Di Enrico CosimiDifficile trovare una definizione per la Sampling Workstation della Roland, un apparecchio che permette di campionare nuovi segnali, catturandoli direttamente dal mondo circostante, di suonarli mediante le sedici pad sensibili alla dinamica e di organizzarli in sequenze musicali con tutte le comodità del MIDI, sicuramente un prodotto che non si sovrappone agli altri apparecchi già in catalogo Roland.

First impression
La SP-606 è leggera, compatta e facile da trasportare: offre sedici pad dinamiche che, una volta suonate, si illuminano in rosso per tutta la durata del campionamento o della frase assegnata, possiede un sequencer interno a quattro piste, in grado di registrare fino a 18.000 eventi distribuiti su 140 pattern e 25 song, offre il D-Beam a infrarossi (… avete mai provato a suonare uno snare con un colpo di karate?) e un corredo completo di connessioni analogiche e digitali. La polifonia simultanea è di otto note, il campionamento può avvenire in modalità Standard o Long – dimezzando la risposta in frequenza; una CompacFlash da 128 Mb può ospitare 48 minuti di audio standard o 96 di audio Long. La memoria interna ospita fino a 5 minuti Standard / 11 minuti Long. Tutto quello che viene programmato - suoni, sequenze, pattern eccetera - può essere trasferito mediante CompactFlash (non fornita in dotazione) o tramite porta USB con connessione diretta al computer. L’apparecchio viene fornito con il programma P606 per Windows che facilita tutte le operazioni di programmazione; su un secondo CD è disponibile il driver Mac Os. 9.2 / OsX ed il blocco dei factory data.
Rullare con le dita
Se siete veterani della programmazione, sicuramente non vi lascerete spaventare dalle sedici pad dinamiche: è possibile sfruttare tre diversi gradi di sensibilità alla dinamica, stabilire un livello fisso standard e, in base al tipo di segnale che è stato assegnato, il loro funzionamento può variare da momentaneo (un colpo di snare che decade naturalmente) o hold (un groove di quattro battute che viene ripetuto all’infinito). Dal momento che programmare un rullo su un quadratino di due centimetri non è il massimo della vita, è possibile assegnare la sedicesima pad alla funzione sub: in pratica, quale che sia il suono assegnato, la pad numero 16 ne offre un doppione… A questo punto, con due dita a disposizione, tutti i paradiddle del mondo aspettano trepidanti!
Campionamento
Il mondo a portata di microfono! L’ingresso mono/stereo analogico e quello S/PDIF digitale consentono di acquisire in tempo reale qualsiasi segnale vi capiti a portata di microfono (o di linea…); inoltre, grazie alla connessione USB, si possono caricare nuovi banchi direttamente dal PC/Mac. Una volta selezionato il tipo di segnale (digital, line, mic) e deciso se si vuole campionare direttamente con l’effetto, si registra il campione e lo si assegna al pad desiderato. Se necessario, si può ricampionare il segnale, magari trattandolo con un altro effetto o sommandoci sopra un altro suono per rinforzarlo, purchè sia presente all’interno dello stesso banco. Ancora più interessante: se avete a disposizione una base programmata in un qualsiasi sequencer MIDI, e volete trasferirla – in audio – nella SP-606, non dovete fare altro che sincronizzare le due macchine e registrare, in perfetto allineamento, l’esecuzione del sequencer all’interno della memoria della Sampling Workstation. Attenzione! Non è necessario limitarsi a sedici suoni diversi per volta: le pad dinamiche sono moltiplicate per 8 banchi selezionabili dall’utente…
...e dopo?
Abbiamo catturato il segnale audio che ci interessa (il cofano del Terrano richiuso con una certa violenza…), non ci rimane che editarlo, per migliorarlo e adattarlo alle nostre esigenze. Di base, ogni campione è dotato di parametri di livello, panpot, modalità esecutiva (ohe shot, alternate – hihat open/closed, gate), loop on/off, mute group, mono/poly, play single, play phrase (quest’ultima opzione permette di sincronizzare la velocità del campione al BPM che stiamo utilizzando), beat e measure. Oltre a questo, esiste una serie di comandi edit veri e propri, che permettono di troncare il campionamento in testa e in coda (trim), risincronizzarne il playback (tempo seq: aggancio al BPM della sequenza; tempo fix: specifica di un BPM indipendente e invariabile), tagliuzzare un groove nelle note che lo compongono (chop).
Gli effetti
Tutti i suoni contenuti all’interno di SP-606 possono essere arricchiti mediante tre moduli effetto utilizzabili simultaneamente, due poli algoritmo e uno master dedicato alla compressione multibanda; ciascuna pad – e quindi ciascun suono a essa assegnato – può essere ruotata nell’effetto desiderato. I tre potenziometri sul pannello comandi vengono volta per volta assegnati ai parametri dell’effetto desiderato: sul display appare il nome dei comandi e il valore raggiunto. Sarebbe lungo elencare tutti gli algoritmi disponibili, vi basti sapere che si parte con il filtro + distorsione per arrivare ai sintetizzatori veri e propri, passando per compressione, modulazioni, riverbero, delay, pitch shifter, bit/sr reducer, ecc., un vero arsenale sonoro con cui ottenere risultati assolutamente diversi dai segnali di partenza. Un gong campionato a 2 bit? Un groove drum ‘n bass sincronizzato con uno slicer? L’unica regola è che non ci sono regole.
sequencer
Oltre che con le dita, SP-606 può essere fatto suonare mediante il sequencer incorporato, nel quale è possibile programmare 140 pattern diversi (lunghi fino a 32 battute) successivamente organizzabili in 25 catene di pattern, ovvero in song indipendenti. La registrazione dei pattern può avvenire in tempo reale, suonando con le dita sulle pad, o in tempo differito step time, inserendo un colpo alla volta fino a riempire tutta la griglia metronomica, curando individualmente ogni parametro. Ogni quarto viene suddiviso in 96 tick/incrementi, come tradizione Roland. Ci sono quattro tracce che camminano parallelamente e che possono essere programmate, messe in playback o spente indipendentemente; il contenuto delle medesime può essere editato in Microscope mode, visualizzando sul display, in ordinate colonne, il contenuto dei singoli step. Ogni pattern può essere reso più fluido all’ascolto mediante un coefficiente di swing regolabile a piacere e assegnabile in maniera indipendente per le quattro tracce.
D-Beam
Ormai entrato di diritto in tutti gli strumenti Roland dell’ultima generazione, il sensore a infrarossi permette di convertire il movimento della mano (quindi l’avvicinamento o l’allontanamento dal pannello) in comandi con cui innescare l’esecuzione di un groove, o la chiusura di un filtro globale, o ancora l’intonazione di un sintetizzatore monofonico dedicato (se vi sentite particolarmente melodici, quest’ultima opzione richiederà molta pazienza…).
In uso
Il divertimento è assicurato: anche senza espandere la memoria interna, i 5 minuti di standard recording time permettono di catturare tutti i segnali percussivi che servono, qualche groove più impegnativo e si è subito pronti per organizzare le proprie tracce ritmiche. Quattro tracce possono sembrare poco, ma avendo a disposizione le sedici pad, dieci dita e otto note di polifonia si riesce velocemente – in overdub – a costruire incastri ritmici significativi sovrapponendo le esecuzioni; l’organizzazione in song, un’arte che affonda le proprie radici nei lontani anni ’80, è un bell’esercizio mentale per imparare o re-imparare a ragionare per pattern. Gli effetti interni sono esilaranti per efficacia, creativi e cattivi al punto giusto. Il terzo effetto di Mastering mette efficacemente sotto controllo eventuali ‘strappi’ di dinamica. Il corredo di connessioni permette l’impiego immediato tanto in modalità analogica che digitale, compreso l’efficace sistema switch mono/stereo che risolve tanti problemi dell’ultimo minuto; la connessione USB, una volta installato il driver corrispondente, vi permetterà di usare il computer come vera e propria centrale di smistamento per le programmazioni. Peccato che il software di editing/programmazione sia solo per PC.