Di Biagio FranciaArriviamo così alla fine degli anni Ottanta, al 1989, quando da un accordo tra la UFIP e Alex Muhlbauer della tedesca Drum Partner prende vita il progetto dei piatti Class, inizialmente concepiti come “selezione di piatti artigianali italiani per il mercato tedesco”. Nel 1990, considerato il successo riscosso, questi piatti vengono inseriti nel catalogo ufficiale della UFIP diventandone la serie top. In questo stesso periodo l’UFIP procede ad una riorganizzazione delle linee di piatti offerte: la serie Solid Ride viene rinominata Solid e due anni più tardi verrà tolta dal catalogo, inglobando alcuni modelli nelle nuove linee esistenti; parte il concetto innovativo dei piatti Experience Series, una linea che raggruppa gli strumenti frutto della sperimentazione e della ricerca, prototipi che in seguito possono diventare delle linee a sé stanti.

Nel 1992, infatti, i Natural Series e i Rough Series, precedentemente inclusi nella serie Experience, diventano delle linee indipendenti. Negli anni a seguire il catalogo si amplia con l’ingresso delle linee Bionic, Original e Brilliant.
Tra le linee di piatti destinati ad un’utenza non professionale ricordiamo i B8 Kashan, che nel 1980 prendevano il posto dei Red Sound; in seguito si sono sviluppate altre tre linee di piatti economici in sostituzione di quelli esistenti: Kashan Pro, Kashan Standard (al posto dei Brass Kashan 2000) e Galaxy, di cui si è dismessa la produzione quasi subito.
Questa breve carrellata sulla produzione dei piatti per batteria in Italia non può concludersi senza accennare brevemente alle altre aziende presenti sul territorio Italiano, tutte comunque legate, direttamente o indirettamente, alla UFIP. A tal fine va ricordata la Zanki, fabbrica costituita da Fiorello Zanchi, uno dei soci fondatori della UFIP con i suoi figli, che in seguito preferì continuare la propria esperienza individualmente. Soprattutto negli anni Settanta la Zanki ebbe un notevole successo negli Stati Uniti, dove i suoi piatti erano distribuiti dalla Unicorn. Paradossalmente questo improvviso successo fu causa del successivo declino, poiché la Zanki rimase sempre una fabbrica di piccole dimensioni, e non poté soddisfare per intero la domanda crescente di strumenti. Ridimensionati gli assetti produttivi, la Zanki lanciò sul mercato la linea Super Zanki nel 1989 e nel 1991 la Tuscan e la Dark Bronze, che tuttavia non hanno mai avuto una diffusione capillare, al pari di quelle destinate alla fascia economica di mercato.
Di Roberto Spizzichino, nominato in precedenza, c’è da aggiungere che ha continuato nella produzione di piatti in maniera esclusivamente artigianale, ricercando le sonorità dei vecchi K Kostantinople. Infine c’è da dire della Tosco, azienda nata nella metà degli anni Settanta, sempre a Pistoia, per volontà della Zildjian. La Tosco presentò sul mercato due serie di piatti, entrambe in B20, che si differenziavano tra loro solo per il processo di martellatura: una linea era martellata a mano e l’altra a macchina. La produzione Tosco cessò a metà degli anni Ottanta, la società fu avviata al fallimento e i suoi brevetti, in particolare quello relativo all’Octagonal, il famoso piatto ottagonale, forse la vera innovazione introdotta dalla Tosco, furono acquisiti dalla Sabian, che nel frattempo era nata in Canada da una costola della Zildjian.