difficili; tutti i negozianti avevano il marchio Zildjian, e non erano in cerca di un nuovo nome. Così Toomas e Robert Paiste iniziarono a contattare i batteristi di tutto il mondo, e crearono una rete internazionale di service chiamata PPS, ovvero Paiste Percussion Specialist. Nel 1963 la ditta si riorganizzò amministrativamente e ne divennero presidenti Robert, specializzato nella ricerca e lo sviluppo, e Toomas, concentrato sul lato amministrativo e il business. La Paiste ha sviluppato con gli anni una vastissima gamma di modelli; come già detto, la prima linea professionale fu la Formula 602, che introdusse i Sound-Edge hi-hats, vale a dire una coppia di piatti del charleston caratterizzati dal fatto che il piatto inferiore ha il bordo ondulato. Di questa linea venne proposta anche il cosiddetto Seven Sound Set, cioè set di sette piatti, dai più comuni a quelli speciali. Successivamente fu creato il Joe Morello Set (hi-hat da 14”, crash da 17” e 18”, ride da 20”).

Le serie in lega B8 erano la Giant Beat e la Stambul. Dalla stessa lega nacque la 2002, la fortunata serie utilizzata e resa celebre da John Bonham. Questa serie avrebbe da allora in poi sempre accompagnato la produzione Paiste, essendo molto richiesta dai batteristi europei. Nel 1980 nacque la serie Rude, serie di piatti scuri e non torniti pensata per contesti ‘ad alto volume’. Fu data importanza anche al look con i ColorSound, piatti colorati rosso, blu, verde, nero e bianco, lanciati nel 1984. Il 1987 fu l’anno in cui furono lanciate cinque serie: la nuova serie 3000, che divenne la top of the line, la 2000 e le economiche 1000, 400 e 200, in ordine di qualità. I Paiste 3000 e 1000 erano disponibili in versioni Rude, mentre 2000 e 400 erano disponibili in versione colorata. Nel 1987 la 3000 e la 2000 potevano essere richieste con una particolare finitura brillante, denominate rispettivamente Reflector e Sound Reflection. Negli anni ’90 furono lanciate la linea Paiste Sound Alloy, da una lega ideata da Robert Paiste. C’è da dire che, al contrario della Zildjian, i piatti della Paiste non vengono fuori dalla tornitura individuale della colata, ma dallo stampaggio a caldo di fogli di metallo. Secondo alcuni questo processo avrebbe dato un suono più orientato sulle alte frequenze, e dalla presenza metallica. Un’altra corrente di pensiero afferma che, data la rigida struttura molecolare del piatto siffatto, non è possibile che nel tempo migliori, come può invece capitare ai piatti ‘fusi’. Comunque la Paiste è stata sempre orientata all’innovazione, e ha nel tempo allargato ulteriormente la gamma di strumenti sul mercato. Dagli anni ’70 ha costruito diversi tipi di Tam Tam, Gong intonati e gruppi di idiofoni chiamati Percussion Set. I suoni Paiste hanno caratterizzato molti dei grandi nomi del rock, come il già citato Bonham (il suo gong e i suoi 2002), Stewart Copleand (l’inconfondibile suono dell’hi-hat e degli splash), Jeff Porcaro (groove sull’hi-hat e mazzate sul crash da 17”) e Carl Palmer (dal possente drive sul suo grande ride) oltre a tantissimi batteristi europei, soprattutto musicisti rock. Ma non sono mancati entusiasti del mondo del jazz come Al Foster, o della sperimentazione, vedi Fredy Studer. Oggi la Paiste, con la collaborazione di Jeff Ocheltree (già drum technician del mitico Bonzo), sponsorizza la costruzione di tamburi, rullanti e timbales con la stessa lega dei piatti: addirittura ha costruito un set per Carl Palmer con fusti dei materiali riciclati dei modelli Signature e Traditional. Un set non proprio leggero.