Di Antonio Di LorenzoDei piatti Bosphorus si parla da molto tempo. È una ‘voce di corridoio’ che serpeggia tra i batteristi, soprattutto tra gli aficionados del jazz e delle sonorità acustiche, a proposito della grande qualità dei piatti di questa ditta artigianale turca. E le voci sono fondate. Oggi ho modo di provare per voi la loro linea più prestigiosa, la Master, che ricrea nello spirito e nella sonorità i vecchi K turchi.
I Bosphorus sono costruiti interamente e integralmente a mano. Questo significa che ogni piatto viene fuso, tagliato, tornito e soprattutto martellato da un esperto artigiano. Quindi i piatti hanno un non so che di ‘maturo’ quando escono dalla ditta. Inoltre i piatti vengono venduti, tutti, con l’indicazione del loro peso e la firma dell’artigiano. E questo è molto importante, perché tendenzialmente un piatto Bosphorus è più ‘leggero’ di un modello similare di un’altra ditta. Perciò occorrerà tenere presente il peso dei nostri piatti preferiti al momento della scelta.
La serie Master rappresenta il fiore all’occhiello di questa ditta. Sono piatti che nelle intenzioni cercano di ricreare il suono dei piatti vintage e bisogna dire che in questa ottica sono sicuramente i campioni del mercato. Addesso occorre premettere che si potrebbe a lungo discutere (e negli USA spesso questa è discussione corrente!) su quale sia il suono per antonomasia dei vecchi K, perché in realtà non esiste solo un suono, ma diversi suoni. Potendo paragonare i miei vecchi K con i Master, posso dire che il suono e la costruzione dei Master è molto simile a quello dei K cosiddetti old stamped, cioè quelli più vecchi. Infatti i piatti Master sono leggerissimi, vengono prodotti solo ride e hi-hat e hanno un profilo quasi piatto, con una campana non molto pronunciata. E soprattutto producono quello che i vecchi batteristi americani chiamano i red devils, e cioè una caratteristica vibrazione data dal bordo del piatto (the ripple), che è di grande effetto anche visivo. Praticamente è possibile piegare il piatto con una semplice flessione su ambo i lati del bordo. Hanno un colorito piacevolmente dorato, con i segni evidentissimi della pesante e sapiente martellatura. L’impiego ideale dei Master è ovviamente nel jazz e nella musica acustica, dove non c’è bisogno di sforzare e dove può risaltare il cuscino di armonici di questi piatti. Abbiamo provato per voi tre ride, il 20”, il 21” e il 22”, e un hi-hat da 14”.
Ride 20”, 21”, 22”
I tre ride presentano tutte le caratteristiche di cui sopra, con un suono caldo, scuro, un cuscino di armonici da cui emerge senza conflitti l’attacco della bacchetta. Il piatto esplode se percosso sapientemente al bordo, e decade ritrovando il bilanciamento con la definizione del ride. Molto bello l’effetto dei piatti se percossi con i mallet, mentre il suono della campana è dolce e non penetrante, anche perché la campana non è molto pronunciata. I Master sono piatti per mani sapienti che li sappiano controllare, perché risentono moltissimo del tocco del batterista. Il 20” (peso 1.580 gr.) ha il suono più acuto ed è il più controllato dei tre. Ottimo come crash-ride. Il 22” (peso 2.180 gr.) è probabilmente il piatto più scuro sul mercato! Quando è suonato vibra in modo fantastico, ma ha il problema che può facilmente ‘crescere’, andando fuori controllo. Ma è bellissimo per suono e armonici. E volume! Il 21” (peso 1.850 gr.) è il mio preferito, perché è un perfetto bilanciamento tra i primi due. Controllato e potente, ha un attacco della bacchetta molto ‘morbido’ e una definizione sempre presente. Sembra quasi che il piatto assorba in toto i colpi della bacchetta. La campana, come abbiamo già detto, non è il massimo, ma chi usa questi piatti li usa in contesti prevalentemente acustici, dove non serve avere un suono penetrante. Ovviamente questi piatti sono ideali per essere resi sizzle (chiodati) e garantisco che occorre anche solo un rivetto per ottenere un ottimo effetto.
Hi-hat 14”
Particolare anche lo hi hat: il piatto superiore (top) è tornito nella parte esterna e grezzo nella parte interna, mentre quello inferiore (bottom) è completamente grezzo. Il suono è ‘decisamente’ vintage, nel senso che è morbido e scuro. Il chick dato dalla chiusura con il pedale è di tonalità bassa, ma musicale, e la definizione della bacchetta non è pronunciata. Con una serie di armonici medio-bassi sono ovviamente sconsigliati a chi suona rock, perché molto leggeri (entrambi), dal suono pastoso senza un grande volume, indicati per un uso esclusivamente jazzistico e acustico.
Conclusioni
Sicuramente i piatti Bosphorus sono di qualità elevatissima e non tarderanno a trovare la loro collocazione nelle preferenze dei batteristi nostrani. I Master sono dei piatti ormai ampiamente collaudati e di grande bellezza sonora, particolarmente adatta al jazz e ai musicisti più esperti e selettivi, sicuramente non sono piatti per principianti. Ma in questi piatti è possibile trovare autentiche ‘gemme’, da conservare negli anni. Se non è possibile acquistare un vecchio K, un Master può tranquillamente fare lo stesso… e a volte di più, a meno della metà del prezzo!