Di Luca LucianoIl suo ingresso nel mercato, avvenuto negli anni ’70, ha coinciso con una fase di ricerca sullo strumento e di ampliamento delle tecniche di esecuzione; d’altro canto, la maggior propensione all’innovazione dei nipponici ha permesso loro, in un lasso di tempo relativamente breve, dii collocarsi in maniera stabile all’interno delle fasce alte del mercato, facendosi apprezzare da noti professionisti.
La storia della Tama inizia nel 1908 con la fondazione della Hoshino Company a Negoya. La compagnia importava spartiti e batterie della Ludwig e della Slingerland per il mercato giapponese. Nel ’55 la Hoshino cominciò a produrre e a esportare batterie col nome Star Drums, che altro non era che la traduzione di Hoshino in inglese (starfield, costellazione). Nei primi anni ’70, la Hoshino costruiva batterie in legno economico (probabilmente mogano) e in materiale acrilico trasparente, col nome che direttamente la rappresentava. Nel ’74 la compagnia decise di abbandonare questo tipo di produzione e di creare una linea di tamburi adatta al mercato professionale; Star divenne Tama (dopo un breve periodo col nome Tama Hoshino, con le linee Royalstar e Swingstar). I modelli prodotti erano la nuova Imperialstar, modello di punta in nove strati di mogano, internamente rivestiti da Zola Coat (un rivestimento riflettente), e ancora le economiche Royalstar e Swingstar. La prima linea aveva blocchetti a base rettangolare, dorso a cuspide, le ultime due erano dotate di blocchetti rigati, simili ai più famosi Ludwig, ma che terminavano a punta nella loro parte inferiore. Le finiture non erano bellissime, per lo più metallizzate, erano in linea col gusto di quegli anni, ma non erano disponibili finiture in legno naturale. Subito la casa si fece notare, oltre che per una notevole abilità manageriale, soprattutto per l’affidabilità delle sue meccaniche. Infatti la Tama introdusse sul mercato i supporti per i piatti a giraffa, gli ormai inevitabili boom stands. Il pedale di punta era l’affidabile e pluriregolabile King Beat, e l’hardware era quello con gambe a doppia barra serie Spartan, o il pesante Titan, dotato di gommini reversibili, che recavano puntali per diventare inamovibili. La produzione si estese nel ’77 comprendendo nel proprio catalogo, oltre alle linee citate, la riuscitissima linea Superstar, sei strati di betulla finalmente, la Fibreglass, in fiberglass rigorosamente nero, e gli Octoban, derivati dai Boobams. Per la linea Superstar erano disponibili finiture naturali in acero e noce. Gli altri modelli avevano un rivestimento plastico che continuava a conferire un look più freddo. Nel ‘78 apparirono i gong drums, ovvero tom con blocchetti progettati per alloggiare pelli di un pollice in più rispetto al diametro dei fusti, e i gong bass drums, casse sospese dotate degli stessi blocchetti nei diametri di 20 e 22 pollici.